Indagine Moneyfarm: circa il 59% degli investitori conosce l’esistenza del documento, ma solo il 39,5% riesce a reperirlo e solo il 34,1% lo comprende. Sale la quota di chi ne ha discusso con il consulente
Nonostante per oltre il 97% degli investitori italiani i costi siano un fattore determinante nelle decisioni di portafoglio, il Rendiconto costi e oneri resta semi sconosciuto: appena uno su tre (34%) lo considera infatti chiaro ed esaustivo. È il paradosso che emerge da un’indagine effettuata da Moneyfarm che, a otto anni dall’entrata in vigore della direttiva MiFID II, mostra come la comprensione del documento che elenca tutte le voci di spesa sostenute dai clienti degli intermediari finanziari si stia addirittura riducendo.
Dall’analisi, condotta su 800 investitori, risulta evidente che la disponibilità di informazioni non si traduce automaticamente in maggiore consapevolezza. La quota di chi dice di avere un’idea precisa dei costi sostenuti si va infatti riducendo: dal 42% del 2025 al 38,9% di quest’anno. Una dinamica simile si osserva anche nella comprensione del Rendiconto: circa il 59,3% degli investitori ne conosce con certezza l’esistenza, ma solo una minoranza riesce a reperirlo (39,5%). E la percentuale di chi lo considera chiaro ed esaustivo cala ulteriormente, passando dal 38% dello scorso anno al 34,1%. Tra le principali difficoltà spicca la lettura dell’impatto dei costi sul rendimento finale, indicata dal 47% di chi incontra criticità come il vero elemento di complessità del documento. Inoltre, strumenti fondamentali come l’informativa sui costi ex ante e la versione analitica del Rendiconto ex post risultano ancora poco utilizzati: la prima è sconosciuta al 35,8%, la seconda addirittura al 61,1%. Più nel dettaglio, riguardo al confronto tra l’informativa ex ante e quella ex post, circa la metà di coloro che conoscono entrambi i resoconti li ritiene ugualmente importanti, mentre solo il 13% attribuisce maggiore utilità all’informativa ricevuta prima di investire rispetto a quella successiva.
Investitori più coinvolti
Alcuni segnali incoraggianti arrivano dal fronte del coinvolgimento: rispetto al 2025, infatti, la quota di chi ha discusso il Rendiconto con il proprio consulente è passata dal 26% al 34,4%, indicando il progressivo spostamento da una fruizione passiva a un approccio più attivo e dialogico. Parallelamente, è aumentato in modo significativo l’interesse ad approfondirne il contenuto: il 66,9% dichiara di volerlo comprendere meglio, proseguendo un trend di crescita costante negli ultimi anni (+11,50% rispetto al 2025). Un chiaro segnale, sottolinea l’indagine, di maturazione che evidenzia una sempre maggiore domanda di educazione finanziaria, ancora più marcata tra le donne, dove la percentuale raggiunge il 72%.
L’interesse mostrato dalle investitrici si riflette poi anche nei comportamenti. Queste dimostrano infatti una maggiore capacità di accesso al Rendiconto: il 45% riesce a trovarlo e leggerlo facilmente, contro il 39% degli uomini, segnale di un approccio più attivo. Tuttavia, la maggiore attenzione si accompagna anche a un atteggiamento più critico nei confronti del servizio ricevuto. Il 42% delle donne ritiene infatti il costo della consulenza elevato rispetto al suo valore effettivo, contro il 34% degli uomini, indicando come a un più alto livello di coinvolgimento corrispondano esigenze più sofisticate. Il divario più netto emerge però a livello generazionale. La Gen Z si distingue per una forte sensibilità ai costi e per un orientamento marcato verso strumenti efficienti: ben l’83% indica gli ETF come la soluzione con il miglior rapporto costo-beneficio, il dato più elevato tra tutte le fasce d’età. Allo stesso tempo, però, questa è la fascia di investitori che incontra le maggiori difficoltà nell’accesso alle informazioni: solo il 15% dice di aver trovato e letto il documento introdotto dalla MiFID II. A questo si aggiunge una percezione particolarmente critica della consulenza, con il 54% che bolla le spese come troppo elevate.
Più consapevolezza, più ETF, più consulenza
Quanto agli strumenti, la stragrande maggioranza (81,8%) di chi conosce il Rendiconto e mostra quindi una maggiore consapevolezza dell’impatto dei costi sulla performance, ritiene gli ETF il prodotto con il miglior rapporto costi/benefici, in crescita rispetto al 72,5% del 2025 e in netta controtendenza con gli strumenti detenuti dai risparmiatori italiani. Riguardo all’effettiva composizione dei costi, però, la comprensione resta parziale: quasi la metà ritiene che le spese di distribuzione e consulenza incidano per meno del 20% sul totale sostenuto, attribuendo quindi, erroneamente, la quota prevalente ai costi di prodotto. Tra la minoranza che ha invece una chiara comprensione, la scelta degli ETF supera l’85%. L’attenzione alle spese e la conoscenza degli strumenti informativi a tutela degli investitori vanno di pari passo con una valutazione più positiva del servizio ricevuto: quasi la metà (48,1%) di quanti conoscono con esattezza il Rendiconto reputa l’esborso per la consulenza adeguato o addirittura conveniente, contro il 37,6% di chi ha una conoscenza soltanto vaga.
Andrea Rocchetti, global head of wealth di Moneyfarm
“La sfida non è più soltanto garantire la disponibilità delle informazioni, bensì renderle pienamente comprensibili e utili”, commenta Andrea Rocchetti, Global Head of Wealth di Moneyfarm, che rimarca come una maggiore trasparenza non solo aiuti gli investitori a prendere decisioni più consapevoli, ma migliori anche la percezione del valore del servizio. “Questo innesca il circolo virtuoso tanto ricercato dai policy maker: più tutela per i risparmiatori, scelte più consapevoli, maggiore fiducia nel sistema e, in ultima battuta, una partecipazione più efficace ai mercati dei capitali, a beneficio delle imprese e dei risparmiatori stessi”, spiega.
Massimo Scolari, presidente Ascofind
“Resta ancora molta strada da percorrere al fine di utilizzare al meglio le informazioni contenute nel rendiconto, che non sempre sono sufficientemente chiare, soprattutto in merito all’impatto dei costi sul rendimento degli investimenti”, aggiunge infine Massimo Scolari, presidente di Ascofind, che ha collaborato all’indagine al fianco di Moneyfarm.
Aipb: superate le stime per il 2026 con un semestre d’anticipo. Merito sia dell’effetto mercato che della raccolta. Amministrato e gestito con il turbo: preferiti i fondi comuni e le azioni
State Street: cresce il peso di fiducia, cybersecurity, regolamentazione e infrastrutture di mercato. E aumentano allocazioni e distribuzione. Custodia, pagamenti e fondi gli ambiti più coinvolti
Alla tavola rotonda dell’ANCP Financial Forum di Bologna, Sandrini (Amundi SGR), De Luca (Gamma Capital Markets) e Cesarano (Sella SGR) spiegano dove si nascondono i rischi dietro gli indici e come difendere i portafogli
Accenture: una compagnia su due sta sviluppando casi d’uso in diverse funzioni aziendali. E il valore dell’intermediazione si sta spostando verso la consulenza. La sfida? Passare dalla sperimentazione alla scala
Nasce un polo da 55 miliardi di masse gestite in nome dell’integrazione, della collaborazione e delle sinergie fra le due banche. L’operazione, soggetta alle autorizzazioni di legge, avrà efficacia da febbraio 2027
Ovb Holding: il 43% (60% dei giovani) la usa regolarmente o occasionalmente, ma la fiducia è limitata. E tre su quattro chiamano il professionista per passare all’azione. Il futuro della consulenza? Per i risparmiatori è ibrido
La società combinata sarà tra i primi dieci operatori globali nell’azionario e nel reddito fisso a gestione attiva e nei mercati privati. Londra la sede principale fuori dagli USA
Sei ragazzi italiani su dieci sono certi i risparmi non basteranno, ma appena il 20% si è affidato a un secondo pilastro. E nel resto del mondo il quadro non cambia. Marchetti (Fineco): “Scuola, digital e consulenti per cambiare le cose”
Durante la seconda giornata del FeeOnly Summit 2026 i vertici di OCF, Nafop, Assonova e AssoSCF fotografano una categoria giovane e in crescita, frenata da un vincolo normativo. Sul tavolo anche il vuoto lasciato dagli sportelli bancari e il rebus intelligenza artificiale
Oltre cento società, quasi mille professionisti, 30 miliardi di masse nelle mani dei consulenti fully independent. Questi i numeri presentati al FeeOnly Summit 2026 di Verona
Il patrimonio finanziario mondiale è salito dell’8,6% a quota 268.400 miliardi di euro. La crescita tricolore è stata del 7,4% grazie a una nuova composizione del risparmio sempre più orientata ai mercati. Allianz: i portafogli dettano il ritmo
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio