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Dopo una stagione di sottoperformance, l’azionario EM ha avviato un recupero che il gestore Alison Shimada ritiene possa essere pluriennale. Valutazioni più contenute, dividendi, buyback e una maggiore centralità dell’Asia nella catena dell’AI sostengono il quadro. Ma volatilità e geopolitica impongono gestione attiva
Dopo oltre un decennio di sottoperformance, l’azionario dei mercati emergenti sembra aver imboccato una fase diversa. Per Alison Shimada, senior portfolio manager e responsabile della divisione Total Emerging Markets Equity di Allspring Investments, il forte recupero registrato nell’ultimo anno non rappresenta infatti un episodio isolato ma va inquadrato come l’avvio di un processo di riequilibrio rispetto ai Paesi sviluppati. Un’espansione pluriennale guidata da valutazioni, dividendi e buyback ma che volatilità e geopolitica impongono di cavalcare avendo come bussola la selezione attiva.
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Valutazioni e diversificazione
“È un processo di ritorno”, ha spiegato Shimada nel corso di un incontro con la stampa tenutosi il 23 settembre a Milano. Il punto di partenza della sua view di investimento è un divario accumulato nel tempo. “Queste geografie hanno sottoperformato i mercati sviluppati per oltre 14 anni”, ha infatti ricordato l’esperta, sottolineando come la rincorsa sia guidata dalle valutazioni ancora a sconto e dalla pressante esigenza di diversificazione che gli operatori stanno avvertendo di fronte alla crescita della concentrazione. Si tratta di un recupero che si sviluppa però in un contesto nel quale alcuni segmenti del mercato, soprattutto in Asia, hanno già beneficiato in modo significativo dell’intelligenza artificiale. Ecco perché l’esperta non esclude episodi di correzione, pur ritenendo che il differenziale di valutazione rispetto agli Stati Uniti possa offrire un margine di protezione. “Se pensiamo semplicemente ai titoli dei semiconduttori”, ha detto a titolo di esempio, “i prezzi sono molto più bassi di Wall Street”. Questo non significa, tuttavia, che esista un’area completamente estranea alla corsa degli algoritmi. “Con l’AI non si può scappare”, ha affermato il gestore, a sottolineare come anche un eventuale ridimensionamento del tema negli USA possa avere ripercussioni sull’universo emerging.
Il rendimento per gli azionisti
Un altro fattore di potenziale interesse ma che, secondo Shimada, riceve ancora poca attenzione nell’analisi degli emergenti è il rendimento complessivo riconosciuto agli azionisti attraverso forme di distribuzione del capitale. “Negli ultimi 20 anni ha rappresentato circa il 50% dei ritorni per chi era investito”, ha affermato, circostanza che in prospettiva può contribuire a contenere il downside nei mercati fortemente negativi e a sostenere la performance nelle fasi laterali o moderatamente rialziste. Il tema è rilevante anche perché il ritorno ai soci può fare da termometro della qualità della governance societaria: “È una buona proxy”, ha detto l’esperta di Allsprings, osservando che dividendi e riacquisti di azioni proprie sono decisioni discrezionali dei consigli di amministrazione e possono quindi segnalare una maggiore attenzione agli interessi degli azionisti minoranza.
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Semiconduttori, materie prime e supply chain
Il tema della sostenibilità del rally torna anche guardando ai semiconduttori asiatici. Shimada ha citato il caso di SK Hynix, con cui il team di Allspring ha recentemente avuto un incontro. “L’intero inventario dell’azienda è già stato assorbito”, ha spiegato, sottolineando come anche un eventuale rallentamento della domanda legata all’intelligenza artificiale potrebbe lasciare un livello significativo di fabbisogno. Un altro elemento da monitorare, dal suo punto di vista, è quello delle materie prime. La manager vede infatti una situazione di offerta particolarmente restrittiva per rame, platino, argento e oro, anche perché l’incertezza geopolitica ed economica rende più difficile per le imprese impegnarsi in nuovi progetti di espansione. “Per questi metalli e per quelli preziosi la relazione tra domanda e offerta è molto tesa sotto molti aspetti”, ha osservato.
Un mercato da gestire attivamente
In questo scenario, la scelta dell’approccio di investimento diventa centrale. E Shimada non ha nascosto la preferenza per strategie generaliste rispetto a fondi costruiti attorno a singoli temi o Paesi, perché le condizioni possono cambiare rapidamente. “Preferirei sempre un approccio a più ampio”, ha spiegato, “lasciando al gestore la possibilità di spostarsi verso i settori e le aree geografiche che mostrano le prospettive migliori”. La ragione sta anche nella natura fortemente idiosincratica dei mercati emergenti, dove la conoscenza dei singoli Stati e dei contesti locali può incidere sulla selezione. Per questo il team di Allspring combina una visione macro con una struttura internazionale di analisti e specialisti regionali, chiamata a sviluppare gestione attiva quando la concentrazione del mercato aumenta. Shimada ha citato il caso di Corea del Sud e Taiwan, dove alcune società legate alla catena dell’AI hanno registrato rialzi molto marcati. “Non si va 500 punti base overweight su qualcosa che è già salito del 60% o 70% ma si comincia a prendere profitto”, ha spiegato, precisando che attualmente il portafoglio è sottopesato tanto sui due Paesi quanto sull’IT.
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India selettiva, Cina ancora imprescindibile
Dove la selezione attiva invocata da Shimada diviene centrale è l’India, che continua a beneficiare di fondamentali demografici favorevoli e di una forte crescita ma ha ancora margini di miglioramento sul fronte della remunerazione degli azionisti. Ecco perchè Allspring tende a evitare molti titoli consumer, caratterizzati da dividendi contenuti e da un limitato ricorso ai buyback, e concentra invece l’interesse altri tre: infrastrutture energetiche, finanziari e società automobilistiche orientate all’export. Il portafoglio resta inoltre sottopesato sul Paese, pur avendo beneficiato della capacità del team locale di individuare singole storie in grado di generare rendimento anche in un contesto difficile. Diverso il caso della Cina, che il gestore considera non escludibile. “i rapporti con gli Stati Uniti e il sentiment degli investitor contribuiscono a creare un contesto difficile”, ha spiegato, “ma Pechino mantiene un peso economico e tecnologico troppo rilevante per essere ignorato”. Da qui la scelta di un’esposizione significativa, con predilezione per società di maggiore qualità e sottopeso di segmenti fragili come real estate e parte dei beni di consumo.
Dalla globalizzazione alla deglobalizzazione
Sul quadro macroeconomico che contraddistinguerà la regione nei prossimi anni pesa intanto una trasformazione più ampia degli equilibri internazionali. Tanto che Shimada ha definito l’attuale fase come una progressiva “deglobalizzazione”, caratterizzata dalla costruzione di nuove alleanze e da una maggiore protezione dei mercati domestici. “La dipendenza dagli Stati Uniti sta cambiando”, ha osservato, indicando nella maggiore autonomia dell’Europa e nel rafforzamento dei legami all’interno dell’Asia due delle direttrici del processo. Secondo Shimada, Corea del Sud e Cina ha infatti ormai raggiunto un livello di sviluppo molto più vicino a quello delle economie avanzate rispetto al passato e occupano una posizione centrale nella supply chain dell’AI. “Non si avrebbe Nvidia senza tutte queste società”, ha sottolineato.
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La liquidità torna un fattore di interesse
A sostenere l’attrattività relativa dell’azionario EM contribuisce infine anche un fattore più generale: la liquidità. Secondo Shimada, gli investitori stanno tornando a considerare quanto sia importante poter disporre del capitale in tempi brevi, soprattutto dopo l’espansione degli investimenti nei mercati privati. “Il cash è un fattore importante e negli emergenti ve n’è in abbondanza”, ha sottolineato. È proprio su questo terreno che Marco Negri, head of Sales per il Sud Europa di Allspring Investments, vede un’opportunità anche per il modo in cui gli investitori europei si avvicinano all’asset class. “Dobbiamo iniziare a pensare ai benefici della gestione attiva”, ha osservato, sottolineando come una parte del pubblico tenda ancora a utilizzare il segmento attraverso operazioni tattiche o ETF. “L’obiettivo dovrebbe invece essere invece considerare l’esposizione agli emergenti come una componente più strutturale del portafoglio”, ha concluso.
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