Robert Almeida, portfolio manager di MFS, spiega la fase attuale del debito emergente e come oggi l’asset class sia posizionata per reagire a quanto decideranno Fed e Bce
Robert Almeida, portfolio manager e global investment strategist di MFS
Inflazione, rischio di insolvenza, deficit fiscale, comportamento delle banche centrali dei Paesi sviluppati, Fed su tutte. I driver del debito emergente in valuta locale sono molteplici e pressoché stabili, anche se, sottolinea Robert Almeida, portfolio manager e global investment strategist di MFS, nella fase attuale si notano specificità importanti che lo rendono particolarmente degno di attenzione.
Iniziamo dalla teoria. Quali sono le caratteristiche irrinunciabili per considerare un investimento nel debito emergente in valuta locale?
Il quadro macroeconomico deve essere solido e il debito deve essere stabile o in calo. In presenza di queste condizioni, la credibilità dell’inflazione tende ad essere elevata. È questa la situazione ideale. Benché non molti mercati emergenti siano ideali, cerchiamo i Paesi che vanno in quella direzione.
Come influisce quello che sta accadendo nei Paesi sviluppati sulle prospettive del debito emergente?
In qualsiasi ciclo economico, se l’inflazione è troppo alta la banca centrale aumenta i tassi d’interesse. Se l’economia entra in recessione, la banca centrale abbassa i tassi d’interesse. Il ciclo economico dei mercati emergenti è legato a quello statunitense e se la Fed inizierà ad abbassare i tassi si verrà a creare un punto d’ingresso interessante nel debito in valuta locale.
Una volta che la Fed avrà fatto abbastanza per stabilizzare la propensione al rischio, cominceremo a vedere i capitali affluire nei mercati emergenti e il dollaro perdere leggermente quota. Le valute dei mercati emergenti cominceranno ad apprezzarsi, contribuendo a sostenere la disinflazione, il che consentirà alle banche centrali di operare nuovi tagli dei tassi. La crescita ripartirà e i capitali cominciano ad affluire, innescando un circolo virtuoso.
Siamo però ancora lontani da questo scenario. Non è così?
La priorità delle banche centrali è ridurre l’inflazione anche a costo di una recessione, e credo ci siano elevate probabilità di un simile scenario. Per decidere come calibrare le loro mosse, le banche centrali guardano ai lagging indicator, tra cui l’inflazione core; pertanto, difficilmente taglieranno i tassi prima che la disoccupazione cominci a salire. L’aumento della disoccupazione è a tutti gli effetti l’inizio di una recessione, e, storicamente, una volta che inizia a salire tende a farlo in maniera molto marcata. Ritengo che l’assetto macro implichi un’alta probabilità di recessione. In un’ottica di investimento la domanda è: quali sono gli asset che compensano il rischio di recessione?
Come state rispondendo a questa domanda?
Spesso discutiamo con i nostri colleghi su come potrebbe verificarsi un atterraggio morbido. Nonostante le prospettive di un soft landing siano meno chiare, un simile scenario potrebbe comunque concretizzarsi. Se così fosse, gli asset rischiosi registrerebbero un discreto andamento. Guardando al debito dei mercati emergenti, solo una parte dell’asset class sta inglobando nei prezzi un atterraggio duro, ma neanche l’ipotesi di un atterraggio morbido è scontata appieno. Pertanto, ritengo che questa e altre asset class abbiano un certo margine di rialzo in uno scenario di soft landing. Tuttavia, gli asset rischiosi non offrono una compensazione in caso di atterraggio duro. A nostro avviso conviene essere prudenti in molti mercati, soprattutto nell’allocazione del rischio, perché non sono molti gli asset che compensano per le probabilità di un hard landing, che a mio parere sono piuttosto elevate.
Che cosa rende, allora, particolarmente interessante il debito emergente in valuta locale?
Abbiamo parlato del ciclo standard: prima fase, rialzi dei tassi della Fed, seconda fase, rialzi dei tassi delle banche centrali dei paesi emergenti. Ma questo ciclo è stato un po’ diverso. Questa volta le fasi uno e due si sono invertite. Le banche centrali dei mercati emergenti si sono mosse in largo anticipo rispetto alla Fed.
E questo ha un che di straordinario. Di solito, quando la Fed alza i tassi le valute emergenti si indeboliscono in maniera significativa. Ciò non è accaduto lo scorso anno. Certo, il dollaro era molto forte, ma lo era rispetto all’euro e ad altri paesi sviluppati. I mercati emergenti hanno tenuto testa a questi paesi e l’anno scorso hanno sovraperformato la moneta unica. Questo perché le banche centrali dei paesi emergenti hanno cominciato ad aumentare i tassi prima della Fed e della Banca centrale europea. Di conseguenza, si trovano in una posizione molto diversa. In caso di atterraggio duro, le banche centrali dei paesi emergenti avranno un ampio margine di manovra per tagliare i tassi. In Brasile, il tasso ufficiale è del 13,5% a fronte di un’inflazione inferiore al 4%. Hanno inasprito prima e in misura maggiore. Ciò ha creato un cuscinetto enorme.
Quando poi finalmente la Fed passerà a un atteggiamento espansivo, le banche centrali dei mercati emergenti avranno il via libera e spazio in abbondanza per tagliare i tassi. Questo comincerà a causare un po’ di debolezza al dollaro. È a quel punto che i rendimenti dei mercati emergenti in valuta locale possono diventare vigorosi.
È una chiamata per gli investitori ad esporsi all’asset class?
Dobbiamo guardarci dalle generalizzazioni. I paesi emergenti non sono tutti uguali. La selezione è una componente chiave per investire nell’asset class ed è estremamente importante sapere quali sono le nazioni fragili in termini di rischio sovrano. Dinanzi a un problema di debito sovrano, infatti, il taglio dei tassi verrà sospeso per andare potenzialmente nella direzione opposta, come è spesso accaduto. Un’efficace selezione dei paesi è indispensabile anche per trovare i segmenti di quest’asset class con il massimo potenziale di rialzo ed evitare rischi..
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