A gennaio, l’indice preferito da Powell sale come da attese. Mentre le spese per i consumi si mantengono sostenute e il mercato del lavoro resta teso. Per i gestori, il taglio dei tassi si allontana
Nessuna sorpresa a gennaio sul fronte dell’inflazione Usa. L’indice Pce, quel personal consumption expenditure che i banchieri centrali reputano uno dei principali indicatori sui prezzi, ha infatti rispettato le attese degli analisti con un aumento dello 0,3% sul mese precedente e del 2,4% rispetto all’anno prima. Ed è anche risultato in linea con il risultati segnati a dicembre, rispettivamente +0,1% e +2,6%. Aderente al consensus si è rivelato infine anche il dato core, quello depurato dagli elementi volatili e dunque ritenuto più affidabile, che è cresciuto dello 0,4% su base mensile del 2,8% a livello tendenziale. Un’incremento che appare come il più basso dalla primavera del 2021, dopo il +0,1% e il +2,9% di fine 2o23, e che rafforza la linea attendista della Federal Reserve sul taglio dei tassi di interesse.
Satyam Panday, chief Us economist di S&P Global Ratings
L’incremento mensile del Pce riflette soprattutto l’aumento dei prezzi al consumo e alla produzione registrato il mese scorso, che la maggior parte degli economisti attribuisce al rialzo dei prezzi da parte delle imprese avvenuto all’inizio dell’anno. Secondo S&P Global Ratings, e nello specificoil chief Us economist Satyam Panday, è però meglio astenersi dall’emettere giudizi almeno fino alla pubblicazione dei dati di febbraio. Solo questi aiuteranno infatti a capire se l’accelerazione di inizio anno è un evento isolato, probabilmente dovuto all’incapacità dei fattori di aggiustamento stagionale di incorporare la reale portata dei rincari di inizio anno, o se sia l’inizio di un trend più preoccupante.
I mercati puntano su giugno
Mentre i funzionari della banca centrale americana continuano a ripetere che non c’è fretta di iniziare a tagliare i tassi e che i dati restano l’unica bussola, i mercati hanno dovuto incassare anche una lieve revisione al rialzo dell’inflazione del quarto trimestre 2023. Archiviata quindi definitivamente l’ipotesi marzo, gli investitori stanno iniziando ad abbandonare anche quella che vede una prima sforbiciata a maggio e puntano piuttosto su giugno-luglio. Non solo: è sempre più quotata anche la tesi di una riduzione di soli 75 punti base quest’anno rispetto ai 100 previsti qualche settimana fa.
Il mercato del lavoro rafforza i falchi Fed
Powell e colleghi devono intanto fare i conti anche con la spesa dei consumatori, che sta decelerando ma resta sostenuta, e con un mercato del lavoro ancora teso. Sempre a gennaio, i redditi personali negli Stati Uniti sono infatti aumentati dell’1% grazie agli aumenti salariali, ben oltre le previsioni, e le spese per gli acquisti (che valgono oltre due terzi dell’economia a stelle e strisce) sono salite dello 0,2%. Inoltre, la scorsa settimana, le richieste di sussidi di disoccupazione sono cresciute di 13mila unità, a quota 215mila contro le 210mila previste, ma ancora a livelli storicamente bassi.
Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia
“Gli investitori mantengono come scenario più probabile una riduzione dei tassi di interesse da parte della Fed nel meeting di giugno”, commenta Filippo Diodovich. Il senior market strategist di IG aggiunge però che le sue aspettative sono per “un primo taglio nella riunione del Fomc di luglio”. L’esperto si dice infatti convinto che il processo di disinflazione negli Usa sarà più lento di quello europeo: “La crescita dei prezzi core Pce dello 0,4% è l’incremento maggiore degli ultimi dodici mesi: con queste cifre macroeconomiche, e in particolare con i brillanti dati sul mondo del lavoro, la banca centrale americana non può ancora cambiare strategie monetarie”.
Per Lula la strada del ballottaggio è in salita. Real e asset verdeoro festeggiano. Per gli investitori al centro c’è la sostenibilità dei conti pubblici, ma secondo gli asset manager un’inversione di tendenza è difficile chiunque vinca
La leadership delle mega-cap aumenta il rischio di concentrazione, mentre l’AI porta con sé segnali di euforia. Secondo gli esperti di Oddo BHF, per intercettare i cambi di leadership servono però modelli capaci di privilegiare i trend strutturali e adattarsi ai regimi di mercato
Secondo le stime di Bain & Company, il mercato AI potrebbe raggiungere quota 6mila miliardi l’anno entro il 2031. Ma i prodotti esistenti possono generare fino a 1.800 miliardi. Per sostenere gli investimenti servono quindi nuove fonti di valore. Le aree più promettenti
A settembre i prezzi hanno accelerato ancora al 3,8%, mentre il dato core si è fermato al 2,5%. Per i gestori, il quadro è troppo complesso e Lagarde interverrà ancora, ma non subito
Per il fondatore di Bridgewater Associates, l’intelligenza artificiale può produrre guadagni di produttività senza precedenti. Ma rischia anche di alimentare eccessi finanziari e concentrare ulteriormente la ricchezza. Un’ambivalenza che pone un nuovo interrogativo: come distribuirne i benefici
Il sell-off generalizzato sui bond colpisce anche i titoli italiani. Per gli asset manager, non c’è nessun allarme sulle prospettive fiscali del Paese, ma resta il nodo del costo del debito. Le scadenze da privilegiare
La società vede nel boom delle emissioni degli hyperscaler un possibile cambio di paradigma per il reddito fisso: mentre le aziende tech finanziano investimenti destinati a generare ricavi, i governi affrontano fabbisogni crescenti legati soprattutto alla spesa corrente
Ad agosto l’indice più osservato dal Fomc si è attestato al 3,4%, contro il 3,7% atteso. Bene anche il Pil del secondo trimestre e il mercato del lavoro. Calano le scommesse di un ritocco ad ottobre, ma per i gestori una stretta entro fine anno è quasi certa
Il nuovo report di BCG mostra che nei primi otto mesi il valore del mercato a livello mondiale è aumentato del 15%. Il nostro Paese si ferma a 39,9 miliardi di dollari. TLC, banche e sanità i settori più attivi. Private equity protagonista
Per il top manager di State Street, in uno scenario di maggiore frammentazione l’industria entra in una fase più complessa: mercati privati, wealth management, tokenizzazione e intelligenza artificiale richiedono infrastrutture globali, efficienza operativa e capacità di lavorare in modo locale. Innovazione, velocità e resilienza le caratteristiche per eccellere nel mondo frammentato
Il Pil globale si espanderà del 2,6% quest’anno. Corrono gli Usa, frena la Cina. Bene l’Eurozona con il risveglio della Germania. L’Italia incassa la revisione più consistente tra i grandi del blocco (+1%)
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio