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Il comparto appare segnato da alta volatilità ma non ha perso la ciclicità. Tra i prodotti passivi spiccano quelli esposti a uranio e nucleare, mentre le strategie più ampie sulla clean energy restano in fase di recupero. Confermata la leadership delle case europee a livello geografico. Ecco l’analisi e le classifiche di FIDA
Con l’avvio del nuovo anno, ecco riaccendersi il dibattito sul ruolo delle energie alternative nei portafogli tematici. Se infatti l’azionario legato alle rinnovabili ha espresso rendimenti cumulati di lungo periodo inferiori rispetto ai settoriali energetici tradizionali e ad altri comparti, la sua traiettoria resta tutt’altro che lineare e priva di spunti: la volatilità rimane elevata ma meno erratica di quanto la narrazione mediatica potrebbe suggerire, segno che il segmento ha progressivamente perso quell’ingenuità pionieristica per assumere contorni più industriali. FocusRisparmio ha quindi deciso di passare in rassegna i prodotti di categoria distribuiti in Italia per tracciare un bilancio sullo stato di salute del comparto ed individuare eventuali trend di investimento. Uno sforzo condotto con supporto di Finanza Dati Analisi (FIDA), società di ricerca e analisi per l’industria del risparmio gestito, che ha messo a disposizione il proprio database.
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Gli indici come cartina di tornasole
Indici FIDA Fondi ed ETF

Fonte: FIDA
Dati ed analisi in EUR al 16/12/2025
Dalla lettura degli indici FIDA emerge con chiarezza un primo elemento di forza: le energie alternative sono da anni una componente strutturale dell’offerta finanziaria e non più un’esotica appendice ESG. Ragionando sul piano dei numeri e considerando un orizzonte di medio-lungo periodo, i fondi di categoria esprimono in media rendimenti annui inferiori al 5% annuo su cinque anni a fronte di volatilità che si collocano agevolmente sopra il 20%. Il confronto con l’azionario energetico tradizionale è istruttivo: a ritorni più elevati, spesso prossimi o superiori al 10% nello stesso arco temporale, corrispondono oscillazioni comparabili ma drawdown storicamente meno profondi. Il rovescio della medaglia per eolico & Co è rappresentato da fasi di correzione violente: le perdite di medio periodo si sono spinte anche fino al 40%-50% nelle fasi più avverse, con tempi di recupero lunghi e non sempre lineari. Al tempo stesso, però, i rimbalzi sono stati altrettanto marcati e hanno confermato non solo una natura fortemente ciclica ma anche una sensibilità accentuata al costo del capitale. A differenza di settori come tecnologia o sanità, il comparto in esame reagisce in modo quasi amplificato alle sterzate della politica monetaria e funge da sismografo delle aspettative sui tassi o sugli investimenti infrastrutturali.
Il mondo dei fondi retail
Scendendo dal livello degli indici a quello dei fondi autorizzati al collocamento retail in Italia, il quadro si fa più sfumato. La gestione attiva ha cercato di mitigare la volatilità attraverso una maggiore diversificazione lungo la filiera, includendo non solo produttori di energia rinnovabile ma anche fornitori di tecnologie o utilities integrate ed esposizioni indirette alle materie prime critiche. Uno sforzo che però ha prodotto risulti non uniformi: i prodotti hanno mostrato una capacità leggermente superiore agli indici di limitare le perdite nelle fasi avverse, pagando però questo cuscinetto difensivo con rendimenti più modesti in presenza di rimbalzi. Dal punto di vista regolamentare, l’adesione ai criteri SFDR e l’integrazione ESG hanno assunto un ruolo quasi dirimente nella costruzione dei portafogli. È qui che si annida una delle fragilità del comparto: la tensione tra coerenza tematica e libertà gestionale. Troppa rigidità normativa rischia cioè di trasformare la sostenibilità in un vincolo operativo, più che in un vantaggio competitivo.
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Gli ETF quotati su Borsa Italiana
Gli ETF sulle energie alternative quotati su Borsa Italiana rappresentano la declinazione più pura e, insieme, più spietata del tema. La replica passiva espone l’investitore senza filtri alla ciclicità del settore, amplificando sia le fasi di entusiasmo sia quelle di disincanto. I costi contenuti e la trasparenza strutturale sono indubbi punti di forza, ma non compensano del tutto una concentrazione spesso elevata su pochi nomi e su specifiche aree geografiche. Quanto al confronto con i fondi attivi, gli strumenti a replica risultano più efficienti in termini di oneri e più coerenti nella rappresentazione del tema ma meno capaci di adattarsi ai mutamenti regolamentari e tecnologici. È una scelta quasi ideologica: affidarsi al mercato nella sua nudità oppure delegare alla gestione attiva il compito, non sempre riuscito, di anticiparne le svolte.
Oltre i numeri
In breve, le energie alternative, lette attraverso gli indici FIDA, i fondi e gli ETF, appaiono come un investimento di pazienza più che di bravura. Il settore non manca di fondamentali di lungo periodo, sostenuti da politiche industriali e soprattutto da un consenso sociale oggi difficilmente reversibile. Tuttavia, la trasmissione di questi fondamentali ai rendimenti finanziari resta magmatica. Chi vi si espone deve accettare una certa dose di volatilità e l’idea, forse desueta ma prudenziale, che il tempo sia ancora una variabile decisiva del rendimento.
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La classifica dei fondi attivi
La classifica dei migliori 10 fondi azionari nei settori Energia, Energie Alternative e Risorse Naturali evidenzia un profilo di forte specializzazione settoriale e un rischio elevato condiviso dai principali protagonisti. La prima parte della graduatoria è dominata da prodotti orientati alle energie alternative e alla transizione energetica, con un peso significativo di fondi come BNP Paribas Clean Energy Solutions (nelle varie classi), JPM Global Natural Resources e Robeco Smart Energy Equities. Questi fondi si caratterizzano per gestione attiva e focus tematico su titoli legati a tecnologie green, rinnovabili o infrastrutture energetiche e non semplicemente come azionari generici del settore energia. In termini di performance, alcuni delle soluzioni più rilevanti mostrano dinamiche interessanti ma volatili. Ad esempio, il veicoli di casa BNP ha registrato rendimento annuale in positivo significativo nel 2025 (oltre +40% su alcune classi) dopo anni di performance e drawdown profondi su orizzonti triennali e quinquennali, riflettendo la forte ciclicità del comparto e la sensibilità alle rotazioni di mercato. Anche Sisf Global Alternative Energy (nelle sue versioni in USD ed EUR) ha mostrato performance annuali positive rilevanti (oltre +30% su un anno in alcune classi), pur con perdite pluriennali e una performance cumulata volatile legata alla correzione del tema energia green negli anni recenti. Dal punto di vista del rapporto rischio-rendimento, la tabella conferma l’alta volatilità storica dei prodotti (spesso oltre il 20% su periodi pluriennali): con drawdown storicamente profondi in molte strategie, indicatori di Sharpe negativi su orizzonti più lunghi, una correlazione elevata con i cicli settoriali sottostanti.
Migliori 10 fondi Azionari Energia, Energie Alternative, Risorse Naturali per perf. 1Y

Fonte: FIDA
Fondi autorizzati retail Italia
Dati ed analisi in EUR al 16/12/2025
Le performance YTD e su un anno migliori si concentrano tipicamente nei fondi con maggiore esposizione alle tematiche di transizione energetica, mentre quelli focalizzati sulle risorse naturali ‘tradizionali’ tendono ad avere drawdown più contenuti. Dal punto di vista geografico, si nota la prevalenza di case di gestione europee (come BNP Paribas AM, Schroders/SISF, Robeco), con esposizione globale dei portafogli ai principali titoli internazionali del settore energia e tecnologie pulite. I costi correnti, confrontati nella tabella, risultano generalmente superiori agli azionari ampi di mercato, riflettendo sia la natura attiva sia la specializzazione settoriale dei fondi. Nel complesso, la classifica offre una fotografia coerente di un segmento di mercato dinamico ma articolo, in cui i fondi leader combinano forti oscillazioni di breve termine e grandi opportunità di rendimento con un profilo di rischio elevato e marcate correlazioni settoriali. Questa combinazione richiede agli investitori una tolleranza al rischio significativa e una visione di lungo periodo, soprattutto nei prodotti più innovativi legati alla transizione verso energie pulite.
La classifica degli ETF
La classifica degli ETF azionari settoriali conferma, anche sul fronte della gestione passiva, la forte polarizzazione tematica del comparto. Questo universo appare però ancora più concentrato su sotto-temi specifici, spesso legati a indici proprietari e a filiere industriali ben delimitate. Dal punto di vista delle performance a un anno, i migliori risultati sono appannaggio dei prodotti esposti al nucleare e all’uranio. In particolare, il WisdomTree Uranium and Nuclear Energy UCITS ETF e il VanEck Uranium and Nuclear Technologies UCITS ETF guidano la classifica con rialzi superiori al 40%: si tratta di prodotti altamente concentrati, con esposizione a produttori di combustibile nucleare e operatori tecnologici del settore. Alle loro spalle si collocano ETF più ampiamente diversificati sulle energie rinnovabili, come il WisdomTree Renewable Energy UCITS ETF e lo SG ETC European Renewable Energy, con performance comunque robuste (tra il 30% e il 35% a un anno) ma accompagnate da una volatilità elevata e da recuperi solo parziali sulle metriche a tre e cinque anni. Il dato segnala come il recente rimbalzo del comparto non sia ancora sufficiente a compensare la profonda correzione subita negli anni precedenti.
Migliori 10 Etf Azionari Energia, Energie Alternative, Risorse Naturali per perf. 1Y

Fonte: FIDA
ETF quotati su Borsa Italiana
Dati ed analisi in EUR al 16/12/2025
Più arretrati in classifica figurano ETF globali sulla clean energy e sulla transizione energetica in senso lato, come iShares Global Clean Energy e Invesco Global Clean Energy. Questi strumenti, pur offrendo una maggiore diversificazione geografica e settoriale, mostrano rendimenti più contenuti e, su orizzonti medio-lunghi, performance spesso negative, a fronte di volatilità e drawdown comparabili a quelli dei prodotti più concentrati. Un elemento che evidenzia come la gestione passiva non abbia attenuato la ciclicità del tema. Sul piano dei costi, emerge uno dei principali punti di forza degli ETF: le spese correnti sono sistematicamente contenute, generalmente comprese tra lo 0,40% e lo 0,60%, rendendo questi strumenti efficienti per un’esposizione tattica al settore. Tuttavia, la riduzione dei costi non si traduce automaticamente in un miglior profilo rischio-rendimento, data l’elevata correlazione con i fattori macro e con le rotazioni settoriali. Nel complesso, la classifica degli ETF restituisce l’immagine di un segmento ancora più volatile e tematico rispetto ai fondi attivi, dove i migliori risultati recenti sono legati a nicchie specifiche, come il nucleare, mentre le strategie più ampie sulla clean energy continuano a scontare un percorso di recupero incompleto. Anche in questo caso, l’utilizzo in portafoglio appare più coerente come allocazione satellitare o tattica, piuttosto che come investimento core di lungo periodo.
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