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Rapporto VeM: nel primo semestre le startup e scaleup tricolori hanno attirato 679 milioni (+37%). Round giù del 20% a quota 127
Più investimenti ma su un minor numero di operazioni. Il mercato italiano del venture capital si conferma solido e in evoluzione e chiude il primo semestre 2026 all’insegna della concentrazione delle risorse. Da gennaio a giugno, i capitali destinati a startup e scaleup si sono infatti attestati a 679 milioni di euro, registrando un aumento del 37% rispetto ai 494 milioni del 2025. I round sono stati invece solo 127 (initial e follow on), il 20% in meno rispetto ai 146 dello stesso periodo dell’anno precedente. Lo certifica l’Osservatorio VeM della Liuc Business School, promosso con Aifi e realizzato con Intesa Sanpaolo Innovation Center, Kpmg, Cdp Venture Capital Sgr e Iban, stando al quale è dunque cresciuta la dimensione media dei deal, così come il peso degli investitori domestici.
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Attività in ripresa
Nel primo trimestre sono state realizzate 58 operazioni e nel secondo 69 (+19%). Se si guarda solo ai nuovi investimenti, initial, questi sono stati 95 rispetto ai 110 dell’anno precedente. Per quanto riguarda l’ammontare impiegato sia da operatori domestici che esteri, i 679 milioni investiti sono stati distribuiti su 117 round (erano 146 nel primo semestre 2025). Si è registrata poi un’accelerazione anche sull’ammontare destinato a realtà estere fondate da imprenditori italiani, passata da 95 milioni a 238 milioni, con un numero di round in lieve calo rispetto all’anno precedente (10 vs 12). Sommando queste due componenti, il totale complessivo si attesta a 917 milioni, contro i 589 milioni di dodici mesi prima. “Il secondo trimestre segna una ripresa dell’attività di investimento rispetto a un inizio anno partito a rilento”, sottolinea Giovanni Fusaro, direttore del VeM. L’indice VeM-i, infatti, indica un valore pari a 1.375 nel secondo trimestre 2026, in netto aumento rispetto ai primi tre mesi e poco al di sopra dei valori trimestrali monitorati negli ultimi due anni. Per l’esperto, a rafforzare questo segnale per il resto del 2026 contribuiscono sia l’aumento dell’ammontare sia il flusso costante di deal di Technology Transfer.
L’effetto leva del Technology Transfer
A questo proposito, l’Osservatorio evidenzia come negli ultimi tre anni e mezzo il totale degli investimenti in Technology Transfer abbia ricevuto un importante boost dall’attività dei Poli e dei Fondi di TT promossi da Cdp Venture Capital Sgr, rinvigorendo ulteriormente il trend di crescita iniziato nel 2018 grazie all’avvio dell’operatività dei cinque fondi supportati da ITAtech. L’effetto leva complessivo generato da queste iniziative su capitali terzi è quantificato in oltre 700 milioni di euro. Investitori e Poli di TT attivi in Italia dal 2023 hanno impiegato quasi 1,2 miliardi di euro su 374 operazioni, di cui oltre 100 milioni nei primi sei mesi del 2026 (33 round), valore già al di sopra della media annua investita nel periodo 2018-2022.
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Imprese sempre più protagoniste
Quanto all’attività di corporate venture capital, si conferma la notevole presenza di imprese nei round. In particolare, il rapporto evidenzia la partecipazione delle corporate negli investimenti a supporto delle realtà imprenditoriali nascenti o nella fase di primo sviluppo in circa il 24% dei round in società italiane. Relativamente alle sole startup con sede nel nostro Paese, venture capital e corporate venture capital hanno investito 334 milioni di euro su 69 round, le attività di sindacato tra venture capital, corporate venture capital e business angel hanno raggiunto i 345 milioni su 48 operazioni e i soli business angel hanno investito 11 milioni in 13 round. Il totale di queste attività porta la filiera dell’early stage in Italia ad aver investito 690 milioni di euro su 130 operazioni (era 516 milioni di euro su 160 nel primo semestre 2025). Aggiungendo anche gli investimenti in startup estere con founder italiani, il totale complessivo supera i 900 milioni su 140 deal.
Lombardia pigliatutto, ICT settore preferito
Come per gli anni passati, a livello di investimenti initial, la Lombardia è sempre la regione in cui si concentra il maggior numero di società target, 43, coprendo il 51% del mercato italiano (49% nel primo semestre 2025). Seguono Lazio ed Emilia-Romagna, rispettivamente con 12% e 8%. Dal punto di vista settoriale, l’ICT continua a monopolizzare l’interesse degli investitori, rappresentando una quota del 42%. Nel dettaglio, il 10% riguarda operazioni su startup nel comparto dei digital consumer services, e il 90% quelle su società con focus su enterprise technologies. Seguono le startup operanti nel settore dei servizi finanziari (13%) e dell’healthcare (12%).
“Il mercato italiano mostra segnali positivi di crescita e di maturità, aumentando gli investimenti complessivi su un minor numero di operazioni in un contesto europeo che vede ancora ampi spazi di crescita rispetto ai principali Paesi in termini di capitale investito”, osserva Luca Pagetti, head of Crescita startup ed ecosistemi innovazione di Intesa Sanpaolo Innovation Center, che rimarca come gli investitori si stiano concentrando su realtà che hanno consolidato le proprie soluzioni, confermate dal mercato. Per Alessandro Soprano, partner di Kpmg, i dati confermano come il venture capital globale stia vivendo una fase di forte polarizzazione verso le opportunità più innovative e scalabili. Questa crescita, chiarisce, “è stata trainata principalmente dal dinamismo degli investitori statunitensi”, mentre l’intelligenza artificiale “si conferma il principale catalizzatore degli investimenti, attirando una quota crescente di capitali”.
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