Secondo Mossavar-Rahmani, cio della divisione Wealth Management di Goldman Sachs, l’equity americano promette di restare una miniera d’oro anche nel 2024. Merito di un’economia sana e utili in rampa di lancio. “I prezzi alti? Ne vale la pena”
Non c’è Federal Reserve che tenga. Così come non devono far temere i guadagni realizzati negli ultimi mesi. Per i clienti delle gestioni patrimoniali, l’azionario americano promette di restare una miniera d’oro anche nel 2024. Lo sostiene l’Investment Strategy Group (Isg) di Goldman Sachs Wealth Management, che sottolinea come la preminenza degli Usa quale tema d’investimento a lungo termine sia sostenuta da una combinazione di fattori a lungo termine. Una view che induce gli esperti delle banca a puntare nuovamente un segmento capace, secondo le loro stime, di fruttare l’8% l’annuo dal 2009 a oggi.
Nel suo outlook al 2024, Goldman Sachs mostra come la fiducia nei titoli a stelle e strisce abbia innanzitutto ragioni storiche. Negli ultimi 14 anni, spiega infatti il documento, la performance annualizzata dello S&P 500 ha battuto del 7% quella degli indici azionari di tutti gli altri Paesi sviluppati e dell’8% quella dei mercati emergenti. Per avere un’idea delle potenzialità di guadagno legate a questa dinamica, basti pensare che cento milioni di dollari investiti in questo segmento per il periodo di tempo considerato avrebbero fruttato oltre un miliardo. Un risultato conseguibile grazie alla resilienza dell’economia di Washington, che ha dimostrato di saper superare senza troppi inciampi le scorie della crisi subprime e altri shock come la pandemia o il rialzo dei tassi Fed in scia alla fiammata dei prezzi. Ecco perché la società non sembra temere neppure la fase di incertezza che stiamo vivendo e anzi propone previsioni piuttosto positive: +13% in caso di scenario avverso e +27% se il quadro si rivelasse migliore del previsto. A spingerla in questa direzione stime macroeconomiche che parlano di un’inflazione in calo al 2,5% (grazie soprattutto alla frenata dei beni di largo consumo), di consumi in rallentamento al 2%, una disoccupazione in salita dal 3,7% al 4,1% e di una crescita dell’1,9%. Tutti elementi a supporto dell’ipotesi di tagli dei tassi multipli da parte della Fed.
Le prospettive di total return
Le prospettive di total return per le diverse asset class. Dati al 31 dicembre 2023. Fonte: Investment Strategy Group di Goldman Sachs Wealth Management
Non solo quadro macro. Gli utili societari saranno il driver
Sharmin Mossavar-Rahmani, chief investment officer di Goldman Sachs Wealth Managament
“La sovraperformance dell’equity Usa non sarà grande come quella osservata negli anni passati ma resterà tale da giustificare un focus sul segmento”, ha spiegato il chief investment officer della divisione Wealth Managament di Goldman Sachs Sharmin Mossavar-Rahmani. Dal suo punto di vista, infatti, la preminenza della regione non si basa solo sulle dimensioni dell’economia o sull’elevato Pil pro capite ma dipende anche da variabili destinate a persistere nel prossimo futuro e a resistere di fronte a fratture sociali e culturali o politiche. A partire dalla traiettoria dicrescita degli utili societari, che sarà tale da “favorire un rapporto price-earnings (P/E) particolarmente elevato per la categoria”. Da qui, il suo invito a non ridurre la propria allocation strategica all’asset class e neppure a ridimensionare tatticamente il relativo peso nel portafoglio di inizio 2024 per preferire liquidità, obbligazioni o il capitale di rischio di altri Paesi.
Nella visione di Goldman Sachs c’è anche un altro fattore a sostegno dell’equity americana: il debole legame delle imprese locali con la Cina e quindi gli effetti limitati che produrrà su di loro la sua traiettoria di crescita. “Prevediamo che lo sviluppo di Pechino rallenterà fino al 3% nei prossimi cinque anni e si assesterà appena sopra il 2% entro il 2033, per un tasso cumulato sull’intero decennio pari al 3,4%”, spiega Mossavar-Rahmani. Che aggiunge: “Alla luce di un simile rallentamento, non possiamo che preferire l’azionario americano a quello di altri Paesi perché le esportazioni dirette al Dragone rappresentano solo una piccola percentuale del Pil nazionali così come esigua è la quota di utili societari che scaturisce da quei territori”.
I prezzi alti non sono un problema
Rahmani ritiene che, in questa prospettiva, l’equity a stelle e strisce sia conveniente anche al netto delle quotazioni ben sopra la media. Da un lato sottolinea come le valutazioni non siano di per se stesse un fattore statisticamente rilevante ai fini di determinare l’andamento delle azioni nell’orizzonte breve di un anno. Dall’altro, evidenzia come la crescita di utili e Pil siano collegate e, nel lungo periodo, i prezzi dei titoli tendano ad adeguarvisi di conseguenza. “Considerando le prospettive di crescita statunitensi, nettamente più favorevoli rispetto a quelle delle principali altre economie sviluppate, continuiamo a prediligere gli States nonostante siano cari”, spiega dunque il manager. E anche se valutazioni più elevate aumentano il rischio di correzioni, esponendo soprattutto chi possiede equity a rapporti P/E maggiori, la conclusione dell’esperto è che “la tendenza degli utili societari delle quotate Usa muove verso una crescita sostenuta”.
I rendimenti salgono per tre ragioni: normalizzazione, debito fuori controllo e fiducia incrinata nelle istituzioni. Sul mercato, fino alle elezioni americane di medio termine, si va a testa o croce
Uno studio mostra che l’apertura al retail può spingere i fondi alternativi a puntare su società meno mature e a mantenerle per un tempo maggiore in portafoglio, con effetti positivi anche sui risultati. Ma serve che i nuovi investitori abbiano un approccio paziente. In caso contrario, si rischia una pressione verso exit premature
Secondo un sondaggio Cerulli, la competizione per i professionisti della consulenza si intensifica e l’offerta assume un peso crescente nelle scelte di affiliazione. Il 41% degli advisor indica l’ampiezza dei prodotti finanziari tra i driver di scelte, mentre solo l’11% degli executive bancari la considera una leva per la retention
Una survey di KKR rileva un interesse crescente tra i clienti con almeno 500mila dollari di asset. Ma il 42% indica la mancanza di informazioni come principale barriera. Per il 53% il confronto in presenza con il consulente resta il canale preferito per orientarsi
Per Aleksandra Milan Cortegiano, director of investment funds and vehicles di Valeur Group, servire i grandi patrimoni significa andare oltre l’asset allocation: leggere famiglie, imprese, obiettivi e passaggio generazionale dentro una strategia davvero su misura
Il Global Private Capital Report 2026 di Ropes & Gray fotografa un settore ancora resiliente, ma alle prese con vincoli strutturali. Raccolta ed exit restano sotto pressione, mentre continuano a crescere i continuation fund. Tra boom dell’AI e il ruolo centrale dell’Europa, ecco le prospettive per il resto dell’anno
Secondo un report di Dynamo Software, i general partner aumentano gli investimenti in tecnologia e puntano sempre più sugli algoritmi per migliorare sia deal sourcing che due diligence e produttività. Ma il fundraising resta la principale sfida, mentre cresce il peso degli investitori private wealth rispetto agli istituzionali
Secondo il Global Wealth Report 2026 di UBS, nel 2025 la ricchezza personale globale è cresciuta del 10,8%. Ma emergono squilibri profondi: il dato medio è sceso in molti mercati, i milionari aumentano ovunque e il patrimonio diventa sempre più un tema politico
Per la società di consulenza, l’ampliamento della platea di investitori affluent e retail spingerà i ricavi da asset illiquidi a oltre 105 miliardi: quasi la metà del fatturato totale. A cresce soprattutto i fondi passivi. Intanto tecnologia e distribuzione ridisegnano gli equilibri competitivi del settore
Secondo Paolo Fumo, chief commercial Officer di CNP Assicura, il vero ostacolo alla diffusione delle coperture LTC in Italia non è la mancanza di consapevolezza ma il deficit di educazione. Prodotti più semplice, costi per fasce e un tandem pubblico la sua ricetta per colmare il gap
Uno studio della società mostra come wealth e asset management stiano entrando in una nuova fase, dove la consulenza evoluta si unisce ad AI e mercati privati. Nuovi modelli distributivi, formazione e relazione con il cliente la ricetta di Daniele Funaro per affrontare un mercato più competitivo e orientato alla pianificazione
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio