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La Fund Manager Survey di settembre segnala un ridimensionamento del sentiment dopo i massimi di agosto. Crescono liquidità e attese sui tassi, mentre il rialzo disordinato dei rendimenti supera la bolla dell’intelligenza artificiale nella classifica dei rischi. Ma il 79% non si aspetta un taglio dei capex degli hyperscaler
L’ottimismo dei gestori globali si ridimensiona, mentre cambia la natura dei rischi percepiti sui mercati. È questa la principale indicazione arrivata dalla Global Fund Manager Survey di settembre di Bank of America, che mostra come il sentiment complessivo sia sceso a sette punti dai picchi di agosto e abbia così toccato il livello più basso degli ultimi tre mesi. Un segnale di maggiore cautela che trova conferma nella crescita della liquidità, dal 3,5% al 3,9%, ma senza implicare un cambio di scenario radicale: la maggioranza continua infatti a escludere una recessione e mantiene una lettura costruttiva sugli investimenti nell’’intelligenza artificiale.
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No landing ancora in testa
Il 55% degli investitori interpellati dalla banca USA indica il no landing come scenario più probabile per l’economia globale nei prossimi 12 mesi, percentuale in lieve calo rispetto al 56% di agosto, mentre cresce dal 34% al 38% la quota che si attende un soft landing. Solo il 2% intravedere invece una recessione, tornando al minimo storico registrato a luglio. Anche sul fronte dei prezzi le aspettative appaiono meno cupe: il saldo tra chi prevede un calo dell’inflazione e chi un aumento è infatti positivo per il 4% dopo che, ad agosto, aveva vista prevalere la seconda opinione per il 3%. Dove invece si percepisce forte cautela è il fronte delle banche centrali, con una quota netta del 36% convinta di andare incontro a un aumento dei tassi a breve termine e il 25% che ritiene l’attuale politica monetaria eccessivamente espansiva.
La Fed divide i gestori
A cambiare in maniera particolarmente marcato sono le aspettative sulla politica monetaria statunitense. Alla domanda sulla possibilità che la Federal Reserve aumenti i tassi prima delle elezioni di midterm di novembre, ha risposto negativamente il 52% del campione dal 72% registrato un mese fa. Sale invece dal 22% al 41% la quota che si aspetta un rialzo, dopo quello di 25 punti base messo in atto dal governatore Kevin Warsh e dagli altri membri del Fomc nel corso della settima. Resta inoltre sotto osservazione la gestione del debito da parte del Tesoro USA, con il 46% degli investitori che non prevede effetti sui rendimenti dal raddoppio del volume dei riacquisti di Treasury previsto nel periodo 9-14 novembre e un 25% convinto invece del contrario.
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I bond superano la bolla AI
Il rialzo disordinato dei rendimenti obbligazionari è però diventato il principale tail risk, venendo indicato dal 33% degli intervistati. La bolla dell’intelligenza artificiale, che ad agosto guidava la classifica con il 32%, scende così al 28% dei consensi. Un cambio di posizione che non va però considerato un segnale di fine delle preoccupazioni per il ciclo di investimenti legato a questa tecnologia, in quanto proprio i capex degli hyperscaler continuano a rappresentare uno dei principali punti di attenzione per i gestori. Il 42% degli intervistati li considera infatti la fonte più probabile di un evento di credito sistemico, davanti alla corsa senza freni del debito pubblico (25%) e a uno shock nel mercato del private credit (19%), mentre una quota netta del 33% ritiene che le aziende si stiano impegnando troppo e solo il 14% dice di prevede una riduzione della spesa.
Semiconduttori, il trade più affollato
La convinzione sull’AI resta evidente anche nelle posizioni di portafoglio. Il 53% degli investitori indica il long sui semiconduttori globali come il trade più affollato, una percentuale invariata rispetto ad agosto. La distanza dalle altre operazioni è ampia: al secondo posto si trova lo short sui Treasury statunitensi, indicato dal 18%, mentre il long sui Magnifici Sette si ferma al 7%. La composizione settoriale segnala comunque una certa rotazione, con l’aumento dell’esposizione a comparti come healthcare e banche a scapito di immobiliare e beni di consumo. Tra le principali operazioni contrarian figurano invece acquisti sull’azionario britannico e sulle società a bassa capitalizzazione, insieme a vendite di equity USA e finanziari.
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Midterm, cresce il rischio politico
Un’ulteriore fonte di incertezza arriva dalle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. Il 44% dei gestori considera infatti più probabile uno scenario di Congresso diviso, con Camera a maggioranza democratica e Senato repubblicano, anche se è salita dal 23% al 31% la probabilità assegnata a una vittoria Dem in entrambi i consessi. Uno scenario in cui il 45% degli investitori si aspetta sia un rialzo dei rendimenti obbligazionari insieme a calo dei mercati azionari, il 19% prevede la combinazione opposta e il 13% vede una correlazione al ribasso tra i due. Solo il 4% ipotizza uno scenario di boom, con rendimenti e azioni entrambi in rialzo.
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