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L’AI equity bubble è il primo tra i rischi percepiti e il 54% vede le azioni del settore in zona dot-com. Per il 60% l’azionario globale è sopravvalutato. Ma l’appetito per il rischio continua a crescere
La paura che le azioni legate all’intelligenza artificiale siano in una bolla cresce sempre di più e ha ormai contagiato anche i fund manager globali. Tuttavia, proprio come sta avvenendo sui mercati, anche per i gestori l’ottimismo continua a guidare le decisioni di investimento. A fotografare perfettamente il quadro è l’ultima ‘Global fund manager survey’ di Bank of America, da cui emerge che, mentre oltre la metà degli intervistati teme per l’AI un evento in stile dot-com, il sentiment è il più rialzista dallo scorso febbraio, con l’allocazione azionaria ai massimi degli ultimi otto mesi e quella obbligazionaria ai minimi da tre anni.
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Ottimismo ai massimi: improbabile una recessione globale
Il sondaggio di ottobre, che ha coinvolto 166 operatori per un totale di 400 miliardi di dollari di asset in gestione, conferma la costante ripresa della fiducia dopo il picco negativo seguito al Liberation Day. L’ottimismo si riflette in un maggiore appetito per il rischio, mentre i livelli di liquidità dei portafogli risultano in ulteriore riduzione rispetto al 3,9% di settembre e si attestano al 3,8%. Tutto questo è strettamente connesso al fatto che le prospettive macroeconomiche si sono decisamente rasserenate. La quota netta di gestori che ora si aspetta un indebolimento dell’economia globale è infatti scesa all’8% dal 16% del mese prima e dall’82% di aprile. Parallelamente, le aspettative sull’espansione dell’economia hanno messo a segno il maggiore aumento semestrale da ottobre 2020. Mentre le stime di recessione globale sono calate ai minimi da febbraio 2022, con il 69% del campione convinto che si tratti di uno scenario improbabile: lo scorso aprile ben il 42% lo riteneva invece plausibile. Alla domanda sull’esito più verosimile per il Pil mondiale, il 54% prevede quindi un ‘soft landing’ mentre il 33% opta per il ‘no landing’ (il massimo da otto mesi) e solo l’8% si aspetta un ‘hard landing’. In particolare, l’aumento delle aspettative di ‘no landing’ è pari a 16 punti percentuali e tocca il massimo da quando la domanda è stata introdotta nel sondaggio a maggio 2023.
L’AI equity bubble batte inflazione e geopolitica
Passando ai rischi, la survey vede al primo posto l’AI equity bubble. La seguono una seconda ondata di inflazione e le tensioni geopolitiche. A preoccupare è però anche la prospettiva che la Federal Reserve possa perdere la sua indipendenza mentre il timore di una guerra commerciale si è attenuato significativamente dopo aver raggiunto il picco ad aprile, quando una quota record dell’80% lo aveva indicato come minaccia principale. ‘Long gold’ è stata identificata come l’operazione più affollata, superando ‘long Magnificent 7′, mentre il credito privato viene indicato quale settore più probabile per un evento sistemico.
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Sull’azionario il cambio di sentiment è totale
Tornando all’intelligenza artificiale, oltre un intervistato su due afferma che le azioni del settore sono in una bolla. Un dato che, oltre a segnare un record assoluto, evidenzia un pesante cambiamento del sentiment: appena un mese fa questa opinione era infatti condivisa solo dal 41% dei gestori, contro il 48% convinto del contrario. Ora sono appena il 38% coloro che ancora guardano con ottimismo alla corsa dei titoli tech. Riguardo l’effetto di questa tecnologia, la quota di chi pensa che stia già aumentando la produttività è passata dal 50% al 52%. Il 26% prevede invece che la farà crescere solo dopo il 2026, il 16% nel corso del prossimo anno, mentre il 2% scommette sulla seconda metà del 2025. Infine, sta scemando anche la fiducia sull’intero mercato azionario: per il 60% dei fund manager, dato in aumento dal 58% della precedente rilevazione e al massimo storico, le azioni globali sono sopravvalutate. Di contro, solo il 22% afferma lo stesso per l’obbligazionario.
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