3 min
Il pil mondiale si fermerà al 2,9% sia nel 2025 sia nel 2026. Male gli USA (+1,6% e +1,5%) mentre l’Eurozona è vista tenere (+1% e +1,2%). “I governi collaborino per mantenere i mercati aperti”
Troppe incertezze che rischiano di frenare la crescita globale: meglio cercare la via del dialogo. Con questo invito, anche l’Ocse lancia il suo allarme sulle conseguenze dello scontro commerciale innescato da Donald Trump. Nel suo ultimo Economic Outlook, l’organizzazione internazionale ha infatti tagliato le stime sul pil mondiale, che ora è visto rallentare dal 3,3% del 2024 al 2,9% sia nel 2025 sia nel 2026. A marzo l’attesa era rispettivamente di un +3,1% e +3%. Giù anche le attese per gli USA, mentre quelle per l’Eurozona restano confermate. Italia in frenata.
📰 Leggi anche “Dazi, WEF: impatto duraturo. Male gli USA, meglio l’UE“
L’effetto nefasto dei dazi
“Le prospettive economiche globali stanno peggiorando, a causa delle elevate barriere commerciali, delle condizioni finanziarie più restrittive, del calo della fiducia e dell’accresciuta incertezza politica”, si legge nel report. Per gli economisti parigini questi fattori avranno infatti “un impatto negativo sulla crescita”. Attenzione poi anche all’aumento dei rischi fiscali: “I livelli di debito pubblico sono già elevati in molte economie avanzate e nei mercati emergenti, mentre le pressioni di spesa continuano a crescere in settori come la difesa, gli investimenti nella transizione verde e i costi legati all’invecchiamento delle società. I costi del servizio del debito sono anch’essi in aumento, aggravando ulteriormente la pressione sulle finanze pubbliche”, si legge. Per questo, secondo l’organizzazione, ora più che mai le politiche economiche hanno un ruolo cruciale nel ridurre l’incertezza e rilanciare la crescita. “I governi devono collaborare attraverso il dialogo per affrontare le potenziali sfide al sistema commerciale globale in modo positivo e costruttivo, mantenendo i mercati aperti e preservando i benefici economici di un commercio globale basato su regole per la concorrenza, l’innovazione, la produttività, l’efficienza e, in definitiva, la crescita”, ha avvertito il segretario generale Mathias Cormann.
Male gli USA, tiene l’Europa
Il rallentamento globale secondo l’Ocse sarà concentrato principalmente negli Stati Uniti, la cui espansione si fermerà all’1,6% quest’anno e all’1,5% il prossimo. Stesso discorso per Canada e Messico, mentre per la Cina (+4,7% e +4,3%) e altre economie si prevede una revisione al ribasso più contenuta. Nell’Eurozona l’attesa è di un “lieve rafforzamento dallo 0,8% nel 2024 all’1,0% nel 2025 e all’1,2% nel 2026”. Per la prima economia europea, la Germania, l’organizzazione conferma la previsione di una crescita dello 0,4% nel 2025, cui dovrebbe seguire un’accelerazione al +1,2% l’anno successivo. Le nuove stime, viene chiarito, si basano sul presupposto che i livelli tariffari in vigore a metà maggio restino invariati, ma “l’incertezza dovrebbe continuare a frenare gli investimenti delle imprese” e “i rischi sono aumentati significativamente”, dal momento che il protezionismo e l’incertezza delle politiche commerciali potrebbero salire ulteriormente. Per quanto riguarda l’inflazione, le nuove stime sono di un incremento annuo nelle economie del G20 del 3,6% nel 2025 e del 3,2% nel 2026. Per le economie Ocse è invece atteso +4,1% e +,3,2%.
📰 Leggi anche “Panetta: dazi peseranno sul pil globale. Su con gli Eurobond“
Frena l’Italia
Quanto all’Italia, il pil tricolore passerà dallo 0,7% del 2024 allo 0,6% del 2025, per poi tornare allo 0,7% nel 2026. A marzo l’attesa era di +0,7% e +0,9%. Il nostro Paese, scrive l’Ocse, “è esposto a politiche commerciali più restrittive degli Stati Uniti, attraverso l’aumento dei dazi sui beni dell’UE. Oltre il 10% delle esportazioni italiane di beni nel 2023 era destinato agli Stati Uniti”. Inoltre, gli effetti indiretti potrebbero essere significativi, ad esempio attraverso le catene di produzione globali del settore auto o per via di una domanda mondiale più debole. Senza contare che l’Italia è anche esposta alla crescente concorrenza dei prodotti industriali cinesi. In tutto questo, Il Paese potrebbe accusare una lieve contrazione dei volumi di esportazione nel 2026, la prima dalla crisi finanziaria globale (escludendo la pandemia). Le esportazioni dovrebbero poi riprendere a salire grazie all’aumento degli investimenti e della spesa per la difesa da parte di altri Stati europei. Inoltre, l’incremento dei salari reali dovrebbe continuare a sostenere la domanda dei consumatori, mentre gli investimenti saranno stimolati dall’attuazione accelerata dei progetti del Pnrr.
Vuoi ricevere ogni mattina le notizie di FocusRisparmio? Iscriviti alla newsletter
Registrati sul sito, entra nell’area riservata e richiedila selezionando la voce “Voglio ricevere la newsletter” nella sezione “I MIEI SERVIZI”.