Decarbonizzazione, il grande investimento dei prossimi decenni
Secondo Mario Noera, docente di Finanza all’Università Bocconi, la sfida sarà accompagnare il cambiamento con strumenti finanziari più efficaci e investitori più consapevoli
2,30 min

“Siamo in un momento storico caratterizzato dal focus sulla sostenibilità e su come mobilitare i capitali non solo di aziende e governi ma da privati, investitori istituzionali e non, ai fini di affrontare la necessità assoluta di trasformare il modo di cui funziona la nostra economia in vista del raggiungimento dei Sustainable Development Goals. Un compito enorme, che per noi si traduce in un fattore di innovazione e crescita organica”.
Diomidis Dorkofikis, è partner in Italia di Foresight Group, asset manager britannico specialista in infrastrutture sostenibili, comparto su cui insistono il 90% degli oltre 9 miliardi di euro in gestione. La società è presente nel nostro Paese da oltre dieci anni con un team oggi composto da otto professionisti che servono investitori istituzionali. I piani di Foresight Group guardano però ad un’espansione verso il segmento retail, prendendo come spunto il mercato inglese dove sono più di 15.000 i risparmiatori privati serviti tramite la consulenza offerta dagli IFAs (Indipendent Financial Advisors).
Come vi prefiggete di raggiungere questo obiettivo?
Il punto di partenza è sempre la competenza gestionale. In Italia, oltre ad un portafoglio complessivo con 45 asset reali, abbiamo lanciato nel 2018 il nostro primo fondo di private debt con sottostante progetti sul territorio nazionale. L’Italian Green Bond Fund (in cui sono investiti la Banca europea degli investimenti, casse di previdenza, assicurazioni, istituti di credito e family office) è un prodotto che ha al suo interno obbligazioni verdi emesse per finanziare asset reali ad impatto socio-ambientale positivo. I progetti si sviluppano sia nel settore delle rinnovabili che dell’efficientamento energetico. Il primo bond sottoscritto dal fondo, ad esempio, ha finanziato il rinnovamento di sistemi di illuminazione pubblica. Fotovoltaico, eolico e biomasse sono altri comparti rappresentati nel fondo.
Si tratta di progetti di piccola e media taglia, finanziati da obbligazioni che sono certificate come conformi rispetto ai green bond principles e quotate nel segmento green e social bond di Borsa Italiana. Le emissioni sono da noi strutturate e sottoscritte dal fondo e in questo caso, dunque, svolgiamo anche la funzione di direct lending platform. Pensiamo che un prodotto di questo tipo, che mira ad unire decorrelazione dai mercati liquidi, con conseguente protezione da episodi di volatilità, e impatto socio-ambientale positivo possa essere interessante per una platea più ampia rispetto ai soli investitori istituzionali.
Il modello distributivo italiano e quello inglese sono però molto differenti. Come vi state muovendo?
Partiamo da un punto di contatto. In Inghilterra esistono forme di incentivi fiscali simili a quelle presenti in Italia sui Pir Alternativi. Un primo passo è quindi armonizzare questo prodotto e quelli che seguiranno al quadro regolatorio di Eltif e Pir Alternativi, oltre a tutto ciò che riguarda le normative europee sulla sostenibilità applicabili a strumenti di investimento da cui derivano benefici tangibili e misurabili.
Vogliamo portare questa iniziativa agli investitori retail tramite il mercato MIV di Borsa italiana, dedicato a fondi di permanent capital e fondi alternativi accessibile sia a investitori istituzionali che a privati. Questa è per noi una delle priorità del business in Italia.
Non pensate ad accordi con realtà distributive come stanno facendo altri gestori alternativi specializzati esteri presenti in Italia?
Più che cercare di adattarci a quelle che possono essere le richieste di una private bank o di una rete di consulenza che vorrebbe dare accesso alla propria clientela a questa tipologia di prodotti, la nostra scelta è di partire dalle nostre competenze, adattandole a quelle che sono le opportunità del mercato e le strutture di investimento disponibili. Prima viene la strategia di investimento, insomma, e poi lo studio di come renderla accessibile. Per noi questo significa modificare due cose rispetto ad un classico fondo chiuso: la prima è renderlo Eltif compliant e la seconda quotarlo nel segmento MIV di Borsa. Ovviamente resta un interrogativo: il mercato italiano è pronto per questa innovazione? Noi siamo fiduciosi.
Vuoi ricevere ogni mattina le notizie di FocusRisparmio? Iscriviti alla newsletter!
Registrati sul sito, entra nell’area riservata e richiedila selezionando la voce “Voglio ricevere la newsletter” nella sezione “I MIEI SERVIZI”.
