Normativa più flessibile, nuovi fondi semi-illiquidi e focus sull’educazione finanziaria: così l’asset manager punta a portare i capitali retail verso private equity, private credit e infrastrutture. Castellani: “E l’Italia resta al centro”
Larry Fink, ceo di BlackRock
“L’integrazione tra asset class tradizionali e mercati privati rappresenta una leva strategica per generare valore in Europa e oltre”. Così Larry Fink, il CEO di BlackRock, ha scritto nella sua ultima lettera agli investitori. Una frase che dà l’idea di quanto la società, primo asset manager al mondo con masse per oltre 13mila miliardi di dollari, confidi nella crescita degli asset alternativi e nelle opportunità che questa potrà offrire all’industria del risparmio gestito. Del resto, le ultime parlano chiaro: secondo AIPB, siamo di fronte a un mercato che promette di arrivare a toccare i 20mila miliardi entro il 20291 grazie a un tasso di crescita doppio rispetto alla decade precedente. Un boom che, come conferma l’head of Wholesale Italia Gian Marco Castellani, il colosso USA è pronto a cavalcare anche Italia ed Europa con prodotti innovativi e una spinta sull’educazione finanziaria.
Secondo BlackRock, i mercati privati offrono tre benefici fondamentali: ampliano la diversificazione, consentono di cogliere l’illiquidity premium e permettono di partecipare attivamente alle mega forze che stanno ridefinendo il panorama economico e sociale globale. L’asset manager ribadisce che molte delle aziende protagoniste della transizione energetica, della digitalizzazione o cambiamenti demografici sviluppano il proprio valore proprio nell’universo non quotato perché possono sfruttare orizzonti di investimento più lunghi e una maggiore flessibilità operativa rispetto alle Borse. È anche per questo che il gruppo, sempre a partire dalle stime dell’associazione private banking, fotografa un mercato globale destinato a raggiungere i 20mila miliardi entro il 2029 grazie a un tasso di crescita doppio rispetto alla decade precedente.
Il ruolo dell’Europa
Per BlackRock, l’Europa è in prima linea in questa corsa. Sotto l’effetto di forze come l’intelligenza artificiale e la transizione verso economie low-carbon, spiegano dalla società, si sta infatti realizzando riconfigurazione generazionale dei mercati globali che vede il Vecchio Continente alla ricerca di bacini di capitale più profondi per finanziare la crescita e l’innovazione del suo ampio tessuto di imprese private. Non è un caso se le ultime stime della società vedano il patrimonio dei fondi di categoria domiciliati sulla sponda orientale dell’Atlantico superare i 5.000 miliardi di euro entro il 20303 grazie a uno dei tassi di crescita annualizzata più alti al mondo. Una tendenza che, secondo il colosso guidato da Larry Fink, sarà alimentata soprattutto da tre forze strutturali: la ricerca di capitali per sostenere transizione energetica e digitalizzazione, un sistema industriale dominato da PMI a controllo privato, l’evoluzione del quadro normativo nella direzione di una democratizzazione del settore.
Il mercato italiano tra potenziale di crescita e nodi da sciogliere
La domanda è in crescita anche in Italia: il patrimonio investito nei fondi chiusi dal private banking tricolore è infatti salito da poco più di due miliardi nel 2018 a quasi undici miliardi nel 2024, secondo i dati di AIPB citati da BlackRock, mentre gli ELTIF hanno raggiunto masse gestite per un totale pari a circa 1,7 miliardi di euro. Una dinamica interpretabile come il chiaro segnale di un cambiamento culturale ormai scattato ma che, secondo l’asset manager USA, va ora consolidato a pieno. E il nodo da sciogliere per farlo consiste nel rimuovere gli ostacoli che ancora frenano l’ampliamento del mercato alla clientela individuale. “Oggi meno dell’1% dei portafogli da almeno 500mila euro ha esposizione ai mercati privati”, ha detto Castellani, e se vogliamo fare in modo che le allocazioni raggiungano la media globale del 5%-10% o addirittura il 20% degli istituzionali5 è necessario scardinare le soglie d’ingresso elevate e aumentare sia trasparenza nella valorizzazione delle quote”.
Il ruolo della normativa e nuovi ELTIF 2.0 di BlackRock
La vera svolta può dunque arrivare sul fronte normativo. Gli ELTIF hanno certamente contribuito ad ampliare l’accesso ai mercati privati, anche se nella loro prima formulazione presentavano alcune rigidità per il pubblico retail. In questa prospettiva, l’introduzione del regime 2.0 rappresenta per BlackRock un’evoluzione significativa verso modelli più flessibili e adatti agli investitori finali. “Le nuove regole prevedono valorizzazioni tipicamente mensili ma anche maggiore flessibilità nella gestione della liquidità e l’eliminazione dei minimi di investimento”, spiega Castellani. Una struttura, insomma, più vicina ai fondi aperti ma con l’obiettivo di canalizzare risorse verso l’economia reale. Ed è proprio in questo scenario che si inseriscono i nuovi ELTIF 2.0 lanciati dalla casa USA: BlackRock Multi Alternatives Growth Fund e Blackrock Private Equity Fund. Il primo si configura come un prodotto multi-alternativo, che diversifica sulle principali classi di attivo appartenenti all’universo di riferimento, mentre il secondo è un comparto più prettamente focalizzato sul private equity. Le finestre trimestrali di rimborso e la frequenza mensile di sottoscrizione, insieme a un periodo di lock-up contenuto nelle fasi iniziali, sono caratteristiche pensate per migliorare la fruibilità del prodotto per il cliente, nel rispetto della natura illiquida dell’asset class.. Una quota del portafoglio è dedicata inoltre a strumenti liquidi, al fine di stabilizzare il valore e mantenere flessibilità operativa. “Questi veicoli sono la vera innovazione con cui puntare ad aumentare il tasso di penetrazione degli asset non quotati nei portafogli degli investitori”, ha detto il capo della divisione Wholesale Italiana. Poi ha aggiunto: “ Offrono possibilità di rimborso a finestre prestabilite e criteri di accesso definiti dal regolamento del fondo.”
Non solo prodotti, però. In questo contesto di trasformazione, BlackRock rivendica anche una piattaforma tra le più avanzate dell’industria. La società analizza ogni anno circa 9mila opportunità grazie a relazioni con oltre 750 general partner globali e solo il 5% di queste supera la selezione finale, a garanzia della qualità messa in campo dalla società. Il rafforzamento è stato poi ulteriormente sostenuto da tre acquisizioni strategiche completate nell’ultimo anno: Global Infrastructure Partners (GIP) per le infrastrutture, HPS Investment Partners per il private credit e Preqin per la componente dati e analytics. “Oggi siamo uno dei principali player globali nei mercati privati con una piattaforma altamente diversificata che abbraccia l’intero panorama delle asset class alternative”, ha ricordato Castellani, che ha sottolineato come il gruppo rappresenti l’unico tra i primi principali leader di settore a essere un asset manager generalista. “Questo ci permette di beneficiare di vantaggi esclusi alla concorrenza”, ha aggiunto il manager, “dalla scala globale alla capacità di coniugare capillarità e salesforce con elevata specializzazione dell’offerta”.
La sfida culturale e la nuova fase dell’industria
Nonostante i progressi normativi e il rafforzamento dell’offerta, BlackRock riconosce come la sfida principale si giochi oggi su un terreno prettamente culturale. La complessità percepita, la volatilità dei mercati pubblici e l’evoluzione dei bisogni degli investitori rendono infatti sempre più necessario un percorso di educazione e accompagnamento. “Occorre imparare ad accompagnare tanto i clienti quanto i consulenti a una più profonda comprensione degli strumenti illiquidi”, ha concluso Castellani.
Secondo una survey di Preqin, gli alternativi sono scesi dal 21,2% al 17% dei portafogli istituzionali tra dicembre 2025 e lo scorso giugno. A pesare il rallentamento del ciclo dei capitali e maggior attenzione alla liquidità. Ridimensionato il sentiment sul private credit, ma l’interesse per equity e infrastrutture resta
Secondo le stime di Neuberger Berman, l’88% prevede di investire entro cinque anni. In testa private equity e infrastrutture. A far da traino è la domanda di diversificazione. La conoscenza degli ELTIF sale al 74%. Gli italiani preferiscono i fondi draw-down
Uno studio mostra che l’apertura al retail può spingere i fondi alternativi a puntare su società meno mature e a mantenerle per un tempo maggiore in portafoglio, con effetti positivi anche sui risultati. Ma serve che i nuovi investitori abbiano un approccio paziente. In caso contrario, si rischia una pressione verso exit premature
Nel primo semestre 2026 gli investimenti in private equity e venture capital si fermano a 5,1 miliardi di euro, appena il 2% in meno rispetto a un anno prima, Ma il fundraising crolla del 60% a 674 milioni. Il buyout traina gli impieghi, mentre il venture capital resta primo per numero di operazioni. I dati Aifi e PwC
Nel secondo semestre il nuovo indice messo a punto dalla società per saggiare il polso degli investitori resta ben sopra la soglia neutrale, pur arretrando dai 60,1 punti del primo semestre. Condizioni di finanziamento favorevoli ai lender e impegni istituzionali resilienti fanno da traino. Stabile la qualità del credito
Una survey di KKR rileva un interesse crescente tra i clienti con almeno 500mila dollari di asset. Ma il 42% indica la mancanza di informazioni come principale barriera. Per il 53% il confronto in presenza con il consulente resta il canale preferito per orientarsi
Per S&P, la scarsa attività di exit sta portando a una biforcazione strutturale del settore. I grandi operatori continuano a crescere, mentre sui piccoli aumenta la pressione. E all’orizzonte c’è una nuova fase di consolidamento
Normativa europea, prodotti semiliquidi e una base di risparmio solida rendono il Belpaese un mercato ad alto potenziale per gli alternativi. Ma aprire le porte agli investitori retail non basta
Per il centro di ricerca dell’associazione, gli investimenti nel credito privato hanno raggiunto i 2.600 miliardi di dollari a livello globale anche grazie all’ingresso della clientela al dettaglio. Ma la democratizzazione richiede tutele, migliore gestione della liquidità e specializzazione. A rischio la resilienza di tutto il mercato
Il Global Private Capital Report 2026 di Ropes & Gray fotografa un settore ancora resiliente, ma alle prese con vincoli strutturali. Raccolta ed exit restano sotto pressione, mentre continuano a crescere i continuation fund. Tra boom dell’AI e il ruolo centrale dell’Europa, ecco le prospettive per il resto dell’anno
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