Secondo il Global Wealth Report 2026 di UBS, nel 2025 la ricchezza personale globale è cresciuta del 10,8%. Ma emergono squilibri profondi: il dato medio è sceso in molti mercati, i milionari aumentano ovunque e il patrimonio diventa sempre più un tema politico
La ricchezza globale cresce, ma non per tutti allo stesso modo. Se il 2025 ha visto il patrimonio personale mondiale registrare un’accelerazione significativa, segnando il terzo anno consecutivo di espansione, il quadro complessivo appare tutt’altro che omogeneo. Mentre il dato medio è salito in modo netto, quello mediano è infatti diminuito nella maggior parte dei mercati e ciò indica una distanza crescente tra le fasce più ricche e il resto della popolazione. È questa la fotografia scattata dal Global Wealth Report 2026 di UBS, nel quale si mette in luce una dinamica che va oltre il racconto dell’andamento dei mercati o il valore degli asset: le risorse accumulate condizionano consumi, fiducia, scelte di investimento e, sempre più, anche il dibattito pubblico.
UBS rileva un incremento della ricchezza personale totale in dollari pari al 10,8%, più del doppio rispetto al +4,6% del 2024 e al +4,2% del 2023. A sostenere la crescita sono stati i mercati finanziari ma anche l’aumento degli asset non finanziari, segnale di un ampliamento più generale delle classi di attivo detenute dalle famiglie. “Si registra un aumento per il terzo anno consecutivo”, ha commentato da UBS Global Wealth Management il vicepresidente Robert Karofsky, facendo notare come l’impennata dei patrimoni abbia superato in velocità quella del PIL mondiale. Per il co-president Iqbal Khan, invece, il dato da segnalare è un altro: “Un’influenza sempre maggiore sul fenomeno di fattori come il cambiamento delle condizioni economiche, l’evoluzione tecnologica e le nuove opportunità che si presentano nei vari mercati”.
Europa in testa, ma pesa l’effetto dollaro
Matteo Ramenghi, chief investment officer di UBS WM in Italia
La crescita non è stata omogenea a livello geografico. L’area EMEA ha registrato l’aumento più forte, con un +17,5%, mentre dietro si sono posizionate le Americhe (+8,5%) e l’Asia-Pacifico (+5,9%). Una parte importante di questa dinamica dipende però dalle oscillazioni valutarie, con l’indebolimento del dollaro che ha amplificato la crescita di molte aree fuori dagli Stati Uniti. L’euro, in particolare, si è apprezzato di quasi il 9% contro il biglietto verde e ha così contribuito a rendere più brillante la performance del Vecchio Continente. La Svizzera si conferma il primo mercato per ricchezza media, mentre la Penisola si piazza undicesima per quanto riguarda il dato mediano (131.001 dollari) e al ventiduesimo posto in termini medi (279.439 dollari). Matteo Ramenghi, cio di UBS WM in Italia, ha commentato così questi dati: “Il nostro Paese si conferma tra quelli con i più alti livelli di risparmio e ricchezza”. Poi ha aggiunto: “La solida struttura imprenditoriale continua a rappresentare un fattore di crescita, mentre un miglioramento dell’allocazione degli investimenti rispetto all’attuale forte esposizione alla liquidità e al settore immobiliare offre opportunità per incrementare i rendimenti”.
Il 2025 ha segnato anche un nuovo record per il numero dei milionari. La loro popolazione è aumentata dell’1,5%, pari a quasi un milione di nuovi ingressi. E, per la prima volta, nessuno dei 56 mercati analizzati da UBS ha chiuso l’anno con meno rappresentanti di questa categoria rispetto all’inizio. Gli Stati Uniti restano dominanti: hanno creato oltre 440mila nuovi paperoni e ospitano oltre il 40% del totale in dollari a livello globale. L’Europa occidentale ne conta poco meno di 15 milioni, mentre nell’Asia-Pacifico spiccano la Cina continentale (5,3 milioni) e il Giappone (quasi 3 milioni). Anche l’Italia mantiene un ruolo rilevante, con circa 1,235 milioni di milionari in dollari.
Da piramide a diamante
Uno dei cambiamenti più interessanti riguarda la forma della distribuzione globale della ricchezza. La tradizionale piramide patrimoniale si sta trasformando: la fascia più bassa, sotto i 10mila dollari, è ormai solo leggermente più ampia di quella tra 10mila e 100mila dollari. E, se la tendenza proseguirà, le due potrebbero invertirsi prima della fine del decennio. Nel 2025 58 milioni di adulti (l’1,5% del campione) risultano possedere oltre un milione di dollari e controllare il 48,4% dei volumi totali. Altri 588 milioni, il 15,3%, si collocano tra 100mila e un milione di dollari e detengono il 38,8% del patrimonio. Alla base, 1,62 miliardi restano sotto i 10mila dollari ma controllano appena lo 0,6% della torta. Il risultato è una fotografia ambivalente: da un lato, meno persone si trovano nelle categorie patrimoniali più basse; dall’altro, la concentrazione al vertice resta molto elevata.
A rendere il quadro ancora più rilevante è il cosiddetto great wealth transfer, il trasferimento di ricchezza già in corso e sempre più centrale per il futuro dell’economia globale. Il patrimonio sta infatti passando dalle mani dei Baby Boomer alle generazioni successive, ma il cambiamento non è solo anagrafico. A mutare sono le caratteristiche dei soggetti che controllano il patrimonio, con un ruolo crescente delle donne e scelte di allocazione potenzialmente molto diverse. Questo mutamento avrà effetti significativi sui mercati, proprio perché chi eredita e gestisce la ricchezza potrà orientarla verso strumenti, settori e priorità differenti. Ma avrà anche conseguenze sulla politica. Per Paul Donovan, chief economist di UBS Global Wealth Management, “il great wealth transfer sta attirando l’attenzione della politica e i governi cercheranno probabilmente di mobilitare la ricchezza privata per ridurre il costo del finanziamento del debito”. La ricchezza, insomma, non è più soltanto una misura patrimoniale. È una variabile economica, sociale e politica. Cresce, cambia proprietari, si concentra, sostiene i consumi e alimenta nuove tensioni. Ed è proprio da questa trasformazione che passa una parte importante della lettura del nuovo ciclo globale.
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