Dalla conferenza di Assogestioni al Salone 2026, emerge il ruolo crescente degli investimenti alternativi come canale per finanziare le imprese. Ma il gap con l’Europa resta. Tra riforma del TUF ed evoluzione di Solvency II, tre le priorità del settore per colmarlo: regole più semplici, nuovi strumenti collaborazione con le istituzioni
Gli investimenti assicurativi nei private asset si candidano a diventare uno snodo sempre più centrale nel collegamento tra risparmio ed economia reale. È questo il messaggio emerso nel panel sul tema promosso da Assogestioni al Salone del Risparmio 2026, che ha messo le istituzioni allo stesso tavolo di rappresentanti di compagnie e asset manager per trovare la ricetta con cui colmare il gap dell’Italia rispetto all’Europa. Un risultato che non si basa solo sulla ricerca di rendimento ma passa anche da un ripensamento complessivo di prodotti, distribuzione e quadro regolamentare.
Alessandra Balbo, responsabile della Cabina di Regia Mercato dei Capitali del MEF
Di tutti gli snodi, quello normativo è stato indicato come il primo da sciogliere. E i protagonisti del panel, intitolato, “Asset management e insurance: un’alleanza per l’economia reale”, hanno convenuto sul fatto che un importante passo avanti sia stato compiuto con la riforma del Testo Unico sulla Finanza. Alessandra Balbo, che ha curato il dossier per il MEF nel ruolo di responsabile della Cabina di Regia Mercato dei Capitali, lo ha spiegato chiaramente. “Questo intervento rappresenta un cambio di passo nel modo di concepire il mercato, che non viene non più limitato al perimetro regolamentato ma inteso come un ecosistema più ampio”. Tra le novità più rilevanti, la funzionaria ha menzionato il riconoscimento formale del ruolo dei private markets e l’introduzione di istituti come la limited partnership che sono pensati per favorire lo sviluppo di private equity e venture capital. “Vogliamo che il risparmio si mobiliti con tutte le forme utili al sistema”, ha spiegato Balbo, sottolineando come la semplificazione normativa rappresenti un “fattore abilitante ma non sufficiente” senza un dialogo continuo con il mercato. Proprio in questa direzione si inserisce la struttura governativa che la manager presiede, pensata come luogo stabile di confronto tra istituzioni e operatori: “Le regole possono essere migliorate solo con il contributo di chi le applica ogni giorno”.
Il ruolo delle assicurazioni e il nodo Solvency II
Dario Focarelli, direttore generale di Ania
Perché il settore assicurativo si confermi uno degli attori chiave sul fronte operativo serve però anche altro. “Gli investimenti alternativi stanno crescendo ma restiamo ancora sotto la media europea”, ha osservato da Ania il direttore generale Dario Focarelli, ricordando come l’Italia riesca ad attrarre ad oggi solo il 6,3% degli investimenti assicurativi europei. Numeri che però, è stato ricordato dall’esperto, vengono compensati da una progressiva diversificazione: real estate, infrastrutture, private equity e private debt rappresentano infatti componenti in crescita. Ma a spingere l’evoluzione del settore contribuiranno, secondo Focarelli, anche le modifiche all’impianto della Solvency II. “La riduzione dell’assorbimento di capitale per investimenti di lungo termine è un passaggio molto importante”, ha spiegato, evidenziando come le nuove regole possano favorire un maggiore impegno nel private debt. Non a caso l’associazione ha recentemente promosso un fondo dedicato a questa asset class: “È un esempio concreto di alleanza tra assicurazioni e asset manager che può diventare sistemico”.
Strumenti e sfide operative: il ruolo delle unit linked
Remì Cuinat, direttore Unit-Linked Assets presso Generali France
Dal punto di vista industriale, l’esperienza portata dagli operatori ha confermato il ruolo già svolto dal comparto. “Le assicurazioni hanno contribuito in modo determinante allo sviluppo del mercato dei private asset in Italia”, ha ricordato Remì Cuinat, direttore Unit-Linked Assets presso Generali France, sottolineando come gli investimenti siano cresciuti fino a raggiungere masse significative. Tuttavia, dal suo punto di vista, permangono alcune criticità operative. Tra queste, la gestione della liquidità e il calcolo del NAV su base periodica ma anche l’assorbimento di capitale. “Non è facile conciliare strumenti illiquidi con le esigenze delle compagnie”, ha osservato, “serve un lavoro congiunto su soluzioni pratiche”. Un ulteriore fronte messo in evidenza durante il panel dal manager d’Oltralpe riguarda l’apertura al retail attraverso prodotti come le polizze unit linked. “Gli strumenti esistono ma serve un equilibrio tra liquidità, distribuzione e tipologia di clientela”, ha aggiunto a proposito. Un riferimento importante in tal senso arriva proprio da quella Francia che Cuinat conosce bene, dove il mercato di questi strumenti ha già integrato in modo significativo gli asset alternativi. “Da noi sono il principale strumento di investimento per le famiglie e rappresentano oltre 2mila miliardi di euro”, ha spiegato, illustrando un modello basato su fondi evergreen e una quota di asset liquidi tra il 15% e il 30%. Tra gli elementi chiave, anche vincoli temporali per gli investitori: “Abbiamo introdotto periodi di lock-up per allineare le aspettative e valorizzare il premio di illiquidità”.
Silvia Chilelli, ad e dg di Eurizon Capital Real Asset
Sul punto è intervenuta anche Silvia Chilelli, ad e dg di Eurizon Capital Real Asset, che ha sottolineato come le unit linked siano destinate a imporsi nel settore quale massima novità per i sistemi di prodotto. Per la manager, serve però una cabina di regia con cui trovare soluzioni di compromesso che migliorino la posizione degli assicuratori. “L’impianto regolamentare discusso fino a oggi pone in capo alle compagnie una grande responsabilità”, ha infatti spiegato, “quella trovare il bilanciamento della liquidità e di ricostruire il nav dei fondi su basi temporali inferiori al mese o ai tre mesi”.
Educazione finanziaria e fiducia le chiavi
Cinzia Tagliabue, Presidente del Comitato Private Markets e Alternativi di Assogestioni
Accanto agli aspetti tecnici, resta comunque centrale il tema della consapevolezza degli investitori. “Non sono strumenti liquidi e devono essere compresi come tali”, ha ricordato Cinzia Tagliabue dalla sua posizione di Presidente del Comitato Private Markets e Alternativi di Assogestioni. Interagendo con la moderatrice dell’incontro Roberta D’Apice, Direttore Affari Legali e Regolamentare dell’Associazione, la ceo di Amundi ha sottolineato la necessità di rafforzare educazione finanziaria e trasparenza nella distribuzione. Un’esigenza rispetto alla quale la collaborazione tra industria e regulator appare ancora più decisiva. “Le soluzioni possono arrivare solo se siamo propositivi”, ha detto sul punto Tagliabue, richiamando i progressi già ottenuti grazie al dialogo con le istituzioni. La direzione appare dunque tracciata: rafforzare l’alleanza tra assicurazioni e asset manager, semplificare le regole e sviluppare nuovi strumenti per canalizzare il risparmio verso la crescita.
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