Decarbonizzazione, il grande investimento dei prossimi decenni
Secondo Mario Noera, docente di Finanza all’Università Bocconi, la sfida sarà accompagnare il cambiamento con strumenti finanziari più efficaci e investitori più consapevoli
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Le economie avanzate dovranno affrontare in modo programmato un profondo cambiamento oppure fronteggiare una crisi di proporzioni colossali. La gestione degli investimenti dovrà comprendere questi cambiamenti ed integrarsi con essi seguendo il percorso di cambiamento delineato nello European Green Deal, approvato dall’Unione Europea alla fine del 2019.
Lo European Green Deal si articola su tre obiettivi principali:
-Riduzione delle emissioni di gas a effetto serra del 55% entro il 2030 e zero emissioni di gas a effetto serra entro il 2050;
-Crescita economica svincolata dall’utilizzo delle risorse naturali;
-Inclusione e giustizia sociale (“no person and no place left behind” nel testo originale)
Alcune osservazioni si impongono. Innanzitutto dobbiamo osservare che viviamo un’autentica crisi. Mentre alcuni devastanti effetti del riscaldamento globale sono ormai presenti, la scienza ci avverte che siamo vicini al punto di cambiamenti irreversibili (almeno su scala umana). Anche la finitezza e la conseguente penuria di risorse naturali cominciano ad essere evidenti e ad intaccare i processi industriali.
Bisogna anche osservare che esiste ormai un distacco fra la realtà economica e la teoria economica mainstream. Le economie moderne, almeno quelle industrializzate, sono sistemi complessi evolutivi altamente eterogenei. Le economie moderne producono prodotti e servizi che cambiano in continuazione e sono soggette esse stesse a cambiamenti. La teoria economica mainstream è inadatta a studiare sistemi evolutivi.
Il mondo industriale e politico hanno sempre negato la realtà dei cambiamenti climatici e della penuria di risorse naturali e hanno considerato le istanze “verdi” come una ideologia ostile al profitto e allo sviluppo. Oggi, di fronte a prove incontestabili di una crisi ambientale, il mondo industriale e anche il grande pubblico hanno sviluppato una fiducia enorme nella tecnologia. Oggi si pensa sempre di più che in realtà siano sufficienti provvedimenti marginali per controllare la situazione in attesa che la tecnologia produca una soluzione che consenta di proseguire lo sviluppo economico. Questa posizione è irragionevole ed espone al rischio di crisi improvvise. Il Covid ha mostrato come fenomeni naturali ignorati per troppo tempo possano condurre ad autentiche crisi economiche e sociali.
Il mondo industriale teme essenzialmente la decrescita prospettata dagli attivisti “green”. La decrescita consiste nel risolvere il problema ambientale riducendo le attività industriali. Chiaramente la decrescita distrugge le opportunità di profitto ed è perciò considerata anatema dal mondo industriale. Le posizioni degli attivisti verdi e del mondo industriale sembrano inconciliabili. Eppure, una soluzione esiste come indicato dal Green Deal: bisogna muoversi verso un concetto di crescita qualitativa che faccia uso limitato di risorse naturali, come richiesto dal Eu Green Deal. L’economia deve innovare cercando di produrre prodotti e servizi per cui ci sia domanda ma che non pesino sulle risorse naturali. Lo Eu Green Deal è molto chiaro su questo punto.
Quali linee guida si possono suggerire a investitori e gestori in questo momento di transizione? Il primo e fondamentale suggerimento è prendere sul serio la crisi climatica ed ambientale. E’ illusorio credere che “andrà tutto bene” se non si interverrà in modo adeguato sui processi industriali ed economici.
Molto importante è comprendere che il rendimento degli investimenti non è direttamente legato alle tecnologie. L’eventuale transizione verde qualitativa avrà solo un effetto marginale sui rendimenti in aggregato. Inoltre, i cambiamenti non sono legati alle tecnologie. Spiegare questo fenomeno richiederebbe una discussione della teoria della crescita qualitativa applicata ai sistemi complessi evolutivi. È però facile rendersi conto di questo fenomeno guardando il grafico della crescita economica degli Usa nel periodo 1950-2070. Nonostante questo periodo abbia visto profondi cambiamenti tecnologici, i tassi di crescita sono rimasti confinati in uno stretto corridoio.
Gli investitori non devono guardare con timore alla transizione verde verso una crescita qualitativa. Per contro, gli investitori devono capire che certi processi finanziari non sono sostenibili e devono accettare che le economie avanzate dovranno affrontare profondi cambiamenti sociali per diventare più inclusive. Nelle moderne economie il profitto aggregato e la crescita economica non sono direttamente legati in quanto il profitto è generato da sub-economie mentre crescenti fasce di popolazione sono escluse dalla vita economica. Questi fenomeni non sono legati alla transizione verde.
Infine, è importante comprendere l’aspetto sistemico delle moderne economie evolutive. Negli anni 1950, quando Markowitz enunciò la sua teoria dell’investimento, l’aspetto sistemico era costituito dalle correlazioni. Oggi è necessario guardare alle interazioni causali fra processi e fra processi e ambiente.
* professore di finanza alla Franklin University
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Su FocusRisparmio Magazine di novembre-dicembre (scaricalo qui), il tema viene approfondito con spunti tratti dal lavoro di ricerca “Investment Management Post Pandemic, Post Global Warming, Post Resource Depletion”, realizzato in collaborazione con i professori Frank J. Fabozzi, e Zenu Sharm e pubblicato sul Journal of Portfolio Management (settembre 2021).
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