Una conversazione con Emanuele Bellingeri, country head Italy di UBS AM Management, sul futuro di una asset class destinata a cambiare i portafogli degli investitori
Emanuele Bellingeri, country head Italia di UBS AM
“A livello globale, gli AUM dei private market hanno superato quota 12mila miliardi di dollari e si prevede che il contributo del private wealth sarà più di 1.300 miliardi di dollari entro la fine dell’anno. A livello europeo, la quota di mercato degli alternativi si attesta attorno al 15%- 20% degli asset gestiti complessivi mentre in Italia la crescita è stata costante grazie a tre categorie di soggetti: fondi pensione, casse di previdenza e grandi family office che hanno incrementato l’esposizione”. Emanuele Bellingeri, country head Italy di UBS Asset Management, parte dai numeri e dalle differenze geografiche per disegnare il quadro di una classe di attivo che si sta imponendo come trend fondamentale tanto per case di gestione quanto per distributori e investitori.
Perché ha senso oggi parlare di costruzione di una rilevante parte di portafoglio dedicata ai mercati privati e quali gli elementi che possono rappresentare un ‘game changer’?
Gli investimenti alternativi stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nell’industria globale dell’asset management e l’Italia non fa eccezione. Se fino a qualche anno fa la presenza era marginale e legata a una ristretta platea di investitori istituzionali, il segmento rappresenta una componente imprescindibile per chi cerca diversificazione, stabilità dei rendimenti e protezione dall’inflazione. L’attenzione è ora focalizzata su come allocare al meglio questi asset, non sull’opportunità di farlo. L’innovazione degli alternativi passa, a nostro avviso, da tre elementi. L’innovazione di prodotto, con l’introduzione di veicoli semi-liquidi o evergreen che consentono maggiore flessibilità agli investitori e limitano la J-curve. L’innovazione regolamentare: in Europa, l’ELTIF (European Long-Term Investment Fund) ha aperto la strada all’accesso per investitori non professionali. Infine, l’innovazione tecnologica, con piattaforme digitali e reti bancarie che stanno rendendo più semplice l’allocazione anche per il pubblico non istituzionale.
Quali opportunità appaiono oggi più interessanti all’interno dei private market?
I trend sugli alternativi sono in evoluzione: ad esempio, le strategie multi-alternative sono in forte aumento. Questi prodotti…
Secondo il report di Peregrine Communications, il 73% dei wealth manager e private bank mostra una presenza visibile negli alternativi. Ma solo il 40% dispone di una sezione dedicata online. La distanza tra capacità d’investimento e abilità di raccontarla rischia di diventare un nuovo fattore competitivo
Secondo una survey di Preqin, gli alternativi sono scesi dal 21,2% al 17% dei portafogli istituzionali tra dicembre 2025 e lo scorso giugno. A pesare il rallentamento del ciclo dei capitali e maggior attenzione alla liquidità. Ridimensionato il sentiment sul private credit, ma l’interesse per equity e infrastrutture resta
Secondo le stime di Neuberger Berman, l’88% prevede di investire entro cinque anni. In testa private equity e infrastrutture. A far da traino è la domanda di diversificazione. La conoscenza degli ELTIF sale al 74%. Gli italiani preferiscono i fondi draw-down
Uno studio mostra che l’apertura al retail può spingere i fondi alternativi a puntare su società meno mature e a mantenerle per un tempo maggiore in portafoglio, con effetti positivi anche sui risultati. Ma serve che i nuovi investitori abbiano un approccio paziente. In caso contrario, si rischia una pressione verso exit premature
Nel primo semestre 2026 gli investimenti in private equity e venture capital si fermano a 5,1 miliardi di euro, appena il 2% in meno rispetto a un anno prima, Ma il fundraising crolla del 60% a 674 milioni. Il buyout traina gli impieghi, mentre il venture capital resta primo per numero di operazioni. I dati Aifi e PwC
Nel secondo semestre il nuovo indice messo a punto dalla società per saggiare il polso degli investitori resta ben sopra la soglia neutrale, pur arretrando dai 60,1 punti del primo semestre. Condizioni di finanziamento favorevoli ai lender e impegni istituzionali resilienti fanno da traino. Stabile la qualità del credito
Una survey di KKR rileva un interesse crescente tra i clienti con almeno 500mila dollari di asset. Ma il 42% indica la mancanza di informazioni come principale barriera. Per il 53% il confronto in presenza con il consulente resta il canale preferito per orientarsi
Per S&P, la scarsa attività di exit sta portando a una biforcazione strutturale del settore. I grandi operatori continuano a crescere, mentre sui piccoli aumenta la pressione. E all’orizzonte c’è una nuova fase di consolidamento
Normativa europea, prodotti semiliquidi e una base di risparmio solida rendono il Belpaese un mercato ad alto potenziale per gli alternativi. Ma aprire le porte agli investitori retail non basta
Per il centro di ricerca dell’associazione, gli investimenti nel credito privato hanno raggiunto i 2.600 miliardi di dollari a livello globale anche grazie all’ingresso della clientela al dettaglio. Ma la democratizzazione richiede tutele, migliore gestione della liquidità e specializzazione. A rischio la resilienza di tutto il mercato