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Per l’agenzia Usa, la fine della recessione del manifatturiero è vicina. Ma l’ente parigino vede rischi e taglia le stime di crescita. Il Pil dell’Italia 2023-2024 frenerà a +0,7%, sotto la media
L’Eurozona se la caverà. E il merito sarà tanto dei redditi reali, destinati ad aumentare con la disinflazione, quanto del mercato occupazionale. Ne sono convinti gli analisti di S&P, che continuano a considerare il soft landing lo scenario di base nel breve termine nonostante l’aumento dei rischi geopolitici. Una previsione in contrasto con quella dell’Ocse, che ha rivisto in ulteriore ribasso le stime di crescita globale in scia ai timori di un impatto negativo del conflitto in Medioriente sulle prospettive di inflazione.
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Per S&P la fine della recessione del manifatturiero è in vista
L’agenzia di rating statunitense prevede una crescita del Pil europeo dello 0,6% nel 2023 e dello 0,8% nel 2024, con una deviazione marginale rispetto alle stime precedenti. Secondo gli analisti, il rallentamento del Vecchio Continente continuerà nei prossimi sei mesi ma la dinamica cambierà. E se il forte slancio del settore dei servizi si sta indebolendo, la fine della recessione nel settore manifatturiero potrebbe essere all’orizzonte. I pericoli tuttavia non mancano, perchè sono molti i fattori che rischiano di far deragliare lo scenario di un soft landing. In particolare, dal punto di vista del rischio endogeno, tre sono quelli che l’agenzia intende tenere d’occhio: la tenuta dei mercati del lavoro, in particolare nei Paesi la cui produttività è in calo; le aspettative di inflazione, che non si sono ridotte allo stesso ritmo dei prezzi al consumo; le condizioni di finanziamento.
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L’Ocse taglia ancora le stime di crescita
Sebbene concordino nel considerare il soft landing lo scenario di base, gli economisti parigini dell’Ocse appaiono meno ottimisti. A cominciare dalla crescita. Secondo l’ultimo aggiornamento delle Prospettive economiche, il Pil mondiale dovrebbe infatti rallentare dal 2,9% del 2023 al 2,7% del 2024 prima di risalire al 3% nel 2025. A settembre la stima era del 3% quest’anno e di una riduzione al 2,7% il prossimo. “Si prevede che persista nel breve termine una crescente divergenza tra le economie, con una crescita dei mercati emergenti generalmente più resilienti rispetto ai Paesi avanzati e un’espansione dell’Europa relativamente contenuta rispetto a quella in Nord America e Asia”, sottolinea il rapporto. E infatti, per quanto riguarda il bocco dell’euro, il Pil è visto passare dallo 0,6% del 2023 allo 0,9% del 2024 e all’1,5% del 2025. Per gli stati Uniti la previsione è invece: 2,4%, 1,5% e 1,7%.
Quanto all’inflazione, nei Paesi del G20 è atteso un ulteriore calo nella convinzione che le pressioni sui costi scendano al 5,8% nel 2024 e al 3,8% nel 2025 dal 6,2% del 2023. Ci si aspetta che il carovita torni al target “nella maggior parte delle principali economie” entro due anni, anche se gli esperti dell’Ocse tornano a raccomandare prudenza alle banche centrali. I rischi per le prospettive globali a breve termine rimangono infatti orientati al ribasso e le crescenti tensioni geopolitiche tra Israele e Hamas rappresentano una delle principali preoccupazioni in tal senso. Mercati energetici e scambi commerciali gli ambiti che, nello specifico, potrebbero essere maggiormente toccati da un’eventuale allargamento del conflitto.
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Italia sotto la media
Nel dettaglio del nostro Paese, la previsione Ocse parla di una crescita in rallentamento. Il Pil dovrebbe infatti salire di appena lo 0,7% sia nel 2023 sia nel 2024, prima di una lieve ripresa dell’1,2% nel 2025. Sulla stessa linea S&P: espansione dello 0,7% quest’anno, dello 0,6% il prossimo, dell’1,2% nel 2025 e dell’1,3% nel 2026. L’inflazione, secondo l’agenzia Usa, dovrebbe scendere dal 6,2% del 2023 al 2,4% e infine all’1,8%. Per l’organizzazione parigina, il dato calerà invece dal 4,6% di quest’anno al 3,1% del 2024 al 2,5% del 2025.
“L’inasprimento delle condizioni finanziarie, l’erosione dei redditi reali in scia alla modesta crescita dei salari e all’elevata inflazione, il ridimensionamento delle misure di sostegno fiscale connesse alla crisi energetica peseranno sui consumi privati e sugli investimenti”, avverte l’Ocse. Nel 2024 questi andamenti sfavorevoli saranno compensati solo in parte dalla spesa finanziata dai risparmi residui delle famiglie, dalle riduzioni ad hoc delle imposte sul reddito e dall’attesa ripresa degli investimenti pubblici connessi ai fondi di Next Generation EU. “I consumi e gli investimenti privati rimarranno modesti”, è la sintesi.
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Il ruolo chiave del Pnrr
Sempre secondo l’Ocse, il rapporto debito/Pil si attesterà quest’anno al 148,2%. Poi salirà al 148,3% nel 2024 e scenderà al 147,4% nel 2025. Il deficit del triennio è invece previsto al 5,4% del Pil, al 4,2% e al 3,6%. “La spesa pubblica deve essere contenuta ricercando, tra l’altro, opzioni per ridurre gli esborsi pensionistici e aumentando l’ambizione di spending review”, illustra l’ente. Che aggiunge: “La rapida attuazione dei piani di investimento pubblici e delle riforme strutturali previsti dal Pnrr sarà cruciale per sostenere la crescita e ridurre il rapporto debito/Pil”. Un chiaro riferimento al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, di cui appena stata sbloccata la quarta rata.
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