Nel nuovo scenario, crescita globale ancora solida, IA protagonista e un’Italia più stabile. Ma tra dazi, geopolitica e tassi elevati, il prossimo anno richiederà portafogli più pazienti e selettivi
Manuela Maccia, head of Investment Solutions & CIO Italy
Se il 2025 ha cambiato gli equilibri economici globali (dazi americani ai massimi, Germania fuori dal conservatorismo fiscale, corsa all’intelligenza artificiale) per Deutsche Bank, l’anno che verrà non rappresenta uno spartiacque, bensì una linea di continuità. “Il 2026 si preannuncia altrettanto dinamico e lo attendiamo con un cauto ottimismo. Non ci aspettiamo una recessione, la situazione è robusta, ma bisogna fare attenzione all’inflazione”, afferma Manuela Maccia, head of Investment Solutions & CIO Italy. La manager parla di un anno in cui la narrativa dei mercati alternerà “boom e bust”, ma con prevalenza del primo. “L’esuberanza che si vede oggi è piuttosto di tipo razionale”, fondata su investimenti strutturali, soprattutto quelli legati all’AI. “I fondamentali sono positivi, ci saranno rischi, ma anche molte opportunità”, aggiunge. Le stime confermano un quadro di crescita globale sostenuta: +2,1% negli Stati Uniti, +1,1% nell’Eurozona, +4,5% per la Cina. Insomma, “lo scenario 2026 è in continuità, senza grandi stravolgimenti”, sintetizza.
Alcune incertezze potrebbero attenuarsi: molti partner degli Stati Uniti hanno raggiunto accordi per ridurre gli aumenti tariffari. Ma i rischi, sottolinea Deutsche Bank, rimangono significativi. “I dazi non torneranno ai livelli bassi dei decenni passati e quindi ci sarà uno shock commerciale”, osserva la CIO, ricordando che lo strumento tariffario è ormai parte stabile dell’interventismo americano. La geopolitica, però, rimane il punto più difficile da incorporare nei modelli economici: Medio Oriente e Ucraina restano irrisolti, mentre il rapporto tra Cina e Taiwan (“hub cruciale per i semiconduttori”) continua a generare incertezza. Maccia ribadisce che “l’incertezza geopolitica è più difficile da modellizzare perché blocca decisioni di investimento e comportamenti di consumo”. Eppure, nonostante gli shock, l’economia mondiale si mantiene resiliente: negli USA, One Big Beautiful Bill Act sosterrà i consumi, la Fed proseguirà nella riduzione dei tassi, la deregolamentazione bancaria agevolerà gli investimenti. Anche in Europa la politica fiscale diventerà espansiva, con la Germania pronta a riattivare la macchina degli investimenti.
Italia: crescita lenta ma stabile
Nel mosaico globale, l’Italia si muove con cautela ma senza arretrare. “Vediamo una crescita dello 0,6% quest’anno e dello 0,8% il prossimo”, spiega Maccia, ricordando come il ciclo nazionale sia tornato su livelli “normali” dopo l’accelerazione post-Covid. Il Paese resta in un regime di crescita sotto l’1%, ma con un elemento nuovo: la stabilizzazione fiscale. “Il percorso di consolidamento delle finanze pubbliche è uno dei punti di forza, specie rispetto ad altri Paesi come la Francia”, sottolinea l’esperta. La dinamica virtuosa ha contribuito a consolidare lo spread, che Deutsche Bank prevede stabile da qui in avanti. “Il miglioramento si è visto, c’è stato e i mercati lo hanno apprezzato, ma ora è già incorporato nelle valutazioni”, afferma. Un contesto che offre un cuscinetto di fiducia, pur in assenza di un’accelerazione strutturale dell’economia.
Sul fronte monetario, l’Outlook segnala un 2026 con tassi che resteranno relativamente elevati negli Stati Uniti, mentre la BCE dovrebbe mantenere un atteggiamento stabile per tutto l’anno. “Il mercato chiede un premio a rischio più alto sulle duration lunghe”, evidenzia Maccia, complice un mix di inflazione persistente e deficit americani elevati. L’ipotesi di interventi più decisi della Federal Reserve, anche sul mercato dei Treasury, non è esclusa. Il credito rimane l’asset class più resiliente. “Le aziende stanno bene, più dei bilanci pubblici”, ed è per questo che gli spread investment grade e high yield restano su livelli molto bassi. I rendimenti reali, soprattutto sul comparto corporate, tornano positivi. Strategicamente, Deutsche Bank insiste sulla disciplina: diversificazione, attenzione alla qualità, selezione bottom-up. L’oro resta favorito dalla domanda delle banche centrali, mentre private equity e infrastrutture consentono ulteriore diversificazione in mercati azionari sempre più concentrati.
AI, nuovo driver di crescita
Il cuore dello scenario è rappresentato dall’intelligenza artificiale, il grande motore di investimento del nuovo ciclo economico. “Comunque la si guardi, l’intelligenza artificiale porterà un aumento di produttività”, afferma la CIO, convinta che questa trasformazione non sia ancora pienamente prezzata dai mercati. Gli Stati Uniti rimangono “di gran lunga il principale attore” negli investimenti AI, ma la competizione con la Cina si intensificherà e diventerà uno dei cardini della geopolitica del prossimo decennio. La banca prevede per il 2026 una crescita degli utili “a doppia cifra in tutte le principali aree geografiche”, come sottolinea Sergio Pizzini, CIO Equity. Non sarà solo il settore tech a beneficiarne: la domanda di applicazioni AI si estenderà a edilizia, infrastrutture, utilities, industria e materiali. Anche il dollaro continuerà ad attrarre flussi: “L’USA continuerà ad attirare investitori sulla borsa americana e quindi sul dollaro”, osserva Maccia, ricordando che la valuta resta la prima riserva mondiale, con l’oro al secondo posto.
In sintesi, il 2026 sarà un anno complesso ma costruttivo. Con volatilità, certo, ma anche con i presupposti per una fase espansiva. “Vanno gestiti attentamente i rischi, ma soprattutto vediamo opportunità, da cogliere in modo paziente”, conclude. Nell’equilibrio tra boom e bust, insomma, Deutsche Bank continua a vedere il piatto del boom un po’ più pesante.
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