Il premier sarà costretto a un gestione meno centralizzata e dovrà trattare con gli alleati. Secondo i gestori, la stabilità economica non è a rischio. Ma per le riforme più ambiziose la strada è in salita
Narendra Modi, primo ministro dell’India
Una vittoria che sa di sconfitta e che ha mandato i mercati al tappeto. In India, il Bharatiya Janata Party del primo ministro Narendra Modi ha vinto per la terza volta consecutiva le elezioni nazionali ma è andato decisamente peggio del previsto: non ha infatti ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi, come nel 2014 o nel 2019, e dovrà quindi cercare il sostegno degli alleati dopo dieci anni di dominio assoluto. Una notizia poco rassicurante per l’economia in più rapida crescita al mondo, visto che fra i partiti della coalizione è emersa negli ultimi tempi la voglia di una gestione “meno centralizzata” del Paese. L’esito delle urne potrebbe insomma segnare una svolta per la più grande democrazia del pianeta, che negli ultimi tempi ha intrapreso una strada sempre più autoritaria.
La perdita dell’onnipotenza di Modi non è stata accolta bene dagli investitori, che martedì hanno mandato in fumo oltre 31.000 miliardi di rupie, pari a circa 371 miliardi di dollari. Il Nifty 50 ha perso il 5,93% e ridotto il suo guadagno del 7% da inizio anno a un modesto +0,7%. Stesso discorso per il Sensex, che ha lasciato sul terreno il 5,74% e registrato la peggiore perdita dal 2020.
Ma l’India continuerà a fare progressi
Kenneth Akintewe, head of Asian Sovereign Debt di Abrdn
Per gli analisti, però, non è il caso di fasciarsi la testa: la reazione del mercato potrebbe infatti essere stata il classico ‘buy the rumour, sell the fact’. D’altra parte, come fa notare Kenneth Akintewe, head of Asian Sovereign Debt di Abrdn, l’elevata inflazione alimentare che ha penalizzato il settore agricolo mentre il governo riduceva i sussidi faceva prevedere una perdita di sostegno dei settori interessati. Così come di tutti quei comparti che non hanno beneficiato dell’alto livello di crescita dell’India negli ultimi anni. “Il risultato delle elezioni sarà un campanello d’allarme e potrebbe fungere da importante catalizzatore per il governo che dovrà riorientare il proprio operato. Tuttavia, non si tratta di sfide facili da affrontare”, avverte però Akintewe. Per l’esperto, è necessario favorire lo sviluppo del manifatturiero così da creare più posti di lavoro meglio retribuiti. E continuare a promuovere riforme “che rafforzino l’economia e producano le risorse necessarie al governo per la transizione economica, ad esempio attraverso la privatizzazione delle aziende di Stato e la monetizzazione degli asset”.
Secondo l’esperto di Abrdn, la nuova maggioranza di coalizione permetterà comunque all’India di continuare a fare progressi. “C’è il rischio di politiche un po’ più populiste, ma fortunatamente sul fronte fiscale il punto di partenza è una performance molto più forte del previsto e una posizione strutturalmente più solida che fornisce importanti ammortizzatori”, sottolinea. Aggiungendo che, comunque, le prospettive obbligazionarie non sono state turbate dall’esito delle elezioni. “La dinamica della domanda e dell’offerta di bond è ancora molto favorevole mentre l’inflazione e i tassi di interesse sono ancora orientati al ribasso. La risposta immediata di un aumento dei rendimenti e di una certa debolezza della valuta potrebbe infatti rappresentare un’opportunità interessante per aggiungere rischio”, afferma.
Strada in salita per le riforme più ambiziose
Ora però, secondo Akintewe, potrebbe essere più difficile per Modi portare avanti alcune delle riforme più ambiziose, come quella fondiaria, quella del lavoro e alcuni ambiti della riforma agricola. “Ma la palla sarà saldamente nel campo del governo e se c’è una cosa che abbiamo imparato sul BJP nell’ultimo decennio è che questo non è un esecutivo che si arrende di fronte alle avversità”, precisa.
Dello stesso parere anche gli analisti di Goldman Sachs, per i quali nonostante la maggioranza ridotta, la stabilità macroeconomica non verrà compromessa. Tuttavia, anche a loro parere un un mandato più debole renderà più difficile l’attuazione di cambiamenti politici strutturali, come le riforme per favorire la crescita del settore manifatturiero e quelle del settore agricolo per aumentarne la produttività. La sfida principale per il partito di Modi sarà insomma proprio la gestione dei partner della coalizione, che probabilmente negozieranno per le nomine dei ministri chiave. “Riteniamo che il governo si atterrà al percorso di consolidamento fiscale annunciato del 5,1% del PIL per quest’anno, anche se ci aspettiamo una riallocazione della spesa verso il welfare”, concludono da Goldman Sachs.
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