Il metallo giallo è tornato sopra i 4mila dollari, ma resta lontano dai massimi di inizio anno. Per i gestori, nel breve sono possibili ulteriori cali, ma nel lungo periodo le prospettive restano sostenute da solidi fattori strutturali
Se c’è un asset class che forse più di tutte ha vissuto un semestre al cardiopalma, questa è l’oro. Dopo aver sfiorato a fine gennaio i 6mila dollari l’oncia, ha infatti affrontato una serie di vertiginose correzioni che a fine giugno l’hanno portato sotto quota 4mila, complice un dollaro più forte, l’attesa di tassi ancora elevati e l’affievolirsi delle tensioni in Medio Oriente. Ora il bene rifugio per eccellenza è tornato sopra quel livello simbolico, ma l’estrema volatilità ha reso gli investitori più cauti. Tuttavia, i gestori restano ottimisti: se infatti nel breve periodo permangono rischi al ribasso,il ridimensionamento delle quotazioni sta al tempo stesso riportando il metallo giallo su basi più solide in vista dei prossimi trimestri. E le prospettive restano rosee, grazie a una combinazione di fattori strutturali tra cui spicca la domanda delle banche centrali.
Possibili nuovi ribassi tra petrolio, tassi e inflazione
Nell’immediato, secondo Ricardo Evangelista, senior analyst di ActivTrades, l’oro dovrebbe rimanere sotto pressione. I timori inflazionistici si sono infatti intensificati e i dati sul mercato del lavoro statunitense si sono rivelati migliori del previsto: due fattori che rafforzano l’idea di una Fed hawkish. Inoltre, osserva l’esperto, “Trump ha annunciato una nuova serie di dazi di ampia portata sulle importazioni, riaccendendo i timori di una guerra commerciale globale e rafforzando l’attrattiva del dollaro statunitense come bene rifugio”. A suo avviso, la variabile chiave da monitorare resta l’evoluzione della guerra tra Stati Uniti e Iran e il suo impatto sulle aspettative di inflazione. “Più a lungo il conflitto persisterà nella sua fase attuale, maggiore sarà la probabilità che i tassi di interesse rimangano più elevati più a lungo, creando spazio per un ulteriore ribasso dell’oro”, rimarca.
Un sano reset
Nitesh Shah, head of commodities & macroeconomic research Europa di WisdomTree
Più ottimista Nitesh Shah, head of commodities and macroeconomic research di WisdomTree, che parla di un “sano reset”. La sua tesi è infatti che la netta correzione registrata in questi mesi abbia avuto anche un effetto salutare: “Il premio di valutazione che aveva alimentato buona parte del rally nel biennio 2025-26 si è ormai pienamente riassorbito, riportando le quotazioni in linea con le nostre stime di fair value”, spiega. Se da un lato questo ridimensiona lo spazio per ulteriori rialzi guidati dal puro entusiasmo degli operatori, per l’esperto dall’altro offre basi più solide per le performance future. Da qui in avanti, spiega infatti Shah, “l’outlook sull’oro sarà guidato principalmente dai fondamentali macroeconomici”, in particolare dalla traiettoria di inflazione, tassi d’interesse e dollaro. Il modello di WisdomTree prospetta quindi un recupero verso i 4.563 dollari l’oncia entro il secondo trimestre del 2027, pur segnalando che scenari macro alternativi potrebbero “deviare concretamente questo percorso”.
La tesi d’investimento a lungo termine rimane intatta
Imaru Casanova, portfolio manager di VanEck per i metalli preziosi di VanEck
Guardando al lago termine, Imaru Casanova, portfolio manager oro e metalli preziosi di VanEck, assicura che il ritracciamento in corso non intacca la tesi d’investimento di fondo. Nonostante la correzione, sottolinea l’esperta, il metallo giallo continua infatti a sovraperformare la maggior parte delle altre principali classi di attivo. A suo parere, anche un contesto prolungato di Fed in pausa potrebbe contribuire, nel tempo, a mantenere i tassi reali più bassi, o addirittura negativi: “Uno scenario che storicamente è stato tra i più favorevoli per il lingotto”, osserva. Inoltre, fa notare, le statistiche del World Gold Council mostrano che le banche centrali restano fortemente orientate verso l’oro, con acquisti netti vicini ai livelli record, e che l’89% dei banchieri centrali si aspetta un aumento delle riserve auree globali nei prossimi dodici mesi. Per questo, secondo Casanova, per gli investitori è importante “guardare oltre il rumore di breve periodo”. E lo stesso invito comprende anche le società aurifere, “i cui margini restano molto forti anche con l’oro a 4mila dollari”. Senza contare, conclude, che “questi titoli continuano a essere scambiati a valutazioni che restano basse rispetto ai livelli storici, mentre il settore appare in forte salute finanziaria e operativa secondo gli standard storici”.
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