L’obiettivo è andare a riposo a 60 anni, ma tre su dieci temono di non riuscirci mai. Così la metà evita di pensarci. Chi invece lo fa si limita a risparmiare il 17% del reddito annuo. E quando investe, rivela conoscenze approssimative. La survey Natixis IM
Tra soli sei mesi i primi nati della cosiddetta Gen X (1965-1980) compiranno 60 anni. Tuttavia, la confusione e l’ansia quando si parla di futuro pensionistico sono ancora dilaganti. Basti pensare che quasi la metà (il 48%) crede ci vorrà un miracolo per andare a riposo in modo sicuro e uno su due cerca di evitare del tutto di pensarci. Non solo: mentre aumenta la preoccupazione, il 60% accetta di dover lavorare per qualche anno in più ma molti si rendono conto che un impiego non offre garanzie. Con il 47% che teme di non riuscire a continuare abbastanza a lungo. Il quadro sconfortante emerge da una survey di Natixis IM, in cui si nota anche uno scollamento tra aspettative e realtà oltre a una scarsa conoscenza della reale portata degli investimenti.
I Gen X intervistati prevedono di andare in pensione a 60 anni, un’età media precoce per molti standard globali. Stimano inoltre che il ritiro durerà vent’anni, periodo più breve di quello vissuto da molti pensionati. E per arrivarci accantonano in media il 17% del loro reddito annuale. Natixis IM fa però notare che, sebbene i nati tra la metà degli anni Sessanta e il 1980 facciano affidamento sui propri risparmi, il miglior punto di partenza per una vecchiaia finanziariamente serena è l’analisi dei propri piani di investimento e abitudini. A questo proposito, alcuni sondaggi recenti condotti dalla società di gestione rivelano che in media questa generazione è ottimista riguardo ai propri investimenti e nutre aspettative di rendimento a lungo termine del 13%. Un’attesa che però può rivelarsi troppo positiva a causa di una cattiva interpretazione del rischio ma anche di idee sbagliate sugli strumenti passivi e di una scarsa conoscenza del mercato obbligazionario.
Marco Barindelli, country head Italy di Natixis IM
“La Gen X dovrà iniziare a ragionare in modo più concreto su come il patrimonio che ha costruito possa essere messo al servizio di un reddito sostenibile durante la pensione”, avverte il country head Italy di Natixis IM Marco Barindelli. Sebbene molti esponenti di questa generazione accettino di dover lavorare più a lungo di quanto vorrebbero, l’esperto è convinto sia più facile a dirsi che a farsi e riconduce tale circostanza a motivi legali ma anche esigenze personali o contesti professionali come l’uscita forzata dal mondo del lavoro. “Non è troppo tardi per agire”, raccomanda, spiegando che il compimento dei 60 debba essere considerato “un momento per verificare il patrimonio e la solidità del proprio piano finanziario” alla luce di come cambieranno sia il reddito dopo gli anni di lavoro sia le spese.
Le paure: inflazione e debito pubblico
Quando si parla di previdenza, una prima questione cruciale che preoccupa la Gen X è l’inflazione. L’83% degli investitori afferma infatti che il recente aumento dei prezzi ha rivelato quanto sia grande tale minaccia per la sua sicurezza pensionistica. Quasi sette su dieci (69%) imputano invece al carovita di aver danneggiato la propria capacità di risparmiare per la pensione e oltre la metà (55%) dichiara di riuscire ad accantonare meno a causa dell’aumento dei costi quotidiani. Mentre la corsa dei prezzi è un fenomeno relativamente a breve termine, le prospettive di questa classe anagrafica sono influenzate su lungo periodo termine da un altro tema: il debito pubblico. Il 77% teme infatti che il passivo produca una riduzione delle prestazioni previdenziali. Anche piccoli tagli potrebbero avere un forte impatto, dato che il 58% ritiene sarà difficile arrivare a fine mese senza risultati positivi.
La scarsa conoscenza delle obbligazioni e dei fondi passivi
I dati di Natixis IM rilevano poi che la Gen X ha un’allocazione eccessiva in liquidità e una scarsa comprensione del funzionamento delle obbligazioni, dato il contesto di bassi tassi di interesse a lungo prevalente. Interrogato sull’argomento, appena il 2% ha detto dimostrato sapere che un costo del denaro più alto può portare a un calo dei prezzi dei bond posseduti oggi o che il potenziale di reddito futuro sarebbe più alto con nuovi titoli acquistati alle condizioni attuali. Di conseguenza, il 39% dichiara di necessitare di maggiori informazioni sul funzionamento dei diversi tipi di strumenti. Attualmente sei su dieci (61%) affermano anche che è più soddisfacente investire in azioni anziché in reddito fisso, sentimento rafforzato dai significativi guadagni di mercato realizzati dalla fine della crisi finanziaria globale.
I risultati mostrano inoltre la necessità di una maggiore educazione sui fondi indicizzati, in quanto la Gen X ragiona sui rischi dei comparti passivi in un momento della vita in cui idee sbagliate potrebbero essere pagate a caro prezzo. Complessivamente, il 64% sa che questi strumenti sono progettati per fornire rendimenti paragonabili a quelli del mercato ma non altrettanti considerano il lato economico dell’equazione: solo il 54% pensa infatti che siano più convenienti. Inoltre, circa sei su dieci li ritengono meno rischiosi e due terzi (67%) sono convinti li tuteleranno in caso di ribasso. Una view potenzialmente rischiosa, dato che questo segmento offre rendimenti di mercato sia in rialzo che in ribasso.
Più piattaforme automatizzate e di consulenza digitale
In questo quadro complesso, il 56% dichiara che avrà bisogno di una consulenza professionale su argomenti che vanno dal raggiungimento di obiettivi di pianificazione finanziaria di ampio respiro (48%) a piani di reddito pensionistico più specifici (44%). Tuttavia, mentre molti si affidano a un rapporto con un consulente finanziario tradizionale (36%), la Gen X sta incorporando sempre più piattaforme automatizzate nel mix di strumenti a disposizione. Tanto che il numero di chi preferisce la consulenza digitale a quella di persona è aumentato significativamente negli ultimi cinque anni, passando dal 35% al 49%. Questo fenomeno è particolarmente evidente in Asia, dove la percentuale è cresciuta dal 41% al 64% tra il 2019 e il 2023. E anche nel Regno Unito, dove è passata dal 33% al 53%. L’unica eccezione è il Nord America, in cui si è registrato un calo dal 33% al 21%. Tuttavia, ciò non significa che la Gen X si affidi esclusivamente ai canali high tech: di solito la combinano con un rapporto tradizionale. Quando si chiede loro di chi si fidano nel prendere decisioni finanziarie, gli interessati rispondono “il mio consulente” (91%) e “me stesso” (91%). E sono più propensi a fidarsi del proprio advisor che della famiglia (76%) o degli amici più stretti (63%).
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