All’Euronext Retail Partnership 2025 di Borsa Italia, occhi puntati sui rischi insiti nella concentrazione e nel private equity: “Gli USA contano più fondi attivi di quanti siano i negozi McDonald’s”. Intanto gli addetti ai lavori confermano: “ETF sempre più centrali, anche in Italia”
Il mondo della finanza retail cambia rapidamente e il suo futuro si gioca sempre più sull’equilibrio tra tecnologia, regolamentazione e cultura finanziaria. È questa la cornice disegnata dall’edizione 2025 dell’Euronext Retail Partnership, ospitata a Palazzo Mezzanotte da Borsa Italiana e quest’anno dedicata al tema “Investire in un mondo che cambia”. Un evento nel quale, tra previsioni di grande crescita per gli ETF e riflessioni sul futuro di Borsa Italiana, si è voluto lanciare un messaggio chiaro a consulenti e investitori: la futura bolla c’è ma non è dove tutti pensano.
Attenzione al private equity
“Le politiche monetarie e fiscali espansive hanno permesso all’economia americana di attenuare gli effetti dei dazi”, ha esordito Filippo Battistini, head of Wholesale and Institutional Clients Italy di Allianz GI. “E se è vero che a trainare la crescita è stata l’intelligenza artificiale”, ha aggiunto, “avanzare un paragone con le Dot-Com mi sembra oggi un esercizio alquanto prematuro”. Secondo il manager, nonostante le valutazioni di alcuni titoli del settore siano effettivamente troppo alte rispetto ai fondamentali, sono infatti ben altri gli squilibri a cui guardare con preoccupazione: “Gli States valgono il 25% dell’economia globale ma pesano per il 60% sull’indice MSCI Word, questo vuol dire che un eventuale riallineamento potrebbe pesare in maniera particolare su chi investe in strategie passive”. Non solo concentrazione, però. Volendo trovare un segmento specifico a rischio crack nei prossimi mesi, il rappresentante di Allianz GI ha indicato il private equity: “In America ci sono oltre 17mila fondi di private equity, più dei singoli ristoranti McDonald’s, e questo mi induce a pensare che forse sia lì che si nasconde la vera bolla.” Per tutte queste ragioni, Battistini ha sottolineato l’importanza di individuare nuove aree di interesse lontano dagli USA: “Il suo modello di sviluppo pubblico-privato e la spinta sulle discipline STEM premieranno la Cina nel campo dell’innovazione mentre in Europa vediamo valore nei titoli finanziari o in settori funzionali all’IA come l’energia e i metalli industriali”.
Mercati più cinici, retail più attivi
Per Gian Paolo Bazzani, ceo di BG Saxo SIM, alla base del rally registrato dall’azionario negli ultimi mesi c’è invece un paradosso: “Con l’indice VIX sotto i 20 punti non possiamo parlare di paura, semmai sono gli investitori a essersi fatti più cinici ed è questo che spiega perché i mercati siano saliti nonostante l’incertezza politica”. Anche se l’oro si conferma l’unico vero rifugio, Bazzani si è detto quindi convinto che il pubblico retail sia sempre più propenso a soluzioni come la leva e il trading diretto: “Derivati futures sono in forte aumento, così come la domanda di prodotti afferenti al mondo ETF”.
ETF: crescita inarrestabile ma serve cultura
Proprio sul ruolo della gestione passiva si è soffermato in maniera dettagliata Gianmarco Roncarolo, direttore di GraniteShares, secondo cui l’industria del Vecchio Continente deve accelerare se non vuole rischiare di perdere un treno fondamentale per accrescere la propria quota. “Il mercato europeo degli ETF vale oggi 2.5 miliardi ma siamo ancora lontani dai 10 miliardi degli USA e dai 15 miliardi globali”, ha osservato. Un ritardo che diventa sempre più evidente nel caso dell’Italia, dove appena il 6% dei prodotti di risparmio gestito è rappresentato da replicanti e simili. Eppure, secondo l’esperto, i margini per migliorare non mancano e un aiuto arriverà proprio dal passaggio generazionale che incombe: “Attualmente solo un investitore europeo su cinque detiene questi strumenti in portafoglio contro il 50% della clientela americana ma la penetrazione progressiva dei canali digitali insieme al ruolo sempre più centrale dei giovani e delle loro preferenze possono cambiare lo scenario”. Ciò su cui occorre prestare attenzione, proprio in relazione al processo di democratizzazione che vedrà come protagonista la gestione passiva, è però la frammentazione dell’informazione. E lo stesso Roncarolo ci ha tenuto a sottolinearlo chiaramente: “La finanza degli influencer può aiutare la causa dell’educazione finanziaria ma va raccontata qualità”. Da qui, la sua proposta innovativa: “Replicare il modello della Cina, dove chi parla di investimenti online deve avere una certificazione accademica e le piattaforme sono responsabili dei contenuti”.
Informazione, fiducia e ruolo del consulente
Un tassello al ragionamento di Roncarolo è stato aggiunto da Paride Cleopazzo, ceo di Prodesfin, che ha voluto porre l’accento soprattutto sul ruolo dei consulenti: “Tutti gli attori della filiera devono lavorare insieme per ricostruire la fiducia e tra loro rientrano giocoforza anche gli advisor”. Nello specifico, il manager ha sottolineato la necessità di maggiore trasparenza nelle relazioni con il pubblico e soprattutto di una formazione continua della categoria: “Devono conoscere prodotti, normative e tecnologie”. In altre parole, è stata la sua conclusione, il ruolo sociale di queste figure va rafforzato: “Una consulenza più competente è anche uno strumento per attrarre i giovani al mondo della finanza”.
Il ruolo di Piazza Affari tra nuovi record e IPO al ribasso
Patrizia Celia, head of Large Caps & Investment Vehicles di Borsa Italiana
Di fronte a tutte queste sfide, una soluzione efficace per gli investitori potrebbe essere quella di tornare a guardare con interesse Piazza Affari. Lo ha sostenuto Patrizia Celia, head of Large Caps & Investment Vehicles di Borsa Italiana, che ha ricordato i numeri da record messi a segno dalla piazza finanziaria tricolore: “Nel 2025 il Ftse Mib è cresciuto del 24%, registrando il miglior risultato in Europa e battendo anche listini top performer come lo S&P500 (+17%) o il Nasdaq (+14%)”. L’opinione dell’esperta è che il listino di casa abbia beneficiato soprattutto del Liberation Day, che ha spinto molti portafogli internazionali verso Paesi percepiti come più stabili sotto il profilo macroeconomico e geopolitico. Tuttavia, ha osservato, serve intervenire sue due fronti: “Rilanciare le IPO, che negli ultimi sono sì state 446 ma hanno spesso escluso le pmi, e ridurre la concentrazione, dato che anche da noi i 40 titoli del FTSE Mib valgono quasi metà della capitalizzazione totale”.
La sfida: unire innovazione e consapevolezza
L’edizione 2025 dell’Euronext Retail Partnership ha confermato che il futuro della finanza retail sarà giocato su due fronti: da un lato l’innovazione tecnologica, con AI e strumenti digitali che ampliano l’accesso ai mercati; dall’altro la responsabilità di costruire un ecosistema fondato su competenza, trasparenza e fiducia. In un mondo dove il confine tra investitore e trader si assottiglia sempre di più, il messaggio condiviso da tutti i relatori è chiaro: solo un’educazione finanziaria solida può trasformare il cambiamento in un’occasione di crescita sostenibile per il mercato e per i risparmiatori.
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