Investimenti, gli italiani preferiscono fondi comuni e prodotti pensionistici agli Etf
Capital.com: il 41% si sente sopraffatto dalle informazioni finanziarie, meno della media Ue. E solo il 9% è “molto fiducioso” nell’investire in azioni
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Lavorano, guadagnano, risparmiano e pianificano proprio come gli uomini. Ma quando si tratta di investire, non si sentono all’altezza. Per le donne italiane l’investment gap resta elevato, tanto che appena una su dieci (l’11%) ha intenzione quest’anno di destinare mensilmente più risorse agli investimenti, contro il 21% dei risparmiatori maschi. È quanto emerge dall’ultima indagine condotta da YouGov per la banca digitale N26, che ha coinvolto 6.330 partecipanti nel nostro Paese, Germania, Austria, Francia e Spagna.
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Il sondaggio conferma quindi la netta differenza di priorità tra i due sessi quando si tratta di soldi, oltre al diverso approccio al rischio nella gestione attiva dei risparmi, in particolare per quanto riguarda gli investimenti. In Italia gli obiettivi finanziari per l’anno in corso sono piuttosto simili tra uomini e donne: nel 2025 si punta infatti a gestire meglio le spese e la pianificazione e ad accantonare di più o più regolarmente. Il divario di genere persiste, però, quando si analizza la propensione all’investimento: solo il 15% delle italiane considera gli investimenti una priorità, un dato in linea con la media delle donne degli altri Paesi, ma notevolmente inferiore al 21% registrato dagli uomini italiani. Questi ultimi tendono infatti a considerare gli investimenti non solo come uno strumento per proteggere il capitale, ma anche come una possibilità di farlo crescere.
A frenare la propensione all’investimento delle donne è soprattutto l’insicurezza. Solo il 43% dichiara infatti di sentirsi sicura nel poter gestire bene il proprio denaro. Una percentuale significativamente inferiore rispetto alla media complessiva (62%) e fanalino di coda tra i Paesi coinvolti dall’indagine. Quasi inevitabile, quindi, che le risparmiatrici preferiscano più di frequente opzioni meno incerte rispetto a investimenti proattivi che potrebbero comportare una qualche forma di rischio. La percezione di non possedere le competenze adeguate per prendere decisioni finanziarie consapevoli contribuisce infatti a un approccio più cautelativo: solo il 36% ritiene di avere le conoscenze necessarie per gestire le proprie finanze. Una quota decisamente esigua rispetto al 63% delle austriache e al 60% delle tedesche.
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In questa cornice, è dunque comprensibile che le italiane riportino anche i livelli più alti di stress e ansia quando si parla delle proprie finanze (quasi la metà delle intervistate, rispetto al 42% della media complessiva). Tuttavia, il 60% si dice molto interessato ad acquisire una maggiore educazione finanziaria e ad accrescere le proprie competenze per gestire meglio il proprio denaro. Una percentuale superiore alla media complessiva (50%) che dimostra la crescente consapevolezza e propensione ad imparare come amministrare i propri soldi.
“L’educazione finanziaria è la via da percorrere per colmare davvero il divario di genere negli investimenti: oggi le donne sono più motivate a imparare e a prendere il controllo delle proprie finanze per sentirsi più sicure e indipendenti”, sottolinea Carina Kozole, chief risk officer di N26. Per l’esperta è dunque necessario continuare a incoraggiare le risparmiatrici a guardare agli investimenti come a uno strumento accessibile, adatto a sostenere il loro benessere e garantire il loro futuro finanziario. “Mettendo a disposizione le giuste risorse e creando spazi di dialogo, possiamo ispirare le donne a investire con fiducia e costruire una sicurezza finanziaria duratura”, conclude.
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