PMI composito stabile a febbraio. Timido miglioramento della manifattura. Germania in risalita, male la Francia. Per i mercati i tagli dei tassi proseguiranno, ma Hcob segnala la ripresa dei prezzi
Sopra la soglia di contrazione, ma non ancora abbastanza. La Zona euro si conferma in timida espansione a febbraio, con la flessione del manifatturiero che si attenua leggermente e viene compensata a malapena dalla timida crescita dei servizi. È quanto emerge dagli indici PMI, che misurano la fiducia dei direttori degli acquisti nei diversi settori, il cui quadro complessivo appare tutt’altro che rassicurante. Si rafforza quindi la view dei mercati secondo cui la Banca centrale europea dovrà proseguire sulla strada dei tagli dei tassi per rianimare l’economia di Eurolandia.
PMI composito stabile, timido miglioramento della manifattura
Questo mese l’indice Hcob PMI composito, elaborato da S&P Global, è rimasto fermo a 50,2 punti, appena sopra la soglia di 50 che separa la crescita dalla contrazione. Le attese erano di un lievissimo aumento a quota 50,5. L’indicatore per il settore dei servizi, dominante nel blocco, è però sceso a 50,7 punti, dai 51,3 di gennaio, mancando le attese di un aumento a 51,5. Colpa della domanda in calo e del fatto che parte dell’attività è stata generata dal completamento di ordini precedenti. In particolare, l’indice del backlog del terziario è calato a 46,7 da 48,0, registrando la lettura più bassa dalla fine del 2020, quando il mondo era in piena pandemia.
Qualche spiraglio di luce è arrivato dal PMI manifatturiero, migliorato a 47,3 punti dai precedenti 46,6, che ha battuto il consensus (47,0). L’indice è comunque ancora al di sotto della soglia spartiacque di 50 punti, dove ormai staziona da quasi tre anni. L’aspetto più preoccupante è però che i nuovi ordini sono risultati nuovamente in calo e che ancora una volta le aziende hanno ridotto gli organici a causa della domanda debole. Anche l’ottimismo è sceso, toccando il minimo da tre mesi. Allo stesso tempo, il tasso di inflazione dei costi è salito, mettendo a segno l’accelerazione maggiore in quasi due anni, e di conseguenza i prezzi di vendita hanno registrato un incremento.
Cyrus de la Rubia, capo economista di Hamburg Commercial Bank
Quanto ai Paesi, l’attività delle imprese del settore privato tedesco ha registrato una leggera ripresa a febbraio, trainata da una performance costante dei servizi e dalla riduzione del calo del manifatturiero. Il PMI composito è salito infatti a 51 punti, dai 50,5 di gennaio, ai massimi da nove mesi e oltre le attese. “L’economia teutonicasembra essere tornata su un sentiero di crescita”, ha commentato Cyrus de la Rubia, capo economista della Hamburg Commercial Bank, sottolineando come, da due mesi a questa parte, la recessione sembra attenuarsi. L’indicatore dei servizi è arretrato, ma ha comunque mostrato una certa resistenza. È infatti sceso a 52,2 punti dai 52,5 di gennaio, al di sotto dei 52,5 attesi, restando però in territorio di crescita. Sebbene sia rimasto in zona contrazione, l’indicatore del manifatturiero è invecemigliorato a 46,1 punti dai 45,0 precedenti, oltre il consensus (45,5).
Peggiore il risultato di Parigi, dove il PMI composito è arretrato a 44,5 punti, rispetto ai 47,6 di gennaio, deludendo le attese del mercato. Colpa soprattutto del terziario, il cui indicatore è calato a 44,5 punti dai precedenti 48,2. Meglio invece la manifattura, il cui indice è salito a 45,5 punti da 45.
Se i mercati hanno pochi dubbi sui prossimi tagli dei tassi da parte della BCE, de la Rubia punta l’attenzione sulla risalita dei prezzi. “Mancano solo due settimane alla riunione dell’istituto centrale, ma arrivano già brutte notizie, con i relativi indicatori per il settore dei servizi in crescita oppure rimasti ad un livello elevato”, osserva. Per l’esperto, le dichiarazioni della presidente Christine Lagarde possono essere interpretate nel senso che la sconfitta dell’inflazione può essere considerata tale solo quando quella dei servizi sarà sotto controllo. “L’Hcob PMI mostra però che questo non è assolutamente il caso, e ciò è in parte dovuto al fatto che i salari continuano ad essere superiori alla media. È interessante notare come anche i prezzi di acquisto stiano aumentando più nettamente”, fa notare.
Di contro, de la Rubia evidenzia che la produzione economica nella Zona euro si sta muovendo a malapena. E la recessione un po’ più mite nel manifatturiero viene appena compensata dalla crescita quasi impercettibile dei servizi. “Si spera sicuramente in un governo tedesco che sarà in grado di agire dopo le elezioni, e che dovrebbe anche fornire un impulso positivo per l’Eurozona nel suo insieme. Tuttavia, questo è controbilanciato dalla relativa instabilità della Francia e da una politica doganale degli Stati Unitiche sta suscitando insicurezza. Questi dati, quindi, non indicano ancora una ripresa nell’Area”, conclude.
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