Il Btp offre ormai un rendimento vicino al 4% e, tra problema energetico e inflazione alle stelle, si avvicina la data delle politiche. Per gli investitori la carta tricolore resta appetibile
La tensione sui titoli di Stato italiani non accenna a placarsi, con il Btp a 10 anni, scadenza 2032, che offre oramai un rendimento vicino al 4%. Anche se lo spread non c’entra, dal momento che tutto l’universo obbligazionario sta registrando tassi in crescita, l’Italia resta comunque la sorvegliata speciale dei mercati, soprattutto in vista delle elezioni politiche del 25 settembre prossimo. Nonostante infatti il Pil continui a viaggiare spedito, tanto che le stime Istat per il secondo semestre sono state aggiornate al rialzo, c’è chi teme che i problemi cominceranno ad emergere da adesso in poi.
Siniscalco (Morgan Stanley): “L’Italia riuscirà a farcela”
Domenico Siniscalco, vice presidente di Morgan Stanley
Sono però in tanti quelli pronti a rassicurare sul fatto che, nonostante il difficilissimo contesto economico e geopolitico, l’Italia abbia comunque gli strumenti per non farsi travolgere. Ne è convinto ad esempio Domenico Siniscalco, vice presidente di Morgan Stanley, che a margine del Forum Ambrosetti si mostra ottimista. “Bisogna guardare avanti, gestire i problemi e reagire al meglio. Le difficoltà vanno viste tutte insieme e quindi l’inflazione, la guerra in Ucraina, e la disruption delle catene di valore. Rispetto a queste difficoltà l’Italia riuscirà a farcela”, assicura.
Anche tra gli imprenditori presenti a Cernobbio si respira fiducia. Stando all’esito delle risposte del primo sondaggio, il 56,1% stima aumento oltre 10% del fatturato aziendale e il 38,3% vede un aumento degli organici. Il 26% prevede un incremento inferiore al 10% dei ricavi, mentre per il 10% resteranno stabili. Solamente il 5,3% si aspetta una flessione entro il 10% del fatturato e appena l’1,8% superiore al 10%.
Restano però la pesante incognita energetica e lo spettro inflazione. Proprio riguardo ai prezzi, gli imprenditori presenti al Forum sono in allerta, anche se allo stesso tempo prevedono un aumento dei piani di investimento. In una scala da 1 a 9, è in massima allerta (livello 9) per l’inflazione il 21,1% degli imprenditori. Ad un livello inferiore (livello 8) il 17,5% e poi ancora al livello 7 il 29,8%.Nonostante le difficoltà il 69% prevede comunque un aumento dei piani di investimento di oltre 10%.
Ramenghi (Ubs Gwm): “Elezioni? Nessun allarme per i mercati”
Matteo Ramenghi, chief investment officer di Ubs Wm in Italia
Non esiste nessun allarme Italia neppure Matteo Ramenghi, chief investment officer di Ubs Gwm in Italia, il quale punta l’attenzione proprio sull’imminente appuntamento elettorale che vede favorito il centrodestra. Per l’esperto, Giorgia Meloni e soci hanno il vantaggio di essere uniti, a differenza del centrosinistra, visto che l’attuale sistema elettorale premia le ampie coalizioni. “Ci aspettiamo che la coalizione di centrodestra possa uscire vincitrice. Anche se meno probabile – precisa -, non possiamo escludere del tutto uno scenario in cui non ottenga abbastanza voti per formare un governo e debba essere trovata un’alleanza più ampia. Uno scenario che potrebbe portare a un governo di minoranza con supporto esterno o a un governo tecnico”.
In ogni caso, analizzando i programmi economici, Ramenghi non vede niente di particolarmente allarmante, calcolando anche che ormai l’euroscetticismo sembra essere scomparso dai proclami dei leader. “Con l’inflazione in corsa e i prezzi dell’energia che schizzano verso nuovi massimi, tutti i programmi propongono strumenti per alleviare la pressione su famiglie e aziende. Ciò comporterà una qualche forma di politica fiscale espansiva”, fa notare, aggiungendo che comunque il rischio di stimoli eccessivi resta basso. Cruciale resta, secondo l’esperto, “il ritmo delle riforme per liberalizzare l’economia e la capacità di fare pieno uso del Recovery Fund”.
Detto questo, passando alle potenziali implicazioni per i mercati, Ramenghi non segnala quindi criticità per la carta italiana. “I titoli di Stato italiani sono più che raddoppiati dai minimi della pandemia e vengono scambiati a 230 punti base sui Bund tedeschi a 10 anni. Pensiamo che gli investitori in obbligazioni italiane a breve e medio termine siano ben compensati dai rischi rappresentati dall’elevato peso del debito pubblico e dagli episodi ricorrenti di incertezza politica”, afferma, sottolineando che si tratta di titoli con “rendimenti compresi tra il 2,2% e il 3% che emergono bene da un paragone con i corporate bond con rating investment grade”. Diverso il discorso per le scadenze più lunghe, che invece per l’esperto non offrono ancora “livelli di entrata appetibili”.
“Mentre è improbabile che la Bce intervenga direttamente in reazione a spread moderatamente più ampi – conclude infine il chief investment officer di Ubs Gwm in Italia -, riteniamo che alla fine agirà per frenare sostanziali distorsioni. Almeno finché l’Italia resterà fedele all’accordo Ue sulle politiche di bilancio”.
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