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Ovb Holding: il 43% (60% dei giovani) la usa regolarmente o occasionalmente, ma la fiducia è limitata. E tre su quattro chiamano il professionista per passare all’azione. Il futuro della consulenza? Per i risparmiatori è ibrido
Gli italiani hanno preso confidenza con l’intelligenza artificiale, tanto che quasi uno su due (43%) la utilizza regolarmente per orientarsi tra investimenti e prodotti finanziari. Quando però si tratta di passare all’azione e decidere dove mettere i propri soldi, la fiducia va ancora alle persone, con il 75% che preferisce affidarsi a un consulente finanziario. È quanto rivela la ricerca europea della società tedesca Ovb Holding, stando alla quale per i risparmiatori del nostro Paese il futuro è ‘ibrido’: il 51% si aspetta infatti che nei prossimi cinque anni la combinazione tra advisor e AI migliorerà la qualità della consulenza.
L’AI spopola soprattutto tra i giovani
Lo studio, intitolato ‘La consulenza finanziaria nell’era dell’AI’ e condotto da Ipsos, ha coinvolto cinquemila risparmiatori tra i 18 e i 75 anni di cinque Paesi (Italia, Spagna, Germania, Ungheria e Repubblica Ceca). Ne emerge che se il 43% dei nostri connazionali usa regolarmente o occasionalmente l’AI per raccogliere informazioni sulle questioni finanziarie e assicurative, questa percentuale sale al 60% tra i giovani (18-34 anni). In particolare, tra chi si affida a strumenti come ChatGPT, Copilot o Gemini, il 52% lo fa per capire i temi finanziari, il 41% per informarsi sui prodotti e confrontarli e il 26% per pianificare gli investimenti.
Fiducia limitata
All’uso crescente della tecnologia non corrisponde però un uguale livello di fiducia. Il 41% dichiara infatti di fidarsi solo parzialmente delle informazioni fornite dall’AI, il 21% ammette di nutrire poca fiducia e il 16% di non nutrirne affatto. Solo il 22% si dice molto fiducioso. La preoccupazione principale, citata da uno su due, è che le raccomandazioni ottenute siano scorrette o inappropriate. Tra i motivi per cui non si usa l’AI pesano anche la mancanza di un contatto personale (38%), la scarsa considerazione della propria situazione individuale (32%) e il timore per la protezione dei dati personali (32%).
Consulente decisivo per passare all’azione
Proprio questa mancanza di fiducia spiega perché, quando la decisione è importante, tre italiani su quattro (75%) puntano esclusivamente o principalmente su un consulente personale. Solo il 5% preferisce l’AI, mentre il 20% dà lo stesso peso a entrambi. Inoltre il 40% non investirebbe sulla base di una raccomandazione di un chatbot e un altro 31% la seguirebbe solo se confermata da un professionista in carne e ossa.
Il valore della consulenza individuale
Degno di nota è anche il fatto che il 70% degli italiani considera molto importante la consulenza individuale: si tratta dalla quota più alta tra i cinque Paesi analizzati, dove la media si ferma al 59%. Il bisogno di un professionista è sentito soprattutto per investimenti e accumulo patrimoniale e per la previdenza pensionistica (51% ciascuno), seguiti da assicurazione sulla vita e consulenza sul credito (26% ciascuno).
Verso un modello ibrido
Infine, gli italiani prospettano una consulenza in cui tecnologia e professionista lavorano insieme. Il 51% si aspetta infatti che questa combinazione migliori la qualità del servizio entro cinque anni, il valore più alto tra i Paesi coinvolti, sopra la media del 47%. “L’AI sta cambiando il modo in cui le persone s’informano, ma non risponde all’esigenza di un orientamento personale”, sottolinea Giovanna Nalin, amministratrice delegata di Ovb Italia. Per Mario Freis, ceo di Ovb Holding, il futuro della consulenza finanziaria “non sta quindi nella scelta tra persone e tecnologia, ma in una combinazione intelligente dei rispettivi punti di forza”.
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