Il carovita di agosto si attesta al 2,9% su base tendenziale e fa registrare il livello più basso degli ultimi tre anni. Ma la componente core sale ancora. Asset manager divisi: per alcuni, possibile un taglio dei tassi di mezzo punto a settembre
Gli Stati Uniti provano a uscire dal grande pantano dell’inflazione, ma non senza difficoltà. Se infatti ad agosto il carovita USA è calato al +2,5% tendenziale dal +2,9% del mese precedente, centrando le attese degli analisti e mettendo a segno il miglior risultato da febbraio 2021, altrettanto non ha fatto il dato core. Lo riporta l’ultimo bollettino del Bureau of Labour Statistics (BLS), che precisa come proprio l’indicatore più osservato dalle banche centrali sia rimasto invariato al +3,2% su base annua e abbia addirittura accelerato allo 0,3% in termini congiunturali dal +0,2% di 30 giorni prima. Una dinamica che divide i gestori sulle prossime mosse della Federal Reserve, con una parte fiduciosa in un taglio dei tassi e chi invece non vuole dare nulla per scontato.
Nel dettaglio dei dati prodotti dal BLS, l’indice per l’alloggio è aumentato dello 0,5% su base mensile ed è stato il fattore principale nel rincaro di tutti gli articoli. Gli alimentari sono invece saliti dello 0,1%, dopo essere aumentati dello 0,2% a luglio. In calo l’energia, che si è raffreddata dello 0,8%. L’indice energetico è diminuito del 4,0% nei 12 mesi che si sono conclusi ad agosto. Il core rate si attesta su base tendenziale al +3,2%, uguale al +3,2% stimato dal consensus e rispetto al dato di luglio.
Taglio a settembre scontato. Ma non l’entità
Matthew Ryan, head of Market Strategy di Ebury
Tra i primi pessimisti c’è Matthew Ryan, head of Market Strategy di Ebury. L’esperto è infatti convinto che il dato sul carovita di agosto abbia di fatto escluso la possibilità di un deciso taglio dei tassi di interesse da parte della FED nel mese in corso. E la riprova gli verrebbe dai mercati, con il dollaro che ha registrato un lieve rafforzamento subito dopo l’annuncio e la probabilità di una sforbiciata da mezzo punto prezzata ora solo al 15%. “Non solo l’inflazione core è rimasta allo stesso livello di luglio”, sottolinea, “ma c’è stato anche un aumento maggiore delle attese dell’inflazione core mensile (+0.3%)”. Una condizione che, a sua avviso, non esclude l’eventualità di un Powell dai toni comunque più dovish o perfino pronto a indicare la necessità di sostenere la debolezza dell’occupazione con un ritmo di aggiustamento più aggressivo.
Jeffrey Cleveland, chief economist di Payden & Rygel
Anche Jeffrey Cleveland, che pure si dice ottimista sul fronte della crescita a stelle e strisce, pensa che le attese del mercato per un taglio dei tassi da 50 punti base si siano sensibilmente ridimensionate dopo la notizia. “La FED dovrebbe quasi certamente procedere a una sforbiciata di soli 25 punti base”, spiega quindi il capoeconomista di Payden & Rygel, precisando però di intravedere un sentiero in discesa: “Assisteremo a una serie di svariati aggiustamenti della stessa entità entro la metà dell’anno prossimo”.
Cathie Wood, ceo di Ark Invest
Molto più positiva è invece Cathie Wood, considerata una guru degli investimenti. Secondo la ceo di Ark Invest, infatti, gli ultimi dati del CPI segnalano che la pressione inflazionistica sta diminuendo. “Se le spese per gli alloggi sono aumentate dello 0,5%”, osserva, “l’energia è scesa dello 0,8% e come lei molte altre voci”. Da qui la sua previsione che il carovita possa avvicinarsi ulteriormente al target del 2% a settembre ma soprattutto la convinzione che la FED attuerà “un taglio da mezzo punto nella riunione del FOMC imminente”.
Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm
Una linea condivida da Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm, secondo cui proprio l’inflazione core più rigida del previsto potrebbe far pendere l’ago della bilancia verso un taglio di 50 punti base a settembre. “Con la rilevazione odierna sull’inflazione e i deboli dati sulle buste paga di luglio”, precisa l’esperto, “la banca centrale americana sarebbe finalmente in grado di bilanciare l’economia e di allontanarla da una fase di recessione”. Un risvolto che, a suo avviso, potrebbe anche dare una spinta alla corsa per la Casa Bianca di Kamala Harris.
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