In un contesto di recessione imminente e incertezza sui tassi, Capital Group scommette su obbligazioni core e investment grade per trarre valore dalla ripresa del reddito fisso. Focus anche su high yield ed emergenti. Nell’equity, opportunità di guadagno in Europa e dai singoli settori industriali
Matteo Astolfi, head of client group di Capital Group
Dopo un anno da dimenticare, i mercati finanziari si preparano a rialzare la testa e dare nuova soddisfazione agli investitori. Soprattutto a quelli che meglio sapranno attrezzarsi contro i mutamenti in corso nel quadro economico: dalla recessione in vista all’aumento dei tassi fino alla necessità di applicare un approccio globale, non solo in senso geografico. È questo l’outlook elaborato da Capital Group che per il 2023 intravede prospettive di ripresa sia nell’obbligazionario sia nell’equity.
“Molti operatori si concentrano sulla rotazione dai titoli growth a quelli value nella speranza di un ritorno alla normalità dopo che le banche centrali avranno interrotto la stretta monetaria e il carovita sarà domato. Si tratta di una visione semplicistica”, afferma Matteo Astolfi, head of Client Group del gestore americano. Secondo il manager, i trend in atto sono infatti destinati a influenzare il settore per almeno tutto il prossimo decennio e in questa prospettiva la strategia di investimento più premiante non può che essere una: “Seguire un approccio bottom-up basato sui fondamentali senza restrizioni geografiche, settoriali o di stile”, aggiunge.
Titoli core e investment grade
Sul terreno dell’income, questa impostazione implica anzitutto una chiara predilezione per le obbligazioni core in termini di asset allocation. “In uno scenario di decrescita economica e incertezza circa il costo del denaro, questa famiglia di bond può tornare a garantire una cedola positiva ponendosi come fattore di differenziazione rispetto all’azionario”, spiega Flavio Carpenzano, investment director per il reddito fisso di Capital Group.
Il ritorno del reddito fisso
Performance media prospettica a cinque anni agli ultimi livelli di rendimento (%)
Non solo. Secondo Carpenzano, opportunità di guadagno si intravedono anche in altri segmenti, primo su tutti l’investment grade. “Dopo un significativo sell-off a inizio del 2022” – illustra l’esperto – “i rendimenti iniziali dell’asset class possono rappresentare un punto di ingresso interessante”. Ciò vale a maggiore ragione per gli Usa, dove questi attivi promettono di registrare un ulteriore calo favorendo acquisti a valutazioni più interessanti. E anche se nuovi rialzi dei tassi dovessero impattare sul settore, essendo la duration media dei bond corporate IG superiore a quella dell’indice Bloomberg US Aggregate, Carpenzano scommette che l’ampia base di acquirenti fidelizzati sarà in grado di sostenere il comparto.
High yield fuori dal tunnel
Flavio Carpenzano, Investment Director per il reddito fisso di Capital Group
Altra asset class che sta tornando a offrire ritorni elevati è rappresentata dai titoli high yield. “Basti pensare” – nota Carpenzano – “che da inizio 2022 a novembre gli spread del comparto sono saliti da 300 a circa 500 punti base con rendimenti più che raddoppiati a oltre il 9%”. Ma c’è anche un altro fattore di spinta da considerare: il rischio. Durante la pandemia, la quota più debole degli emittenti è fallita mentre le restanti società hanno approfittato dei tassi quasi nulli per rinegoziare le scadenze dei propri debiti. Ne è conseguito un complessivo aumento della qualità creditizia nel segmento, tanto che oggi il 50% dell’indice US High Yield presenta un rating BB (il massimo per questa tipologia di strumenti).
Cresce la qualità nell’high yield
Ponderazione dell’indice Bloomberg Us Corporate High Yield in base alla qualità creditizia
Opportunità negli emergenti
Nel suo portafoglio obbligazionario Capital Group include anche i mercati emergenti. Sebbene il quadro macro continuerà probabilmente a pesare sull’asset class, i ritorni offerti appaiono maggiori sia in termini nominali che reali e gli elevati rendimenti iniziali promettono di compensare la successiva volatilità dei prezzi. “Al momento intravediamo il maggior valore in America Latina, meno esposta all’Ucraina e favorita dalle materie prime, con particolare focus su Paesi come Brasile, Messico e Colombia, che hanno aumentato i tassi in anticipo proteggendosi dall’inflazione e sostenendo i cambi”, spiega Carpenzano. Nei radar della casa di fondi anche presente anche l’Europa Centrale: “Sia la Repubblica Ceca che la Polonia hanno mantenuto i tassi di interesse invariati e potrebbero ora aver raggiunto il termine dei loro cicli di rialzo”.
Azioni, aree e settori cui puntare
Julie Dickson, investment director di Capital Group
Sul mercato dell’equity sorprese potrebbero invece arrivare dall’Europa. Capital ritiene infatti che gli squilibri legati allo stop del gas russo siano stati più contenuti del previsto e per questo ha rivisto le stime di crescita 2023 dall’iniziale -2/3% a -1%. “Se dovessero trovare conferma, questi numeri sbloccherebbero valore nelle azioni del Vecchio Continente, le cui valutazioni a sconto sono significative rispetto agli Stati Uniti”, spiega Julie Dickson, investment director per l’azionario del gruppo.
“Con il rallentamento della crescita, il costo del capitale sta aumentando e le valutazioni delle società tecnologiche meno redditizie stanno diminuendo. Ci aspettiamo quindi che i dividendi contribuiscano in modo più significativo e stabile ai rendimenti complessivi”, prosegue Dickson. Che intravede nel trend più di un vantaggio: “Quando si prevede una crescita a cifra singola, come nel caso attuale, possono fungere da protezione dai ribassi in caso di aumento della volatilità”. Fondamentale resta naturalmente capirne la sostenibilità e, da questo punto di vista, le aziende che hanno staccato cedole costanti e superiori al mercato si trovano, tra gli altri, nei settori finanziario, energetico, dei materiali e sanitario.
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