Per la vicepresidente vicaria dell’Authority è necessario usare il risparmio Ue per colmare il gap con USA e Cina. Piazza Affari ai massimi, ma dal 2005 è scomparso un terzo del listino. “Rischi per i risparmiatori amplificati dalla gamification della finanza”
Chiara Mosca, vicepresidente vicaria del Consob (Imagoeconomica, Sergio Oliverio, 2026)
L’integrazione dei mercati europei è una sfida primaria, così come lo è canalizzare il risparmio UE per colmare il gap con i competitor globali. La relazione annuale della Consob tenuta dalla vicepresidente vicaria, Chiara Mosca, ha un caposaldo, ed è quello europeista, nel solco della linea portata avanti da Mario Draghi, che nel 2021 la scelse come commissario dell’Authority. La prima donna a tenere il discorso alla comunità finanziaria, tutta riunita a Palazzo Mezzanotte, guarda infatti soprattutto a Bruxelles, prima ancora che a Milano, ricordando l’urgenza di portare avanti una riforma, quella della della Capital Market Union, vitale per il Vecchio Continente e per la stessa Piazza Affari. Senza dimenticare gli altri problemi, come la grade fuga di società dal listino tricolore, che dal 2005 ha perso cento quotate, e i rischi per i risparmiatori, amplificati dalla gamification della finanza, né i progressi compiuti in tema di semplificazione, tutele e dialogo con i mercati. Con una rassicurazione: la Commissione lavora a pieno regime, nonostante la poltrona di comando sia vacante da tempo.
L’integrazione dei mercati europei è una sfida primaria
Per Mosca gli ostacoli al finanziamento di settori strategici, che rendono l’Europa dipendente da grandi player internazionali, “sono imputabili, in larga parte, alla frammentazione dei mercati finanziari e delle infrastrutture che ne supportano il funzionamento”. Di contro, mercati integrati “potrebbero consentire alla ricerca scientifica europea di tramutarsi in imprese di dimensione globale”. A fine maggio, spiega, il rapporto tra capitalizzazione aggregata e il Pil dell’UE “era pari al 75% (51% per l’Italia), a fronte del 247% degli Stati Uniti”, con i listini azionari a stelle e strisce che rappresentano il 45% della capitalizzazione globale, contro il 10% di quelli del Vecchio Continente. Un divario, rimarca, “che non rispecchia le quote di partecipazione al Pil mondiale delle due economie (26% per gli USA e 18% per l’UE)”. Siamo poi indietro pure sul fronte delle quotazioni: nel decennio 2015-2025 la Cina ha raccolto 647 miliardi di dollari, gli States 425 miliardi mentre i Ventisette si sono fermati a 221. E ridotte sono anche le dimensioni delle nostre operazioni. Una delle conseguenze di tale quadro, avverte, “è la sottorappresentazione delle imprese tecnologiche europee nell’economia mondiale”.
Usare il risparmio europeo per colmare il gap
Tutto questo a fronte di una tendenza che stenta a invertirsi. Se infatti solo una parte dei circa 11mila miliardi di euro che costituiscono la ricchezza finanziaria disponibile delle famiglie europee fosse “canalizzata verso investimenti in innovazione, l’Europa sarebbe in grado di colmare il divario che la separa dai principali competitor globali”, evidenzia Mosca. Ricordando le cifre di Draghi: per rilanciare la competitività del Continente “nei settori strategici (che includono l’intelligenza artificiale riconosciuta tecnologia rilevante per la crescita) serviranno circa 750-800 miliardi di euro annui”.
Quanto all’Italia, a fine giugno Piazza Affari ha raggiunto 1.209 miliardi di euro di capitalizzazione, dai 1.077 del dicembre scorso. Tra il 2010 e il 2025, fa notare Mosca, lo sviluppo del mercato ha seguito due traiettorie opposte: da un lato, un incremento del market cap per effetto della crescita dei prezzi azionari (di circa 750 miliardi), dall’altro, una perdita imputabile all’eccedenza dei delisting sulle IPO (187 miliardi di capitalizzazione persa a fronte di 91 miliardi acquisiti). Quest’ultima tendenza, avverte la vicepresidente vicaria, ha registrato una forte accelerazione nell’ultimo quinquennio, con un saldo negativo di capitalizzazione di 69 miliardi. “I nuovi ingressi sul mercato regolamentato sono stati del tutto assenti”, scandisce.
Dal 2005 scomparso un terzo del listino
La piazza milanese si ritrova insomma ogni anno più piccola: a fine 2025 le quotate sono scese a quota 199, saldo tra 11 revoche e zero nuovi debutti sul listino principale. Se si allunga lo sguardo agli ultimi 21 anni, il conto è ancora più pesante, con 100 nomi in meno su Euronext Milan: in pratica dal 2005 un terzo delle società ha lasciato la Borsa. Solo lo scorso anno sono stati 30 gli addii per un totale di circa 2,5 miliardi di capitalizzazione persa. I delisting a seguito di OPA od OPAS sono stati 9 su 11 nel mercato regolamentato Euronext Milan Milan, con una capitalizzazione persa di 1,75 miliardi di euro, e 11 su 19 da Euronext Growth Milan, per 570 milioni. Mosca analizza come l’emorragia non sia solo italiana: riguarda tutta l’Europa e in passato ha intaccato anche gli USA. Tuttavia, evidenzia, nell’ultimo decennio le quotate a stelle e strisce “sono aumentate del 14%, grazie al contributo del Nasdaq”. A fronte di questa tendenza, osserva la vicepresidente vicaria, nel 2025 il FTSE MIB è cresciuto del 31,5%, realizzando “il suo miglior risultato negli ultimi vent’anni”. Un’espansione che non si ferma, dato che nel corso del primo semestre 2026 l’indice “ha superato il suo record storico che resisteva da marzo 2000”.
I rischi per i risparmiatori e la priorità dell’alfabetizzazione finanziaria
Sul fronte della tutela del risparmio, Mosca segue la linea Savona e rinnova l’allarme per truffe e rischi che corrono sul web. “La diffusione delle frodi attraverso i canali digitali rende l’alfabetizzazione finanziaria una priorità strategica”, sostiene, ribadendo l’impegno della commissione “nelle attività di contrasto all’abusivismo”. Nel 2025, la Consob ha raddoppiato gli accertamenti su siti sospetti, per un totale di 687 operazioni, e ha adottato 507 provvedimenti per pratiche abusive, con oltre 320 siti oscurati. Tuttavia, rimarca la presidente vicaria, “l’arma vincente resta la prevenzione, che si realizza con una maggiore consapevolezza dei cittadini sui rischi dei canali digitali”. Altro percolo rosso arriva poi dalla“gamification della finanza”, cioè l’assimilazione dell’attività di investimento a modelli tipici dei videogiochi. Questa, spiega, “si sta trasformando in gamblification”, cioè in attività di scommessa, “per effetto della diffusione dei prediction markets che, tramite utilizzo di strumenti di AI, incentivano la pura speculazione”.Tale evoluzione, precisa, è monitorata a livello internazionale da diversi regolatori “perché espone gli investitori retail a rischi elevati”, ma mette “alla prova sia i tradizionali processi di vigilanza sia l’impegno delle autorità nel calibrare protezione degli investitori, efficienza del mercato e innovazione”.
Consob davanti a un significativo ricambio generazionale
Intanto, la Consob è alle soglie di un significativo ricambio generazionale che verrà integrato ricercando giovani specializzati nell’analisi dei dati, nell’AI, nelle tecnologie finanziarie e nella cybersicurezza. “In questo solco, si colloca il bando di concorso pubblicato lo scorso giugno per l’assunzione di dieci data scientist”, chiarisce Mosca. Al momento l’Autorità è più grande e strutturata, i dipendenti sono oltre 650. Ora, però, “accanto alle consuete competenze giuridiche, economiche, finanziarie, servono nuove professionalità”.
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