Il cofondatore di Oaktree Capital respinge i paragoni con la stagione delle Dot-com: “Valutazioni alte, non folli”. Ma invita comunque alla prudenza. E avverte: “Il rischio è che l’entusiasmo evolva in mania collettiva”
Howard Marks, cofondatore di Oaktree Capital
“La corsa all’intelligenza artificiale non è una bolla”. Proprio nei giorni in cui il dibattito sulla solidità del mercato degli algoritmi è entrato nel vivo, con l’intervento del Fondo Monetario Internazionale ad alimentare nuovi dubbi, una voce autorevole si è aggiunta al coro di chi pensa serva disinnescare l’ansia generalizzata: Howard Marks. In un’intervista alla Cnbc il cofondatore di Oaktree Capital, autore dei celebri memo sui cicli di mercato e sulla psicologia degli investitori, ha infatti detto che le valutazioni del settore sono alte ma non esagerate e si è smarcato nettamente dal paragone con la stagione dei titoli Dot-Com. Una presa di posizione, quella fatta del guru, che tuttavia non è scevra da avvertimenti sui rischi sottesi al fenomeno: in particolare, che l’entusiasmo del momento ceda il passo alla “mania collettiva”.
“Costoso e destinato a scendere non sono sinonimi”, ha esordito ai microfoni dell’emittente USA Marks, che ha ribadito come i prezzi raggiunti dalle azioni delle società di settore siano “alti ma non folli”. Una riflessione, peraltro suffragata dal recente report di Goldman Sachs, alla quale è subito seguita la netta distinzione tra entusiasmo ed eccesso psicologico: “L’ingrediente principale di una bolla finanziaria è quella forma di frenesia temporanea sotto la cui spinta si è portati a credere che non esista un prezzo troppo alto, ma oggi non rilevo questo tipo di comportamento”. Nonostante gli investitori abbiano riversato capitali senza precedenti nei titoli legati all’IA e spinto così i multipli dei produttori di chip verso nuovi record, l’uomo d’affari è dunque convinto che il rischio di scivolare nell’irrazionalità sia ancora lontano.
Nessun paragone con la bolla internet
Il gestore americano ha poi ricordato il precedente più vicino nella memoria degli investitori, già in queste settimane da colleghi come Warren Buffett e Ray Dalio: quello risalente alla fine degli anni ’90. “Nel 1999 si diceva che Internet avrebbe cambiato il mondo e così è stato”, ha detto, “ma la maggior parte delle società Dot-Com nate e quotatesi in quel periodo è finita per valere zero”. Il punto, secondo Marks, è che nelle fasi di euforia si tende a sopravvalutare tutto ciò che è legato a un tema vincente: “Gli investitori che operano all’interno di una bolla credono che i leader resteranno tali, che anche i ritardatari avranno successo e che qualunque azienda con una minima probabilità di crescita esponenziale meriti un investimento”. Un insieme di comportamenti che, ha ribadito a stroncatura del parallelismo, al momento non sono ancora stati osservati sul mercato azionario.
“Le persone stanno contando molto sull’intelligenza artificiale e probabilmente otterranno molto”, ha quindi detto il fondatore di Oaktree. Che ha precisato: “Il problema è che non sappiamo ancora cosa, quando o in che forma”. Marks ha dunque riconosciuto che la rivoluzione tecnologica in corso avrà effetti profondi e duraturi, ma non si è sottratto dall’invitare gli investitori a mantenere comunque una certa prudenza nell’approcciare il tema. “Occorre distinguere tra innovazione reale e di mercato”, ha affermato.
Gli altri guru
Marks non è stato l’unico gigante della finanza a prendere posizione sul tema. Prima di lui sono appunto intervenuti Buffett e Dalio, che però hanno mostrato opinioni diametralmente opposte rispetto alla sua. A inizio anno il fondatore di Bridgewater Associates ha espresso timori sulla possibilità che questo rally possa finire come quello dei primi anni Duemila, sostenendo che invece le valutazioni sono effettivamente troppo alte. “Sebbene l’IA sia una tecnologia destinata a cambiare il mondo”, ha ammonito dal palco del Word Economic Forum di Davos, “alcuni operatori stanno confondendo il suo potenziale rivoluzionario con la certezza di ritorni sugli investimenti”. Il numero uno di Berkshire Hathaway ha invece fatto scalpore con il suo indice, che misura il rapporto la capitalizzazione di Wall Street e il Pil americano: la metrica ha infatti raggiunto il record del 200%, superando di molto il valore toccato in corrispondenza della bolla Dot-Com e segnalando l’enorme scollamento dei mercati finanziari USA dall’economia reale.
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