Il report di S&P Global Ratings fotografa un trend di miglioramento per molte economie del gruppo. Merito della domanda interna in risalita e di condizioni di finanziamento più abbordabili. In Asia tira l’elettronica mentre in America Latina serve selezione a livello di singoli Paesi. Ma l’incognita più grossa restano le elezioni
I mercati emergenti sono pronti a tornare nell’orbita degli investitori. Secondo l’ultimo report di S&P Global Ratings, molte economie del blocco sono infatti in ripresa e promettono offrono interessanti opportunità per chi voglia diversificare il portafoglio. Dall’elettronica in Asia alla lira turca nel Mediterraneo, ecco quali sono. Ma per coglierle servirà fare selezione e prestare attenzione a un fattore su tutti: le elezioni politiche.
Con poche eccezioni, le rilevazioni della società USA mostrano come le economie dei mercati emergenti abbiano registrato un netto recupero nel primo trimestre del 2024. “La maggior parte dei Paesi ha rispettato le nostre aspettative e si è espansa grazie alla crescita della domanda interna”, illustra il documento, aggiungendo che la forte performance di questa componente dovrebbe continuare anche nel resto dell’anno. “La ripresa dei consumi delle famiglie dallo shock inflazionistico proseguirà mentre i tagli dei tassi di interesse sosterranno gli investimenti soprattutto in America Latina”, è la previsione. Un’ulteriore conferma del trend migliorativo arriva dai dati sui default societari al 2023, che sono scesi da 26 a 19 grazie all’allentamento delle condizioni di finanziamento e ora rappresentano solo il 12% del totale globale contro il 31% della precedente rilevazione. Senza considerare il miglioramento nella qualità del credito, con un tasso di upgrade più elevato (11,8% rispetto al 7,2% del 2022) e un tasso di downgrade più basso (4,9% rispetto al 5,4% del 2022).
In Asia tira l’elettronica. Occhio alle valute per l’Emea
Javier Milei, presidente dell’Argentina
Scendendo nel dettaglio delle singole aree, S&P evidenzia come l’Asia sia caratterizzata da una graduale ripresa del settore manifatturiero. “I nuovi ordini per l’industria hanno subito un’impennata negli ultimi mesi in quasi tutta l’area”, si spiega, precisando come a fare da traino si stato soprattutto il settore elettronico. Fra i Paesi che hanno registrato il miglioramento più marcato, la società inserisce in particolare la Thailandia. Quanto all’America Latina, il dato che balza più all’occhio è una divergenza nei tassi di crescita della regione: Brasile e Messico, che hanno offerto i risultati migliori del 2023, stanno ora esprimendo un’attività più debole mentre Cile e Colombia sperimentano una moderata ripresa dell’attività. “Prevediamo che queste tendenze si confermeranno nel complesso per il resto dell’anno”, concludono gli analisti americani. Caso a parte è quello dell’Argentina, scossa da una crisi pluriennale e ora sotto la presidenza del tanto discusso Javier Milei: sebbene il PIL del primo trimestre non sia ancora pubblico, una proxy mensile lo vede in calo di oltre il 5% rispetto all’anno precedente e alimenta la previsione di una ripresa non prima di giugno.
A dominare il blocco Emea è invece il tema delle valute, che si sono in gran parte deprezzate a causa delle mutate aspettative sulle prossime mosse della Federal Reserve. L’unica eccezione è rappresentata dalla Turchia, dove il tasso di cambio resta stabile grazie al massiccio afflusso di portafogli esteri ma anche al miglioramento delle partite correnti e alla minor dollarizzazione dell’economia. Una condizione che S&P vede protrarsi fino alla fine del quarto trimestre o addirittura a marzo 2025, quando la banca centrale potrebbe iniziare a tagliare i tassi d’interesse.
Spread stabili. Ma ci sono delle sfide
I rendimenti dei benchmark emerging sono scesi leggermente a maggio, sia poiché l’IPC statunitense è stato inferiore alle attese in aprile sia perché i conflitti in Medio Oriente e Ucraina-Russia non si sono aggravati. Ma per S&P, sviluppi negativi su questi fronti potrebbero “mettere a rischio i flussi di capitale finora sostenuti e il debito sovrano o societario”. Quanto agli spread societari, gli analisti prevedono che resteranno stabili per tutto il 2024. “Le aspettative del mercato sui tassi americani, le sfide alla crescita economica della Cina e le tensioni geopolitiche”, fanno però sapere gli analisti, “potrebbero avere degli impatti”.
Secondo gli esperti di S&P, resta però un grande fattore di incertezza: l’esito delle recenti elezioni potrebbe generare problemi per gli investitori fino a quando non ci sarà maggiore visibilità sulle politiche perseguite dai governi entranti. “La clamorosa vittoria del partito Morena aumenta l’incertezza su diverse potenziali riforme costituzionali in Messico e sul percorso fiscale del governo”, si spiega ad esempio nel paper, dove viene fatto riferimento anche alla situazione del Sudafrica. Qui il risultato negativo di ANC, forza politica precedentemente al governo, costringerà infatti a formare un nuovo esecutivo di coalizione e metterà in discussione tanto la politica fiscale quanto lo slancio normativo nei settori dell’elettricità e della logistica. Il vero elefante nella stanza è però l’India, dove i popolari del premier Narendra Modi hanno perso terreno con grande sorpresa e necessitano ora di una sponda esterna per continuare ad amministrare il Paese.
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