Decarbonizzazione, il grande investimento dei prossimi decenni
Secondo Mario Noera, docente di Finanza all’Università Bocconi, la sfida sarà accompagnare il cambiamento con strumenti finanziari più efficaci e investitori più consapevoli
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Eurizon ha recentemente annunciato il proprio impegno nella CDP Science Based Taget Campaign, iniziativa internazionale volta a spronare le aziende a più alto impatto a pubblicare dei target basati su modelli scientifici che dimostrino un’azione propositiva in materia ambientale, sufficiente rispetto alla contribuzione attesa dal settore di appartenenza, e volta a contribuire all’obiettivo Net-Zero, in linea con l’ambizione dell’Accordo di Parigi di limitare il surriscaldamento globale entro 1,5 gradi centigradi.
“Si tratta di un’iniziativa che Eurizon sponsorizza da alcuni anni e che supporta ulteriormente gli impegni che abbiamo preso a seguito dell’adesione alla Net-Zero Asset Manager Initiative”, afferma Federica Calvetti, head of ESG & Strategic Activism della casa di gestione.
L’adesione alla Net Zero Asset Managers Initiative comporta innanzitutto la definizione di specifici impegni a valere sul Portafoglio in Scope, ossia sulla quota di asset che sarà gestita con l’obiettivo di arrivare alla neutralità climatica entro il 2050. Noi abbiamo rilevato un Portafoglio in Scope equivalente al 15,39% degli AUM di Eurizon al 31 dicembre 2021 e ci impegniamo a fare stewardship nei confronti delle società che rappresentano il 70% delle emissioni complessive finanziate da questo portafoglio entro il 2025, arrivando fino al 90% entro il 2030, in modo da incentivare l’allineamento di queste società all’obiettivo Net-Zero.
Il primo step è quindi capire se le società presenti in portafoglio abbiano una strategia di decarbonizzazione e quanto questa strategia sia legata a target quantificati e misurabili coerenti con un determinato scenario di innalzamento della temperatura globale. Un utile strumento a tal fine è proprio l’adesione da parte delle società emittenti alla Science Based Target Initiative per la validazione dei propri target da parte di una parte terza che utilizza modelli scientifici.
Particolarmente importante è la partecipazione di Eurizon ai gruppi di lavoro dell’Institutional Investors Group on Climate Change (IIGCC). Discutere all’interno di questo tipo di tavoli internazionali ci permette di portare attenzione sulle esigenze specifiche del mercato italiano che derivano dalla natura del suo tessuto economico e sociale, come la preminenza delle società di medie dimensioni con una proprietà spesso ancora di carattere familiare o la rilevanza del mondo non quotato: si tratta di elementi di arricchimento della discussione, oltre a determinare una maggiore considerazione di quanto accade nel nostro Paese.
Lo scopo di IIGCC è aiutare gli investitori nella valutazione dei rischi climatici presenti nei portafogli grazie anche ad attività congiunta sia di engagement che di stewardship. Particolarmente rilevante quella che coinvolge i membri del Gruppo e i proxy advisor, soggetti con un ruolo chiave in materia di governance, attraverso cui viene veicolata una netta richiesta di utilizzo di parametri oggettivi e scientifici per la valutazione dei piani di transizione delle società oggetto di analisi. Nel corso del 2022 molto lavoro è stato fatto su questo aspetto con un buon grado di apertura da parte dei proxy, sebbene sia un ambito ancora in totale evoluzione e su cui resta molto da fare.
Direi che l’aggettivo più corretto da utilizzare in questo caso è ‘mirato’. Non ci affidiamo mai ad una delega tout court ai proxy advisor perché crediamo che l’attività di voto debba essere attenzionata in modo diretto e con risorse proprie.
In questo ambito, notiamo ora un cambio di passo del settore che riconosce sempre più la strategicità dell’attività di stewardship. Il mercato sta, infatti, evolvendo verso modelli ibridi, dove ci sono una serie di materie e determinate società che sono costantemente analizzate da specialisti interni e poi campi in cui le complessità o l’importanza delle decisioni sono di minor entità in termini di rischio e dove un maggior ricorso alla delega può avere senso. Un ulteriore fattore, collegato a questa necessità di motivare la scelta o meno della delega, è il livello di sofisticatezza delle risoluzioni all’ordine del giorno, come ad esempio possono essere quelle sui piani di transizione, che richiedono competenze sempre più specifiche, anche e soprattutto a chi offre consulenza in materia di voto. Il tavolo di lavoro tra IGCC sui proxy advisers costituisce un esempio di come questa complessità debba essere affrontata e di quanti siano gli aspetti da tenere in considerazione e ancora da mettere a terra.
In Eurizon il team ESG siede all’interno della direzione investimenti. Tale scelta permette una reale integrazione della sostenibilità in quello che è il motore degli investimenti della SGR portando ad un dialogo con i portfolio manager su base giornaliera. L’attività di engagement può nascere sia da un’esigenza finanziaria sia da approfondimenti in materia di sostenibilità ma dobbiamo rilevare come queste due dimensioni siano sempre più interrelate. Quando si incontrano le società nell’ambito dell’attività di engagement è ormai la norma la presenza tanto del Chief Financial Officer quanto del Chief Sustainability Officer. Ovviamente, anche da parte nostra – per quanto possibile- gli incontri vedono una presenza coordinata.
Innanzitutto, lavoriamo sempre più a stretto contatto con il team di fundamental research. Anche la struttura dei comitati interni conferma che l’integrazione fra sostenibilità e investimento sia ormai un dato di fatto. Il comitato ESG, composto dal CEO, CIO, da tutti i capi degli investimenti, dal team ESG e da tutte le funzioni di controllo, si riunisce con cadenza minima trimestrale per monitorare l’implementazione della politica di sostenibilità, entrando nello specifico delle attività di engagement più strategiche come quella che abbiamo avviato nei confronti delle società coinvolte nel settore del carbone termico o delle sabbie bituminose per andare verificare i piani di phase down e phase out. All’interno del comitato, il team ESG ha il compito di proporre le priorità di ingaggio e rendicontare sulle attività in corso.
Questo lavoro sta portando un grande valore in termini di analisi, tra l’altro permette in questa fase di comprendere l’evoluzione della struttura dei ricavi a seguito della crisi energetica così come gli impatti per le società in portafoglio dei movimenti dei prezzi dell’energia. Un esempio importante di come l’attività di stewardship porti in maniera diretta all’acquisizione di dati fondamentali per svolgere al meglio la valutazione di rischi e rendimenti attesi, centrale per ogni portfolio manager.
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