Investimenti, gli italiani preferiscono fondi comuni e prodotti pensionistici agli ETF
Capital.com: il 41% si sente sopraffatto dalle informazioni finanziarie, meno della media Ue. E solo il 9% è “molto fiducioso” nell’investire in azioni
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L’Eurozona non può più attendere, troppe le sfide economiche da affrontare: è tempo quindi di accelerare sull’Unione del mercato dei capitali, anche solo con gli Stati disponibili. Questo il senso della proposta lanciata a margine dell’Eurogruppo di Gand dal ministro delle Finanze francese, Bruno Le Maire, che ha invitato i governi a procedere con un’unione “su base volontaria”. Proposta, però, immediatamente rispedita al mittente dall’omologo tedesco, Christian Lindner, per il quale si deve andare avanti tutti e 27 insieme.
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“L’appello a Gand che lancio questa mattina è per un’Unione dei mercati dei capitali volontaria con gli Stati che lo desiderano. Con una vigilanza europea volontaria che potrebbe essere esercitata dall’autorità Ue dei mercati finanziari”, ha spiegato Le Maire arrivando all’Eurogruppo. “Invito pertanto le banche d’investimento, le borse valori e i gestori patrimoniali ad aderire a questa supervisione volontaria”, ha precisato.
Come secondo punto del suo piano, il ministro ha quindi delineato il progetto di “un prodotto di risparmio europeo volontario e una cartolarizzazione per gli Stati e delle banche che lo desiderano”. Un’iniziativa da lanciare già nel 2024 così da mettere in moto le enormi risorse private disponibili per gli investimenti. Il numero uno del tesoro francese ha infatti ricordato che gli europei hanno accantonato 35 mila miliardi di euro, un terzo dei quali è fermo nei conti bancari. “Il denaro dei cittadini non deve dormire, deve lavorare per la crescita, l’innovazione, la ricerca, per le imprese, per l’occupazione. Dobbiamo quindi realizzare senza indugio l’unione dei mercati dei capitali”, ha esortato. Ma, è stata la sua precisazione, “noto che le cose si stanno trascinando” e “non posso più accettare che non si proceda avanti”, ha scandito.
Terzo punto del politico è quello di prevedere “una garanzia per la cartolarizzazione”, in modo che i titoli smettano di pesare sui bilanci delle banche e che queste possano prestare di più a privati e imprese. “Se all’inizio di questo appello e di questa iniziativa francese aderissero tre o quattro Paesi sarebbe una buona base. Vedremo quanti Stati potranno unirsi a noi”, ha concluso.

Chi non ha intenzione di aderire è la Germania. Interrogato subito dopo le dichiarazioni del collega francese, il ministro tedesco Christian Lindner è stato lapidario: “Sono a favore di un’Unione dei mercati dei capitali non a più velocità ma ad alta velocità”, ha detto, chiarendo che “bisogna andare avanti rapidamente con tutti i Ventisette”. Qualche dubbio è arrivato anche dal commissario Ue all’Economia, Paolo Gentiloni, secondo cui è “urgentemente necessario essere ambiziosi” nel portare avanti l’Unione dei mercati dei capitali nel prossimo ciclo politico. “È qui che vedo il ruolo della Commissione: nel presentare proposte sufficientemente ambiziose e nel contribuire a raggiungere l’unità che finora è mancata”, ha sottolineato nella conferenza stampa al termine dell’Eurogruppo.

Sull’unità ha insistito anche il presidente dell’Eurogruppo, Paschal Donohoe, secondo cui occorre fare progressi per superare la frammentazione del mercato dei capitali europeo. A suo parere sono tre gli obiettivi da porsi: ridurre le barriere, sviluppando una supervisione efficace del sistema; assicurare che le imprese, specie le pmi, crescano velocemente e abbiano il giusto accesso ai capitali; creare opportunità per i cittadini europei per impiegare il loro risparmio. Quanto alla proposta di Le Marie, Donohoe si è mostrato possibilista e ha assicurato che ne discuterà “con lui nelle prossime due settimane” per vedere se si riesce “a identificare la via da seguire su questi argomenti”.
Intanto, nonostante lo sforzo regolamentare, l’Unione dei mercati dei capitali resta un traguardo lontano. E il Vecchio Continente continua ad accumulare ritardo rispetto a Usa e Regno Unito per livello di competitività relativamente all’accesso ai finanziamenti da parte delle imprese e alla liquidità del mercato. La stessa presidente della Bce, Christine Lagarde, quando non parla di inflazione e tassi, insiste regolarmente sulla necessità di accelerare. Tema che ha ribadito anche a Gand, sintetizzando in tre cifre l’urgenza. Ha infatti ricordato che dal 2031 ogni anno saranno necessari 800 miliardi per rispettare l’impegno pro clima del 2040, cui si aggiungono 75 miliardi l’anno se tutti i Paesi rispetteranno l’accordo Nato di una spesa pari al 2% del Pil per la difesa. Infine, ha sottolineato che ammonta a 250 miliardi di euro, ovvero circa l’1,8% del Pil europeo, il deflusso finanziario netto che ogni anno lascia l’Europa per andare verso gli altri mercati del mondo, Usa in primis. “Occorrono ambizioni coraggiose”, ha incalzato Lagarde.

I riflettori sono intanto puntati anche sul Consiglio Europeo del 21-22 marzo, quando Enrico Letta presenterà la relazione di alto livello sul futuro del Mercato unico europeo che gli è stata richiesta dal Consiglio stesso e dalla Commissione. L’ex-premier italiano e presidente dell’Institut Jacques Delors ha anticipato all’Europarlamento le raccomandazioni preliminari da includere nella relazione. “Il taglio che vorrei seguire è di una dimensione geopolitica del Mercato unico”, ha spiegato, con l’obiettivo di dare “un’impostazione diversa rispetto al passato”. Il punto di partenza saranno “i quattro pilastri che dobbiamo mettere al centro”: difesa, telecomunicazioni, energia e industria finanziaria. Tutti settori che “fino a oggi hanno visto prevalere la dimensione nazionale” ma che, nella relazione per il futuro Ue, vengono considerati “asset strategici europei”.
Nella relazione verrà anche sottolineato che le transizioni digitale e verde hanno un costo ed è quindi essenziale esplorare opzioni di finanziamento attraverso pilastri nazionali, privati e pubblici. Cruciali diventano quindi gli aiuti statali e l’Unione del mercato dei capitali. Oltre alla necessità di snellire la burocrazia, facilitare le autorizzazioni, armonizzare la tassazione per favorire la crescita (soprattutto per le pmi) e promuovere non solo la libertà di movimento ma anche quella di restare.
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