A novembre l’attività economica ha registrato un brusco calo. Si aggrava anche il terziario. Male la Germania dove il PIL del terzo trimestre è stato rivisto al ribasso. Per i mercati c’è il 50% di possibilità che Lagarde riduca i tassi di 50 pb
Nonostante l’accelerazione dei salari nel terzo trimestre, la possibilità che a dicembre la Banca centrale europea possa tagliare i tassi di mezzo punto percentuale si fa sempre più concreta. A riaprire i giochi sono stati gli indici PMI di novembre, saldamente in zona contrazione, che si sono rivelati inferiori alle già modeste stime e che hanno mostrato una inaspettata flessione anche nel settore dei servizi. D’altra parte lo stesso istituto centrale, nella Financial Stability Review pubblicata giovedì, ha avvertito che ormai il problema della crescita è diventato prioritario rispetto a quello dell’inflazione.
Quasi inevitabile quindi che, dopo la lettura dei PMI e la revisione al ribasso del PIL tedesco, il mercato sia tornato a quotare al 50% la possibilità di una maxi-sforbiciata natalizia, contro il 20% della vigilia. Sullo scenario di un periodo prolungato di stagnazione dell’Eurozona e con la prospettiva di una guerra commerciale con gli USA di Donald Trump, gli operatori ritengono ora che il tasso sui depositi potrebbe scendere intorno all’1,80% a luglio, rispetto all’1,95% previsto prima della pubblicazione degli indicatori elaborati da S&P Global.
Non solo manifatturiero: peggiorano anche i servizi
I PMI di novembre hanno infatti segnalato una svolta sorprendentemente negativa per l’economia dell’Area. L’indice manifatturiero è sceso a 45,2 punti, dai 46 di ottobre, deludendo le attese di una lettura invariata. Anche per i servizi era attesa una conferma, ma il settore ha segnato una flessione a 49,2 punti dai precedenti 51,6, piombando in zona contrazione e ai minimi da dieci mesi. Ne deriva che l’indicatore composito è calato a quota 48,1, dai 50 punti del mese scorso, registrando la lettura più bassa di quest’anno e suggerendo che, quindi, non ci sono miglioramenti all’orizzonte. “L’ottimismo sulle previsioni future è crollato ai minimi in poco più di un anno” e, segnala il report, “continuano per le aziende le difficoltà nell’acquisire nuovi ordini, che risultano diminuiti per il sesto mese consecutivo e ad un tasso elevato”. L’indice delle aspettative delle imprese è infatti sceso al minimo da due anni a quota 55,0 da 59,9. E, con il calo del flusso delle commesse in entrata e del lavoro inevaso, le aziende hanno anche ridotto gli organici, seppure marginalmente.
Cyrus de la Rubia, capo economista di Hamburg Commercial Bank
“Difficilmente la situazione avrebbe potuto rivelarsi peggiore”, ha commentato Cyrus de la Rubia, capo economista della Hamburg Commercial Bank. Per l’esperto non c’è da stupirsi, considerato il recente caos politico nelle maggiori economie dell’Eurozona. “Il governo della Francia si muove su un terreno instabile e la Germania è alle prese con le elezioni anticipate. Se a tutto questo aggiungiamo l’elezione a presidente degli USA di Donald Trump, non c’è da meravigliarsi che l’economia stia avendo problemi. Le aziende al momento navigano a vista”, ha aggiunto.
Germania sempre peggio
Particolarmente preoccupante resta proprio il caso Germania, dove il rallentamento economico si è intensificato, con l’attività delle imprese che ha segnato un calo per il quinto mese consecutivo e al ritmo più rapido da febbraio. Il PMI composito è infatti sceso a 47,3 punti dai 48,6 di ottobre, contro le attese di un dato invariato. In particolare è peggiorata l’attività imprenditoriale nel settore terziario, con una flessione inaspettata a 49,4 punti dai 51,6 precedenti. L’indicatore manifatturiero è leggermente migliorato, a 43,2 da 43,0: gli analisti non si aspettavano variazioni, ma l’indice non è ancora neppure vicino alla soglia di crescita.
“Fino a poco tempo fa, l’economia tedesca era in qualche modo stabilizzata dal settore dei servizi, che stava compensando il forte declino del manifatturiero. Ora non è più così”, ha sottolineato de la Rubia. Come se non bastasse, praticamente in contemporanea l’istituto di statistica tedesco ha rivisto al ribasso il Pil del terzo trimestre. Secondo i dati definitivi, la crescita teutonica si è attestata allo 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti, meno del +0,2% della lettura preliminare. Anche rispetto al 2023 l’espansione risulta dimezzata: dallo 0,2% della prima stima a un più magro 0,1%.
Male anche la Francia
Segnali negativi arrivano infine anche da Parigi, dove il rallentamento dell’economia sta accelerando. Sempre a novembre, l’attività economica francese si è infatti contratta al ritmo più sostenuto dall’inizio dell’anno, mentre i nuovi ordini e le aspettative per il futuro sono crollati al minimo da quattro anni. Il PMI manifatturiero è sceso a 43,2 punti (dai 44,5 punti di ottobre) toccando i minimi degli ultimi dieci mesi. In flessione, e sempre al livello più basso degli ultimi dieci mesi, sia l’indicatore composito, calato a quota 44,8 da 48,1, sia quello relativo ai servizi, sceso a 45,7 punti. “La domanda più debole delle attese è stato un tema comune”, si legge nel report, stando al quale “sia i clienti commerciali che le famiglie hanno riferito di aver ridotto il loro interesse per i beni e servizi francesi”.
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