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Per gli asset manager, non ci sarà un cambio di regime. Ma la volatilità è da mettere in conto. Dai bond alle azioni, passando per AI ed energia: ecco le possibili ripercussioni
Il 3 novembre si avvicina e, tra annunci di premi in denaro per gli elettori e decisioni della Corte Suprema invise al presidente Trump, la temperatura sta iniziando a salire. Le elezioni di metà mandato, infatti, si tengono stavolta in un contesto particolarmente delicato: deficit pubblico elevato, tetto al debito in avvicinamento, inflazione in risalita, boom degli investimenti legati all’AI e, ovviamente, una guerra in corso. Per questo l’appuntamento, di solito non così decisivo per i mercati, è attentamente monitorato dagli investitori. Anche perché, con i Democratici favoriti alla Camera e una partita più incerta al Senato, le urne potrebbero decretare un governo diviso. Secondo i gestori, però, un eventuale stallo legislativo non cambierà la rotta di fondo della politica economica americana. Certamente gli episodi di volatilità nel breve periodo sono da mettere in conto, motivo in più per aumentare la diversificazione nei portafogli, ma anche le opportunità non mancheranno.
Un governo diviso, non un cambio di regime
“È probabile che le midterm portino a un governo diviso, con i dem che dovrebbero conquistare la Camera dei Rappresentanti e una maggioranza democratica al Senato che appare sempre più possibile”, analizzano Samy Chaar e Filippo Pallotti, rispettivamente chief economist cio Svizzera e macro strategist di Banque Lombard Odier. I due fanno però notare che le perdite del partito del presidente in questo tipo di elezioni sono una regolarità storica negli Usa, più che un’anomalia. “La politica commerciale ed estera rimarrà comunque nelle mani del presidente, indipendentemente dall’esito delle urne”, rimarcano. Un Congresso diviso, precisano, porterebbe però a uno stallo legislativo, lasciando invariati i principali orientamenti della politica economica: “La politica fiscale sarebbe di fatto in ‘pilota automatico’, diventando un moderato freno alla crescita nei prossimi trimestri”. Sulla stessa linea Gil Fortgang, Washington associate analyst di T. Rowe Price, secondo cui è improbabile che il voto determini un cambiamento radicale, anche perché molte delle priorità dell’amministrazione Trump in materia di commercio, geopolitica e deregolamentazione sono state perseguite attraverso provvedimenti esecutivi. “Ci aspettiamo che ciò continui indipendentemente dall’esito elettorale”, afferma. Non solo: come fa notare Matthew J. Bartolini, global head of research di State Street Investment Management, le maggioranze risicate attese in entrambi i rami del Congresso “limiteranno probabilmente la possibilità di approvare riforme legislative di ampia portata”.
Il nodo fiscale e le ripercussioni sui bond
Secondo Fortgang, un acceso terreno di scontro in caso di governo diviso potrebbe diventare quello delle trattative in materia fiscale, in particolare per quanto riguarda il tetto al debito. “L’attuale limite, pari a 41.100 miliardi di dollari, dovrebbe essere raggiunto nel corso del 2027: l’innalzamento o la sospensione di tale tetto richiede l’approvazione del Congresso e segnali di negoziati prolungati potrebbero contribuire ad aumentare la volatilità dei mercati finanziari”, avverte. Per Bartolini è improbabile che il problema del deficit venga affrontato in modo significativo, considerate le maggioranze risicate e gli scarsi incentivi politici a intervenire sulla spesa, sulla politica fiscale o sull’entità dell’indebitamento pubblico. “Gli investitori dovranno quindi continuare a confrontarsi con premi a termine in aumento, un’inflazione persistente, un’elevata offerta di Treasury e timori sulla credibilità fiscale”, mette in guardia. Aggiungendo che le obbligazioni potrebbero continuare a svolgere un ruolo importante, ma potrebbero non rappresentare più lo stesso affidabile strumento di diversificazione del precedente regime disinflazionistico. Dello stesso parere Murray, secondo cui le ragioni per cui i rendimenti dei Treasury a più lunga scadenza potrebbero restare elevati non verranno meno: “È probabile che l’inflazione rimanga al di sopra dell’obiettivo, mentre il deficit fiscale dovrebbe mantenersi su livelli elevati”. Inoltre, analizza, “gli ampi disavanzi federali richiederanno un consistente e continuo ricorso all’emissione di titoli del Tesoro, esercitando potenzialmente una pressione al rialzo sui rendimenti a più lunga scadenza”.
L’AI resta centrale
Altro tema da monitorare, secondo i gestori, è quello dell’intelligenza artificiale. “Le elezioni di midterm hanno già offerto un primo assaggio di come potrebbe evolversi il dibattito politico”, spiega Fortgang, citando le preoccupazioni per il consumo di acqua e il costo dell’elettricità suscitate dalla costruzione dei data center e le diffuse inquietudini riguardo alle possibili conseguenze delle nuove tecnologie per la società e l’occupazione. “Le restrizioni a livello statale potrebbero avere implicazioni per alcune società elettriche e per le aziende di ingegneria e costruzioni. Tuttavia, è probabile che i progetti di data center si spostino verso gli Stati caratterizzati da un contesto normativo più favorevole”, osserva. Anche per l’esperto di State Street Im, nonostante l’AI resti una priorità strategica bipartisan per ragioni di sicurezza nazionale e competitività, le crescenti preoccupazioni su occupazione, energia e prezzi al consumo potrebbero portare a proposte di regolamentazione e tassazione dei fornitori di servizi oppure di limitare la proliferazione dei data center. “Ciò potrebbe alimentare nel breve periodo una volatilità legata ai flussi di notizie”, sostiene. Anche se, precisa, “il ciclo di investimenti in conto capitale, le partnership tra settore pubblico e privato e la forte crescita dei ricavi potrebbero continuare a sostenere il tema di investimento nel suo complesso”.
Le ripercussioni per il settore finanziario e per l’energia
Quanto al settore finanziario, per Bartolini questo è tra i più immuni all’esito delle urne: gran parte delle decisioni regolamentari non dipende infatti dal Congresso, ma da autorità come Fed, Fdic e Sec. “È improbabile che un Congresso diviso ostacoli l’entrata in vigore di norme favorevoli già all’orizzonte”, assicura. Questo, a suo parere, “potrebbe contribuire a prolungare l’attuale slancio dei fondamentali del settore finanziario e bancario”. Discorso diverso per il settore dell’energia, per il quale, secondo l’esperto, le midterm potrebbero costituire un ostacolo alla possibilità che si registri un altro anno di sovraperformance a doppia cifra. Il settore, spiega, potrebbe infatti dover fare i conti con un aumento degli ostacoli legislativi a un’ulteriore deregolamentazione dei combustibili fossili. Questo, di contro, potrebbe creare “al contempo maggiore sostegno per le energie rinnovabili, gli investimenti nelle reti e le utility”.
Azionario: conta l’orientamento non il vincitore
Sul fronte azionario, per Murray le ripercussioni dipenderanno non solo da chi vince, ma anche dalla composizione del nuovo Congresso. Ad esempio, chiarisce, uno spostamento verso esponenti politici più progressisti, “soprattutto se accompagnato da un maggiore sostegno a imposte sulla ricchezza e ad altre politiche redistributive”, potrebbe destare preoccupazione tra gli investitori. “Al contrario, una componente più moderata potrebbe essere accolta più favorevolmente dai mercati azionari”, completa. In definitiva, secondo Bartolini, in un mercato caratterizzato da stallo politico, interventi dell’esecutivo, rischi fiscali e incertezza geopolitica, “gli investitori potrebbero dover guardare oltre l’esito elettorale e concentrarsi sui temi di politica economica in cui domanda e fondamentali continuano a offrire sostegno”. Prepararsi alle elezioni di metà mandato, a suo giudizio, significa quindi non tanto prevederne il risultato, quanto “costruire portafogli in grado di cogliere opportunità mirate: dalle infrastrutture per l’AI alla regolamentazione finanziaria, passando per la domanda di energia e la diversificazione multi-asset”.
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