Affiancare ai Pir tradizionali un prodotto alternativo e complementare, volto a favorire la crescita delle Pmi radicate nel territorio, sia attraverso l’investimento in strumenti finanziari non quotati, sia tramite la concessione di prestiti e l’acquisizione di crediti
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Fabio Galli, direttore generale di Assogestioni
Propiziare la trasmissione del risparmio all’economia reale è da anni la missione del risparmio gestito, settore strategico del Paese e fucina di energie e talenti costantemente votati all’innovazione del mercato finanziario globale e al potenziamento del motore economico nazionale.
Sforzi che sono culminati nel 2017 con il lancio dei Pir, i piani individuali di risparmio a lungo termine che hanno permesso ai risparmiatori italiani di partecipare alla crescita del sistema imprenditoriale italiano attraverso l’investimento in Pmi quotate.
Un successo testimoniato dai numeri: l’avvento dei Pir ha infatti contribuito all’incremento registrato nel numero di quotazioni nel segmento AIM Italia di Borsa Italiana, quello dedicato alle Pmi ad alto potenziale di crescita. Prova ne sia che dal 2017 si sono registrate oltre 80 offerte pubbliche iniziali, o Ipo, per un controvalore di raccolta in equity pari a circa 3 miliardi di euro.
I vincoli di investimento e i limiti di concentrazione previsti dalla normativa esistente hanno consentito ai Pir di funzionare bene all’interno di portafogli liquidi, tipicamente appannaggio di una clientela retail, contenendo il rischio insito negli investimenti in Pmi quotate e tarandolo a un livello adeguato alle esigenze dei risparmiatori persone fisiche, che trovano nel fondo aperto e di pronta liquidabilità lo strumento di investimento di elezione.
Verso i Pir Alternativi. La proposta di Assogestioni
Ciononostante, mai come in questa fase è necessario fare di più a sostegno dell’economia reale e dello sviluppo del mercato finanziario nazionale.
È con questo spirito che Assogestioni raccoglie la sfida di creare portafogli maggiormente vincolati ai segmenti di mercato meno liquidi, ma proprio per questo ancora più vicini alle imprese di minori dimensioni, così da fornire un contributo concreto al lavoro che il Ministero dell’economia e delle finanze e quello dello sviluppo economico stanno mettendo in campo per rilanciare gli investimenti nel Paese.
Pur potendo comunque investire in asset illiquidi, infatti, i Pir esistenti non risultano essere del tutto adatti allo scopo. La causa è duplice ed è insita nel vincolo di investimento di 30mila euro all’anno e nel limite di concentrazione al 10%, limitazioni necessarie per costruire portafogli pienamente liquidi.
Di converso, per accentuare ulteriormente il ruolo del risparmio come risorsa finanziaria collettiva convogliandolo su investimenti illiquidi, si rende necessaria la definizione di una serie di elementi ulteriori – che attengono alla clientela di riferimento, a soglie di investimento più capienti e a un universo investibile strettamente vincolato alla componente illiquida – che escono dall’alveo dei Pir così come li conosciamo oggi.
Ragioni per le quali Assogestioni propone il lancio dei Pir Alternativi, votati prevalentemente – ma non solo – agli investimenti in strumenti non quotati, scambiati sui cosiddetti mercati privati.
Clientela-obiettivo e soglie più elevate
Rispetto ai Pir ordinari, i Pir Alternativi sono rivolti soprattutto alla clientela più patrimonializzata. Trattandosi di investimenti illiquidi, che richiedono tempi lunghi di investimento e che si caratterizzano per un alto livello di rischiosità, l’introduzione di incentivi fiscali a favore dei Pir Alternativi potrebbe infatti incoraggiare l’afflusso di risorse da parte della clientela più evoluta, che può beneficiare di una soglia di investibilità molto più elevata in strumenti rischiosi e complessi, nonché di una maggiore capacità di detenzione dei titoli nel lungo e lunghissimo termine.
Considerato che l’oggetto dell’investimento dei Pir Alternativi è tipicamente illiquido – e tenuto conto che tali tipologie di investimento vengono realizzate principalmente tramite veicoli di investimento di tipo chiuso – è fondamentale che i limiti delle somme o i valori destinabili al Pir alternativo siano più alti di quelli previsti per i Pir tradizionali.
“Abbiamo costruito una norma che consente di indirizzare in modo organico una parte del risparmio degli italiani – in modo particolare quello che afferisce alla clientela private – anche verso portafogli illiquidi”, afferma Fabio Galli, direttore generale di Assogestioni. “Tant’è vero che nella nostra proposta l’ammontare massimo investibile annuo passa dai 30mila euro dei Pir ordinari a 150mila euro. Questo perché soltanto chi ha dei portafogli già molto ampi e diversificati può conferire risorse anche ai segmenti illiquidi del mercato”.
Pir tradizionali, Pir Alternativi, Eltif. Differenze e sinergie
Arianna Immacolato, direttore del settore fiscale di Assogestioni
Giova sottolineare che i Pir Alternativi, al pari di quelli ordinari, “sono dei contenitori che possono assumere qualsiasi forma purché rispettino i vincoli di investimento stabiliti dalla normativa”, evidenzia il direttore del settore fiscale dell’associazione, Arianna Immacolato.
Tuttavia, considerato l’oggetto di investimento tipicamente illiquido – azioni anche non quotate di Pmi di piccole dimensioni, prestiti e crediti delle predette imprese – “si prestano meglio a essere realizzati tramite l’utilizzo di veicoli di investimento per i quali non sussistono i problemi di liquidità tipici dei fondi aperti, quali gli Eltif, i fondi di private equity e i fondi di private debt. Gli Eltif, in particolare, sono il veicolo perfetto per la realizzazione di Pir Alternativi”, precisa Immacolato.
La proposta di Assogestioni prevede dunque di mutuare i limiti previsti dalla normativa sugli Eltif, che contemplano una soglia di 150mila euro all’anno per un importo complessivo non superiore a 1.500.000 di euro. L’associazione sottolinea che sarebbe comunque opportuno – considerate le modalità di partecipazione a tali veicoli di investimento, che richiedono un consistente investimento iniziale e che spesso non consentono versamenti successivi – prevedere un limite annuo più elevato.
“Le diverse versioni dei Pir rappresentano due mondi separati”, sottolinea Galli. “Memori del 2019, quando parte dell’industria ebbe l’idea di snaturare i Pir portandoli a investire dove non potevano, la nostra proposta è di creare Pir Alternativi, a portafoglio illiquido e concentrati sul Paese Italia, nel cui novero possono rientrare gli Eltif. È una distinzione cruciale, con cui introduciamo una norma che permette lo sviluppo di uno strumento che al momento effettivamente non esiste – almeno non nella forma di un veicolo finanziario a cui è associato un concreto incentivo fiscale”.
L’universo investibile
E veniamo al tema principale, quello che attiene alla rimodulazione dei vincoli di investimento. La proposta di Assogestioni prevede che i benefici fiscali previsti dalla normativa Pir dovrebbero essere estesi anche a favore dei piani di risparmio alternativi che, per almeno i due terzi dell’anno solare di durata del piano, investano almeno il 70% del valore complessivo in:
● strumenti finanziari emessi o stipulati con imprese residenti nel territorio dello Stato o in Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo con stabile organizzazione nel territorio dello Stato, diverse da quelle inserite negli indici FTSE Mib e FTSE Mid Cap della Borsa italiana o in indici equivalenti di altri mercati regolamentati (percentuale che nei Pir ordinari ammonta attualmente al 3,5% del valore complessivo del piano);
● in prestiti erogati alle predette imprese;
● in crediti delle medesime imprese.
È importante sottolineare che le misure proposte da Assogestioni sono immediatamente applicabili in quanto l’agevolazione fiscale per i Pir Alternativi “è mutuata da quella dei Pir ordinari e, pertanto, non presenta elementi di selettività che richiedono l’autorizzazione della Commissione europea”, spiega Immacolato. Nessun rischio che il beneficio fiscale possa qualificarsi come aiuto di Stato, insomma.
Infine, con riferimento ai limiti alla concentrazione degli investimenti, al fine di garantire una maggiore diversificazione delle fonti di finanziamento a favore della medesima impresa o di imprese appartenenti al medesimo gruppo, Assogestioni propone che per i Pir Alternativi l’attuale vincolo di concentrazione del 10% debba essere elevato al 20%.
“L’efficacia dei Pir Alternativi va di pari passo con il lungo orizzonte temporale degli investimenti illiquidi e andrà misurata da qui a dieci anni, dunque questa proposta non è strettamente legata all’emergenza sanitaria”, chiarisce Galli. “Ciò detto, quando finalmente torneremo alla normalità molte imprese saranno nella posizione di dover emettere strumenti di indebitamento o di aumento di capitale per ripartire, e un canale di finanziamento alternativo a quello bancario non potrà che giovare al sistema”.
La sfida, conclude il direttore generale di Assogestioni, “è complessa e nessuno può aspettarsi una partenza a razzo come quella che contraddistinse i Pir nel 2017. Ma crediamo fermamente all’esistenza di un mercato per i fondi chiusi rivolto alle persone fisiche, e i Pir Alternativi sono il percorso migliore per rimettere il Paese sul binario della crescita”.
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