Dopo anni trascorsi ai margini delle strategie di investimento, le economie in via di sviluppo stanno riconquistando la scena. Alla base di questo ritorno ci sono fondamentali più solidi, una minore dipendenza dal dollaro e la ricerca di alternative ai mercati occidentali
Per anni sono stati considerati una scommessa da utilizzare con cautela: troppo dipendenti dal dollaro, troppo esposti alle crisi geopolitiche e troppo eterogenei per meritare un ruolo stabile nei portafogli. Oggi, però, qualcosa sta cambiando. I mercati emergenti stanno tornando al centro dell’attenzione degli investitori e non soltanto per ragioni tattiche. A spingere questo rinnovato interesse sono fattori strutturali che vanno dal miglioramento dei fondamentali economici alla ricerca di diversificazione, fino ai cambiamenti che stanno ridisegnando gli equilibri dell’economia mondiale. La conferma arriva da una survey realizzata da M&G tra oltre 270 consulenti finanziari e private banker italiani.
Andrea Orsi, country head Italia, Irlanda e Grecia di M&G Investments
Il 61% degli intervistati ha aumentato l’esposizione ai mercati emergenti negli ultimi sei mesi, mentre il 37% ha mantenuto in variata la propria allocazione. Un dato che segnala un atteggiamento sempre più costruttivo verso l’asset class. Secondo Andrea Orsi, country head Italy & Greece di M&G Investments, “a trainare il rinnovato interesse verso gli emergenti è la necessità di diversificare i portafogli in una fase in cui i mercati sviluppati presentano livelli di debito strutturalmente più elevati e, nel caso degli Stati Uniti, risultano fortemente concentrati”. Tra i fattori di supporto figurano anche “utili più solidi nell’azionario, rendimenti reali interessanti nel reddito fisso e una maggiore credibilità delle politiche economiche in molte economie in via di sviluppo”, puntualizza Orsi. La diversificazione è il principale motivo che spinge gli investitori verso questa asset class. Nella survey di M&G, il 58% dei professionisti indica proprio questo fattore come principale driver di investimento, davanti alla crescita del capitale.
Il nuovo volto degli emergenti
Jeremy Cunningham, Fixed Income investment director di Capital Group
I mercati emergenti di oggi sono però molto diversi da quelli di dieci o vent’anni fa. Per lungo tempo, l’universo emergente è stato percepito come un blocco relativamente omogeneo, dominato dalla Cina e fortemente influenzato dall’andamento delle materie prime. Oggi questa lettura appare sempre meno efficace. L’asset class è diventata più ampia, più articolata e soprattutto maggiormente differenziata. Jeremy Cunningham, Fixed Income investment director di Capital Group, osserva che molte economie emergenti presentano oggi una crescita più rapida, livelli di debito inferiori e popolazioni più giovani rispetto a numerosi mercati sviluppati: “L’etichetta ‘emergente’ dice davvero poco sulla forza sottostante dell’economia, come pure sulla qualità delle opportunità di investimento in quel Paese”.
Anthony Kettle, senior portfolio manager RBC BlueBay
Oggi parlare genericamente di mercati emergenti rischia di nascondere differenze profonde tra economie, settori e modelli di sviluppo. A evidenziare questa crescente dispersione è anche Anthony Kettle, senior portfolio manager di RBC BlueBay: “Gli emergenti, come asset class, comprendono più di 100 Paesi diversi”, ed è proprio questa varietà a creare opportunità di investimento sempre più selettive. Secondo Kettle, il tema centrale non è tanto investire indiscriminatamente in questi mercati, quanto…
Per il gestore Ulrich Gerhard, l’inflazione persistente potrebbe spingere Fed e BCE a nuovi rialzi. Ma le scadenze a breve offrono un profilo interessante grazie al carry e alla minore sensibilità ai tassi. La scelta degli emittenti resta il fattore decisivo per intercettare le opportunità e contenere il rischio di credito
Per il responsabile Emerging Market Debt di Swisscanto, piccoli segnali sulla traiettoria fiscale potrebbero pesare più dell’esito politico. Intanto crescita, inflazione e tassi reali sostengono ancora il debito emergente
La leadership delle mega-cap aumenta il rischio di concentrazione, mentre l’AI porta con sé segnali di euforia. Secondo gli esperti di Oddo BHF, per intercettare i cambi di leadership servono però modelli capaci di privilegiare i trend strutturali e adattarsi ai regimi di mercato
Per il portfolio manager di Janus Henderson Investors, l’asset class va letta come un universo di società globali, resilienti e spesso ancora sottovalutate rispetto ai competitor. Nel portafoglio entrano finanziari, risorse scarse, AI applicata e una domanda politica cruciale: come l’Europa può tornare a finanziare innovazione e crescita
Il gestore della casa invita alla prudenza sulla parte lunga dei Treasury, dove i rendimenti possono salire ancora di circa 50 punti base. Ma vede avvicinarsi il momento per iniziare ad estendere la duration in Europa. ABS ed emergenti le novità nel credito, con la selezione a fare da spartiacque. E attenzione al boomerang AI
L’asset class sfiora i 300 miliardi di euro e si prepara a un ulteriore ampliamento trainato da USA, energia, e AI. Per il global head of Fixed Income della casa, la compressione dei differenziali rende però decisivi il confronto tra strutture, il posizionamento sulle call e l’analisi bottom-up degli emittenti
Secondo il gestore obbligazionario Anthony Kettle, la dispersione delle valutazioni apre spazi nel credito corporate. Mentre sul fronte sovrano il focus si sposta sull’America Latina. Ma per proteggersi dagli shock, meglio guardare all’azionario
Secondo Sumant Wahi di Man Group il valore si sta spostando verso infrastrutture, software e applicazioni. Tra valutazioni elevate e ruolo crescente della Cina, per gli investitori diventa decisivo distinguere i vincitori dai semplici protagonisti del rally
Per il gestore della casa Fabio Viola, rendimenti ancora interessanti e fondamentali solidi sostengono il comparto. Ma con spread già compressi diventa cruciale la selezione degli emittenti. “Preferenza per finanziari e scadenze da tre a sette anni”
Secondo Thomas Christiansen, responsabile della casa per il debito emergente, l’asset class promette di spingere la frontiera efficiente dei portafogli obbligazionari grazie a un bassa correlazione con il quadro macro. “Da Fed e BCE nessun impatto”. E sugli spread niente paura: “Riflettono il miglioramento dei fondamentali”.
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio