Decarbonizzazione, il grande investimento dei prossimi decenni
Secondo Mario Noera, docente di Finanza all’Università Bocconi, la sfida sarà accompagnare il cambiamento con strumenti finanziari più efficaci e investitori più consapevoli
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La corsa green è partita e non si fermerà: entro il 2030 quasi un quarto delle aziende globali sarà a impatto zero. È quanto emerge dall’“Analyst Survey” annuale di Fidelity International, secondo cui anche se a guidare il cambiamento sono per ora le aziende europee, quasi tutte le regioni del mondo si sono messe in moto, con il 25% degli analisti di Pechino che riferisce una crescente enfasi sui fattori Esg nella maggior parte delle aziende cinesi.
La ricerca ha analizzato le opinioni degli analisti di Fidelity International in tutto il mondo e, attraverso un processo bottom-up, ha aggregato informazioni che derivano dagli oltre 15.000 meeting con le singole aziende, individuando le tendenze chiave nel panorama aziendale. Ebbene, dai numeri emerge dunque che il 24% delle aziende globali sarà a emissioni zero entro la fine di questo decennio e si coglie chiaramente l’enfasi costante su ambiente, società e governance in un ampio spettro di settori e regioni.
Le aziende europee sono più avanti in questo processo e gli analisti stimano che il 30% di esse sarà a impatto zero entro il 2030, ma le quelle asiatiche stanno recuperando terreno, con almeno un’azienda su cinque (23%) in tutta l’area Asia-Pacifico, che dovrebbe raggiungere lo stesso obiettivo in questo lasso di tempo.
“È incoraggiante vedere che ogni anno le questioni di sostenibilità scalano sempre di più l’agenda delle priorità, in tutti i settori e in tutte le aree geografiche, un cambiamento di mentalità che è stato accelerato dalla pandemia – evidenzia Jenn-Hui Tan, global head of stewardship and sustainable investing di Fidelity International -. Quest’anno per la prima volta più della metà (54%) degli analisti di Fidelity riferisce che la maggior parte delle aziende ora discute regolarmente di questioni di sostenibilità. Questo rispetto al 46% nel 2020 e solo al 13% nel 2017. Le nostre previsioni di impatto zero si basano sui piani attuali delle aziende, quindi ci aspettiamo che vengano riviste al rialzo nei prossimi anni, poiché le normative si fanno sempre più severe e solide prassi ambientali, sociali e di governance diventeranno un elemento chiave per attrarre il capitale degli investitori”.
Quanto alla Cina, l’obiettivo di impatto zero entro il 2060 è ambizioso, ma possibile. Il 25% degli analisti di Fidelity che coprono il Paese asiatico riferisce infatti una crescente enfasi sui fattori Esg nella maggior parte delle aziende da loro seguite, rispetto a circa il 15% dei tre anni precedenti. Questo potrebbe quindi essere un primo riflesso dell’obiettivo di impatto zero entro il 2060 da parte del paese.
“Si prevede che le emissioni di carbonio cinesi raggiungeranno il picco intorno al 2030, il che significa che il paese ha meno di 30 anni per tagliare le emissioni dal loro massimo e raggiungere il suo obiettivo per il 2060 – osserva Flora Wang, director sustainable investing e assistant portfolio manager di Fidelity International -. Per fare un confronto, in Europa, le emissioni di carbonio hanno raggiunto il picco all’inizio degli anni ’90 e a un livello di intensità molto inferiore. Sebbene questo sia un obiettivo ambizioso, sulla base delle conversazioni con le aziende sul campo, sono fiduciosa che saranno in grado di raccogliere la sfida: in effetti, il nostro recente China Stewardship Report riflette i costanti progressi su tutta la linea. La Cina ha molto da perdere se il cambiamento climatico non viene tenuto sotto controllo”.
Infine, quanto alle prospettive generali per il 2021, la fiducia dei gestori resta alta. Nonostante molti Paesi debbano ancora affrontare restrizioni a causa della pandemia, l’Analyst Survey ha rilevato che i gestori sono ottimisti su tutta la linea, grazie ai bassi tassi di interesse, ai rendimenti reali negativi e alla politica fiscale di sostegno, e segnalano un ambiente favorevole per una ripresa della crescita globale da quest’anno in poi.
“Il ritmo della ripresa sarà diverso a seconda dei Paesi e dei settori, a seconda dell’andamento delle campagne vaccinali e del potenziale impatto delle nuove varianti Covid – sottolinea Terry Raven, director european equities di Fidelity International -. Il vantaggio ‘first in, first out’ della Cina nel 2020 dovrebbe proseguire fino al 2021. Europa e Stati Uniti si riprenderanno gradualmente man mano che verranno effettuati i vaccini e le economie riapriranno, con il potenziale per una grande ripresa nella seconda metà dell’anno”.
Anche il quadro per i settori è positivo, ma disomogeneo, stando a Raven. “I ceo delle società energetiche, che sono risultate ‘perdenti’ durante la pandemia, sono molto più fiduciosi di quanto non lo fossero per il 2020, anche se dopo uno dei peggiori anni di sempre per il settore. Anche quelli che gestiscono aziende operanti nel settore dei consumi discrezionali (anch’esse ‘perdenti’) sono ottimisti, ma in misura minore rispetto a quelli che sono risultati i ‘vincitori’ durante la pandemia, come il settore tecnologico. I settori che hanno sofferto di più durante i lockdown, dovrebbero beneficiare ulteriormente da un’eventuale riapertura”, conclude.
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