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Secondo l’Analyst Survey 2026 di Fidelity cresce il divario tra i comparti legati all’intelligenza artificiale e quelli costretti a fare i conti con l’aumento dei costi e l’impatto della guerra. “Contesto d’investimento favorevole, ma più selettivo”
L’accelerazione degli investimenti nell’intelligenza artificiale ha spinto la fiducia delle imprese verso picchi che non si vedevano dal periodo post-pandemia, ma le crescenti pressioni sui costi e l’aumento dei rischi geopolitici stanno gettando pesanti ombre sul sentiment in alcuni settori. È quanto emerge dall’Analyst Survey 2026 di Fidelity International che, come ogni anno, ha raccolto le opinioni di oltre 120 analisti azionari e obbligazionari, sulla base di oltre 20mila incontri con i team di gestione di società in tutto il mondo. L’indagine fotografa un divario sempre più ampio, con alcuni comparti legati all’AI pronti a beneficiare della solidità dei mercati dei capitali e delle spese infrastrutturali, e altri costretti a fare i conti con l’aumento dell’inflazione e le ripercussioni del conflitto in Medio Oriente. Si delinea quindi un contesto di investimento “ancora favorevole, ma più selettivo”.
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Ombre sul sentiment record
L’indagine è stata condotta fino ai primi giorni di marzo. Solo successivamente la guerra tra USA e Iran ha conosciuto un’escalation degli attacchi alle infrastrutture energetiche e ha provocato uno shock più persistente sui prezzi. Eppure le tensioni nel sentiment record delle imprese sono già evidenti nella survey. L’aumento dei costi delle materie prime e il rallentamento della crescita dei salari stanno infatti mettendo sotto pressione i consumatori, con conseguenti rischi al ribasso per l’economia globale. Al tempo stesso, il conflitto è passato dall’essere un rischio legato all’impatto delle notizie negative a un’interruzione delle forniture che riduce la disponibilità fisica e fa salire i prezzi.
Ottimismo record grazie all’AI
Nonostante questo, la percentuale di analisti che segnala una maggiore fiducia da parte del management negli investimenti aziendali per il prossimo anno è tornata a livelli vicini ai massimi registrati nel periodo post-Covid. La fonte di tale ottimismo è chiara: l’economia globale sta attraversando uno dei più importanti cicli di investimenti degli ultimi anni, trainato dalla spesa per l’AI e le infrastrutture correlate. Questi investimenti, secondo i manager, stanno alimentando la domanda lungo tutte le filiere e garantiscono una maggiore visibilità dei ricavi per gli anni a venire.
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Non solo tech: più settori beneficeranno del rally AI
A beneficiarne maggiormente è ovviamente il settore informatico, ma gli effetti sono visibili anche nei comparti dei materiali e dell’energia, dove la domanda di elettricità e materie prime necessarie per la costruzione dei data center e per l’espansione della capacità di generazione sta determinando un boom in diversi ambiti. Circa l’81% dei dirigenti di aziende IT si dichiara moderatamente o nettamente più ottimista per l’anno a venire, mentre nel settore dei materiali la percentuale si attesta del 65%. “Non si tratta semplicemente di un rally limitato al tech: gli investimenti in AI si stanno diffondendo a cascata anche lungo le catene di fornitura del settore dell’energia e di quello industriale, estendendo il ciclo oltre le principali piattaforme tecnologiche”, spiega Niamh Brodie-Machura, cio equities di Fidelity International.
L’ostacolo costi
Tuttavia, la survey evidenzia anche una crescente pressione sulla base di costo delle aziende. Solo l’8% degli analisti prevede infatti un allentamento delle pressioni inflazionistiche nei prossimi 12 mesi, mentre circa la metà si aspetta che rimarranno ai livelli attuali e il 40% stima ulteriori aumenti. A registrare una pressione al rialzo particolarmente marcata sono i settori dei materiali e dell’industria. L’aumento delle materie prime, dell’energia e degli attriti commerciali, aggravato dalle tensioni geopolitiche, sta infatti alimentando l’inflazione lato offerta ed esercitando una maggiore pressione sulla domanda. Inoltre, gli indicatori trimestrali di Fidelity mostrano che le previsioni relative alla crescita del costo legato alla manodopera dovrebbero frenare fino a raggiungere il livello più basso degli ultimi tre anni. Questo divario tra l’incremento costante dei costi dei fattori produttivi e il minore momentum sul fronte salariale suscita preoccupazioni riguardo al potere d’acquisto delle famiglie.
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Si allarga il divario
Per gli analisti che si occupano di aziende operanti nell’ambito dei beni di consumo di base e discrezionali, i rischi di accessibilità economica e legati alla domanda rappresentano ora la preoccupazione principale. Mentre i settori legati all’AI traggono vantaggio dalla solidità dei mercati dei capitali e dagli investimenti infrastrutturali, i consumatori a medio reddito devono infatti fronteggiare l’aumento del carburante e l’incremento limitato dei salari. Anche gli analisti del settore sanitario sottolineano i compromessi di natura fiscale che si creano quando i governi aumentano la spesa per la difesa e che rischiano di intensificare la pressione sui bilanci della sanità pubblica. Ne consegue un panorama economico sempre più disomogeneo. Le imprese direttamente legate alle infrastrutture per l’AI registrano un aumento della fiducia, dell’impiego del capitale e dei rendimenti attesi. Quelli che dipendono da consumatori con un potere d’acquisto limitato o esposti a pressioni politiche sui prezzi devono invece fare i conti con margini più ridotti e difficoltà sul fronte della domanda.
Contesto di investimento favorevole ma più selettivo
Per Niamh, il contesto di investimento resta favorevole, ma sta diventando più selettivo. “Le società che dispongono di potere di determinazione dei prezzi, bilanci solidi e un’esposizione al settore dell’AI si trovano in una posizione diversa rispetto a quelle che dipendono da consumatori con disponibilità finanziaria limitata”, evidenzia. Secondo l’esperto, man mano che il divario tra vincitori e vinti si allargherà, la ricerca fondamentale approfondita e la selezione attiva dei titoli assumeranno un’importanza sempre maggiore. “In un contesto geopolitico sempre più volatile, il messaggio generale che emerge dall’indagine rimane che gli investimenti nell’AI stanno ridefinendo il ciclo economico delle imprese”, chiarisce. Aggiungendo come l’ampiezza degli investimenti infrastrutturali e nelle catene di approvvigionamento suggerisca un impatto che va oltre i colossi tecnologici. Tuttavia, conclude, “le interazioni tra prezzi, politica e dinamiche salariali fanno sì che i vantaggi non siano ancora distribuiti in modo equo, confermando i segnali di un’economia globale a forma di K”.
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