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Consob: record di capitalizzazione a 1.077 miliardi, ma il mercato italiano vale appena il 2% del PIL. Quotate al di sotto dei 200, cresce il private equity. Anche risparmio gestito e fondi pensione sono di dimensioni contenute
Nonostante il record di 1.077 miliardi di euro di capitalizzazione raggiunto nel 2025, Piazza Affari resta sottodimensionata. Il mercato borsistico italiano rappresenta infatti appena lo 0,8% di quello mondiale, a fronte di un PIL nazionale che vale oltre il 2% di quello globale. A sottolinearlo è Consob, che nel rapporto ‘Capital markets in Italy’ mette in evidenza i nodi strutturali e le fragilità della borsa tricolore. A partire dall’inesorabile contrazione del numero di società listate, sceso sotto quota duecento, proprio mentre l’andamento positivo dei corsi ha fatto archiviare un anno da incorniciare.
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Quotate e liquidità in calo
Dal 2010, si legge nello studio, il saldo tra ammissioni e revoche è stato negativo per circa 96 miliardi, di cui 72 nell’ultimo quinquennio. Di qui il fatto che Piazza Affari continua a mostrare dimensioni non in linea con le potenzialità dell’economia italiana. Altro tasto dolente è poi il progressivo calo della liquidità complessiva registrato nell’ultimo decennio: su Euronext Milan, il listino principale, il controvalore scambiato in un anno sul totale della capitalizzazione è passato, in media, da quasi il 100% del 2015 all’88% dello scorso anno. Questo in un contesto di crescente concentrazione del mercato, con la capitalizzazione delle prime dieci società che, nello stesso periodo, è salita dal 37% al 55% del totale.
Cresce il ruolo del private equity
In questo quadro, fa notare l’Authority, si innesta lo sviluppo del private equity. Nel nostro Paese, infatti, gli investimenti continuano a crescere (+17% nella prima metà del 2025) nonostante un calo della raccolta, in linea con la contrazione a livello globale (-33%). Negli ultimi dieci anni, le risorse messe a disposizione delle imprese italiane da parte del private equity sono state quasi il triplo dei proventi di tutte le Ipo su Euronext Milan e Euronext Growth Milan.
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Il risparmio è la chiave
Eppure, per l’Italia, un maggiore sviluppo del mercato dei capitali è alla portata. E la chiave sta proprio nell’elevata ricchezza finanziaria delle famiglie, che a fine giugno ammontava a 6.148 miliardi di euro. Di questo risparmio, oltre un quarto (26%) è infatti detenuto in contante e depositi: un valore significativo se confrontato con il dato degli Stati Uniti (11%), anche se inferiore alla media dell’Area Euro (32%). La quota allocata in bond risulta invece superiore alla media UE (8% contro 3%), mentre il 19% è investito in prodotti assicurativi e previdenziali, meno di quanto osservato nel Vecchio Continente (27%) e negli Usa (28%).
L’industria del gestito può crescere ancora
Anche l’industria domestica del risparmio gestito mostra ancora dimensioni contenute rispetto alle potenzialità dell’economia nazionale, attestandosi al 70% del PIL: un valore lontano dal 350% del Regno Unito, dal 187% dei Paesi Bassi e dal 180% della Francia. Limitata è pure l’esposizione verso le azioni italiane, che si ferma al 7% del patrimonio. Gli attivi dei fondi pensione rappresentano invece il 9% del prodotto interno lordo, in linea con Germania e Francia, ma ancora sottodimensionati rispetto a Paesi Bassi (146%) e Svezia (51%).
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Il ruolo degli interventi regolatori
Infine, la Consob fa notare come i numeri confermino l’importanza delle misure volte a favorire un maggiore sviluppo del mercato dei capitali. E un esempio sono proprio le iniziative di semplificazione dei prospetti obbligazionari: nel 2025, infatti, l’incidenza sul totale dei bond emessi da società italiane e quotati sui mercati domestici è risultata superiore al valore medio registrato nei dieci anni precedenti (14% contro 3,5%).
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