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I fondi top di Morgan Stanley e Schroders confermano le 5 stelle Morningstar. Michael Oh della casa specializzata Matthews Asia arriva primo per rendimento risk-adjusted

Nel panorama azionario internazionale l’Asia conferma la sua grande eterogeneità. Un punto di forza ma anche di debolezza, come dimostrano le performance molto variegate dei fondi che investono in quest’area.
Se da un lato India e Indonesia sono state le protagoniste indiscusse del terzo trimestre, dall’altro la Cina, Hong Kong e la Corea del Sud figurano invece fra i mercati che hanno sofferto di più.
Ecco come sono andati i fund manager specializzati della categoria Azionario Asia – Giappone escluso – negli ultimi anni.

Fra i portfolio manager che hanno navigato meglio l’ambiente dell’azionario asiatico in termini di rendimento risk-adjusted negli ultimi 3 anni troviamo Michael Oh di Matthews Asia con il fondo Asia Innovative Growth Fund lanciato a marzo di quest’anno ma che replica la precedente strategia Asia Innovators Strategy Performance con un track record che arriva fino a cinque anni.
L’indice benchmark con cui relativizzare le performance è il MSCI All Country Asia ex Japan Index.
Appena fuori dal podio per performance a 3 anni troviamo il fondo MSIF Asia Opportunity – il più grande della categoria con oltre 6,6 miliardi di euro di masse in gestione – gestito fin dal lancio nel 2016 da Kristian Heugh e Anil Agarwal di Morgan Stanley IM. Negli ultimi 12 mesi il fondo paga il dazio di avere un portafoglio molto sbilanciato sui titoli cinesi che hanno recentemente sofferto le ricadute indirette dello scossone Evergrande ma è riuscito a mantenere le 5 stelle Morningstar.
Pieno di stelle anche per l’altro grande big della categoria Morningstar, Schroder International Selection Fund Emerging Asia (Aum 5,6 miliardi di euro), gestito da Louisa Lo fin dal lancio nel 2004. Il portafoglio della fund manager è più diversificato rispetto alla Cina, comprendendo fra le prime posizioni due big dell’area Apac come Taiwan Semiconductor e Samsung Electronics.
Focalizzandosi sul panorama dei fondi 4 stelle Morningstar spicca l’Asia Growth di JP Morgan AM. I due fund manager Joanna Kwok e Mark Davids, in sella alla strategia dal 2017 (il fondo è stato lanciato nel 2005), oggi gestiscono circa 2 miliardi di asset.
I commenti dei fund manager
“Nonostante le continue preoccupazioni riguardanti il contesto normativo in Cina, riteniamo le valutazioni delle società innovative dell’area asiatica attraenti. Il ritmo dell’innovazione cresce in tutta l’Asia e sempre più “unicorni” arrivano nei mercati pubblici al di fuori della Cina, in particolare in Corea del Sud, India e Indonesia. Le valutazioni sono interessanti per le aziende che stanno innovando”, scrive Michael Oh del fondo Asia Innovative Growth Fund in un commento dello scorso giugno.
Nel commento mensile di settembre il team Global Opportunity di Morgan Stanley IM evidenzia che le azioni asiatiche, Giappone escluso, hanno subito una flessione, risentendo dell’andamento negativo dei beni di consumo discrezionali, dei servizi di comunicazione, della salute e degli immobili. Energia, utility e materiali hanno invece chiuso in territorio positivo.
“La selezione dei titoli nel settore beni di consumo primari ha fornito il maggior contributo negativo alla performance relativa. Anche il sovrappeso settoriale ha inciso negativamente così come la selezione dei titoli nel segmento dei beni di consumo primari e nell’industria”, spiega il fund manager.
Sul fronte opposto è “il sottopeso del portafoglio nel settore finanziario che ha fornito nel complesso l’apporto di maggior rilievo alla performance. Un ulteriore impulso positivo è venuto dalla selezione dei titoli, in particolare nella scelta delle azioni delle banche indiane. Gli altri maggiori apporti positivi alla performance relative nell’ultimo mese arrivano dal sottopeso nella salute e nell’immobiliare”, spiegano gli analisti che supportano il fund manager nelle scelte d’investimento. E poi concludono: “Come team continuiamo a concentrarci sulla selezione dei titoli di stampo bottom-up e sulle prospettive nel lungo termine delle società detenute in portafoglio. Valutiamo tali prospettive lungo un arco temporale di tre-cinque anni e deteniamo un portafoglio composto da quelle che a nostro avviso sono società sottovalutate ma di elevata qualità che beneficiano di fattori di traino molteplici e svincolati da contesti di mercato specifici”.
Conclude la panoramica la view di Louisa Lo del fondo di Schroders che dice di aspettarsi un finale di anno con ancora tante sfide. Fra le principali cita il tapering della Federal Reserve, l’inflazione, l’inasprimento normativo e i tassi di vaccinazione ancora bassi in alcune parti della regione asiatica.
“Date le prospettive incerte, la costruzione del portafoglio rimane focalizzata sul mantenimento di un buon livello di diversificazione. Manteniamo posizioni sia su idee growth che value, quelle che potrebbero beneficiare di aspettative e tassi di inflazione più elevati, insieme a quelle idee di crescita a lungo termine che sono meno esposte al ciclo”, conclude Lo nel suo commento trimestrale.
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