Lagarde lascia la porta aperta a ulteriori riduzioni e non parla di terminal rate. Gli analisti lo vedono al 2%, ma tutto dipenderà dalla crescita dell’Eurozona
Christine Lagarde, presidente della BCE
Come la Federal Reserve, anche la Banca centrale europea ha rispettato le attese. L’Eurotower ha infatti abbassato di 25 punti base i tassi dell’Eurozona, fiduciosa che “il processo disinflazionistico è ben avviato”. E soprattutto convinta del fatto che i prezzi continuano ad evolversi “in linea con le proiezioni”, stando alle quali l’obiettivo del 2% verrà raggiunto nel corso dell’anno. Non solo: alla quinta sforbiciata da giugno seguiranno altre, secondo quanto lasciato intendere dal comunicato finale e dalla presidente Christine Lagarde, dal momento che l’economia dell’Area “sta ancora affrontando circostanze avverse”.
Dal prossimo 5 febbraio quindi il tasso sui depositi dell’Area euro scenderà al 2,75%, quello sui rifinanziamenti principali al 2,9% e quello sui prestiti marginali al 3,15%. La BCE sottolinea però che “le condizioni di finanziamento continuano a essere rigide, anche perché la politica monetaria rimane restrittiva e i passati rialzi si stanno ancora trasmettendo ai crediti in essere”. Nonostante questo, secondo Francoforte “l’aumento dei redditi reali e il graduale venir meno degli effetti della politica monetaria restrittiva dovrebbero sostenere una crescita della domanda nel corso nel tempo”.
Quanto all’inflazione, per l’Eurotower la velocità attualmente resta “alta”, anche perché “salari e prezzi in determinati settori si stanno ancora adeguando al passato incremento dell’inflazione con considerevole ritardo”. Nonostante questo, la crescita delle retribuzioni si sta “moderando secondo le attese e i profitti ne stanno parzialmente attenuando l’impatto” sul carovita. Naturalmente resta grande l’incertezza di quanto avverrà in futuro, dal momento che “maggiori frizioni nel commercio internazionale potrebbe rendere più incerte le prospettive dell’inflazione in Eurolandia”, ha sottolineato Lagarde. Aggiungendo che sarebbe insomma “irrealistico” fornire una forward guidance, così come dire oggi dove si fermerà il ciclo di allentamento.
Gianluca Ungari, head of Portfolio Management di Vontobel
Gianluca Ungari, head of portfolio management Italy di Vontobel, sottolinea come per Francoforte la politica monetaria sia ancora sufficientemente restrittiva e offra quindi margini per andare avanti con i tagli. “La BCE si confronta con un’economia dell’Eurozona più debole di quella americana e ha davanti a sé delle sfide importanti, rappresentate dalle elezioni in Germania e dalle possibili conseguenze delle politiche di Trump in materia di dazi. L’inflazione continuerà ad essere monitorata”, osserva. Tuttavia, per Ungari la divergenza con la Fed continuerà, con un ulteriore taglio dei tassi da parte della BCE a marzo, mentre la banca centrale statunitense resterà in attesadi capire l’impatto delle politiche della nuova amministrazione USA.
Simon Dangoor, head of fixed income macro strategies di Goldman Sachs Asset Management, prevede ulteriori tagli consecutivi fino a giugno, dato che l’inflazione continua a scendere e i rischi relativi alla crescita persistono. “La BCE potrebbe dover prolungare il proprio ciclo di tagli fino alla seconda metà dell’anno qualora le prospettive di crescita dovessero ulteriormente deteriorarsi”, afferma.
Per Nicolas Forest, cio di Candriam, la prossima riunione di marzo dovrebbe essere più importante e saranno disponibili più dati, comprese le proiezioni trimestrali. “Con il costo del credito ancora elevato e le deboli prospettive per l’economia europea, prevediamo ancora tre tagli quest’anno, con un tasso finale del 2%, in linea con i prezzi di mercato”, sostiene. Sottolineando che Francoforte dovrebbe continuare a concentrarsi sulla crescita piuttosto che sul rischio residuo di inflazione, al contrario della Fed.
Luca Simoncelli, investment strategist di Invesco
Anche Luca Simoncelli, investment strategist di Invesco Investment Solutions, fa notare come il dato di crescita del PIL nella Zona euro per il quarto trimestre 2024, in cui l’economia è risultata stagnante, rafforzi le attese del mercato per un ulteriore taglio dei tassi a marzo. “La BCE mantiene una impostazione di strategia: senza prendere impegni sui prossimi movimenti, lascia in essere tutte le condizioni per attendersi una politica generalmente espansiva”, analizza. Per l’esperto, il dibattito all’interno del board si farà più acceso nel corso del secondo trimestre. “L’opportunità di portare i tassi al di sotto del livello neutrale, diciamo sotto al 2%, quindi in territorio marcatamente espansivo, oppure di terminare i tagli proprio a quel livello di tasso neutrale, sarà al centro dell’attenzione nei prossimi mesi”, avverte. Evidenziando che la reazione del mercato è stata piuttosto composta, con tassi d’interesse in marginale ribasso sulle principali curve europee, mentre le attese sui tassi di riferimento si attestano tra due e tre tagli entro i mesi estivi.
Roelof Salomons, chief investment strategist per i Paesi Bassi presso il BlackRock Investment Institute, definisce il messaggio di oggi buono per accontentare sia le colombe sia i falchi, ma di valore limitato per gli investitori. “Le domande chiave rimangono: quanti altri tagli arriveranno? E quanto velocemente?”, sottolinea. Salomons prevede che Lagarde continui con le sforbiciate a ogni riunione consecutiva fino a raggiungere il 2% entro l’estate, supportata dalla crescita contenuta e dalla moderazione dell’inflazione. “Punterà al tasso di interesse neutrale che non stimola né limita l’economia. Non dice quale ritiene sia quel tasso, ma pensiamo che sia intorno al 2%”, afferma. Concludendo che quanto velocemente l’Eurotower raggiungerà la neutralità, e se andrà oltre, dipenderà dalle prospettive di crescita.
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