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S&P Global Ratings conferma una view neutra sul settore: alternativi meglio posizionati, tradizionali in difficoltà sui flussi e wealth più resilienti. Partnership, private credit e retailizzazione a fare da traino. Ma al prezzo di maggiore complessità operativa e normativa
L’industria globale dell’asset management si presenta al 2026 con un profilo complessivamente stabile, ma attraversato da cambiamenti strutturali che ne aumentano complessità e rischi. È quanto emerge dall’ultima view settoriali di S&P Global Ratings, secondo cui la crescita sarà trainata perlopiù dalla corsa degli alternativi. Uno slancio che vedrà il supporto dei mercati finanziari e aiuterà gli operatori a fronteggiare la crescente pressione sia operativa sia regolamentare.
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Outlook stabile, ma senza spazio per revisioni positive
Nel complesso S&P Global Ratings osserva come il 2025, nonostante la volatilità, abbia visto i mercati azionari registrare un rialzo che ha sostenuto masse in gestione e risultati economici del risparmio gestito. Questo contesto ha favorito l’intero comparto, si legge, pur senza eliminare criticità strutturali come i deflussi da alcune delle strategie tradizionali e le pressioni sui costi di finanziamento per gli operatori più piccoli. La società mantiene quindi una view neutrale su tutte e tre le principali componenti del settore, sia asset manager tradizionali che case alternative e wealth manager: Il 92% degli emittenti presenta infatti un outlook stabile, mentre quelli negativi si attestano all’8% e i positivi si confermano pari a zero. Una distribuzione dei rating che mostra un settore diviso quasi equamente tra investment grade (52%) e speculative grade (48%).
Tradizionali: resilienza dei mercati, flussi ancora incerti
Per i gestori tradizionali, la view stabile dell’agenzia di rating è sostenuta soprattutto da due fattori: la tenuta dei mercati, con l’azionario USA che ha chiuso il 2025 in rialzo del 32%, e la crescente capacità di assorbire fasi di volatilità moderata. Tuttavia, viene osservato nel report, i flussi restano misti e la pressione competitiva proveniente da prodotti passivi o da quelli alternativi non smette di incidere su commissioni e redditività. A ciò si aggiungono potenziali tensioni di liquidità che colpiscono soprattutto i player di dimensioni più contenute, rendendo il quadro dei flussi ancora incerto nonostante il supporto delle Borse internazionali. Molti operatori stanno rispondendo ampliando l’offerta di ETF attivi e acquisendo competenze negli alternativi, conclude lo studio, una reazione che porta benefici in termini di diversificazione ma produce anche nuovi rischi di integrazione.
Selezione degli asset manager tradizionali – Flusso netto in percentuale dell’inizio del periodo AUM

Fonte: S&P Global Ratings
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Alternativi meglio posizionati nel ciclo
Gli asset manager alternativi risultano, secondo S&P Global Ratings, i meglio posizionati in chiave prospettica. Il recupero delle valutazioni immobiliari e le opportunità legate sia alle infrastrutture sia ad altri segmenti promettono infatti di compensare la persistente debolezza di realizzi e raccolta nel private equity. Le masse in gestione sono dunque viste proseguire sul sentiero di crescita già imboccato l’anno scorso, sebbene senza un rafforzamento significativo delle metriche creditizie per la maggior parte degli operatori. A confermarsi un pilastro per l’espansione dell’universo non quotato sarà però anche e soprattutto il private credit: i rendimenti attrattivi e la diversificazione stanno infatti sostenendo l’interesse degli investitori istituzionali, indica lo studio, mentre il capitale perpetuo proveniente dalle assicurazioni continua a rappresentare una fonte stabile di afflussi. Tuttavia, S&P segnala che l’intensa competizione e la riduzione degli spread potrebbero rallentare il meccanismo di raccolta e impiego delle risorse. L’espansione dei prodotti evergreen e semi-liquidi destinati alla clientela private e retail sta poi aumentando la quota di capitale perpetuo, migliorando la stabilità e la prevedibilità delle commissioni. Allo stesso tempo, si evidenzia come questi prodotti possano essere più esposti a volatilità dei riscatti e a un maggiore scrutinio regolamentare.
Asset manager alternativi – Raccolta fondi dell’industria per asset class

Fonte: S&P Global Ratings
Wealth management più stabile, ma la leva resta elevata
Il comparto del wealth management si conferma quello con il profilo più stabile all’interno del settore, grazie a basi di ricavi meno volatili e a una clientela caratterizzata da elevata fidelizzazione. Secondo S&P Global Ratings, la maggior parte dei player beneficia infatti di flussi ricorrenti legati a commissioni di advisory e pianificazione patrimoniale che riducono la sensibilità all’andamento dei mercati finanziari rispetto agli asset manager tradizionali. Nel 2025 la crescita delle masse in gestione è stata sostenuta dagli indici e da una raccolta netta positiva nella clientela high net worth e ultra high net worth, con una maggiore incidenza di mandati discrezionali. Tuttavia, il report segnala come il profilo creditizio del segmento resti condizionato da livelli di leva finanziaria superiori alla media del settore e che spesso sono legati a strategie di crescita per acquisizioni. “Non è raro che il debito sia stato utilizzato per finanziare l’espansione geografica o l’ampliamento dell’offerta di servizi”, si legge, “favorendo un aumento delle dimensioni operative ma con un impatto sulla flessibilità finanziaria”. L’agenzia sottolinea che un miglioramento del proprio giudizio dipenderà quindi principalmente dalla capacità degli operatori di ridurre le passività o di incrementare in modo strutturale la redditività, mentre eventuali shock di mercato o rallentamenti nei flussi potrebbero incidere negativamente sugli indicatori di credito.
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Europa: crescita delle masse e spinta regolamentare sul retail
In Europa le masse in gestione hanno raggiunto nel 2025 un record di 34.400 miliardi di euro, trainate dai prodotti passivi e dall’aumento della componente retail. Gli alternativi continuano ad attrarre flussi, soprattutto nel private credit e nelle infrastrutture, mentre l’evoluzione normativa – dagli ELTIF 2.0 alle nuove regole su sostenibilità e resilienza digitale – rappresenta per S&P il fattore chiave dell’espansione che contraddistinguerà il 2026.
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