La ricchezza cresce ancora e tocca i 269mila miliardi di euro. Merito dei mercati finanziari e di un risparmio in ripresa. A fare dai traino sono gli USA, che da soli valgono quasi la metà dell’allungo. Italia al ritmo dell’Europa: +4,6%. Ma gli acquisti di Btp & CO calano di due terzi
La ricchezza finanziaria globale torna a correre. Nel 2024 il patrimonio finanziario lordo delle famiglie è infatti salito dell’8,7% ed ha così raggiunto un nuovo massimo storico: 269mila miliardi di euro. Lo certifica il Global Wealth Report 2025 pubblicato da Allianz, che sottolinea come ad alimentare la dinamica di crescita siano stati il rally dei mercati e la ripresa del risparmio in diverse aree del mondo. Un risultato che mostra però anche un altro volto, con gli asset finanziari che si attestano al 283% dell’attività economica ed eguagliano così il livello del 2017.
A trainare il miglioramento sono stati ancora una volta gli Stati Uniti, che hanno beneficiato della forza dell’economia e del boom azionario legato all’intelligenza artificiale. “La crescita degli USA è straordinaria”, ha detto il capoeconomista di Allianz Ludovic Subran, sottolineando come il Paese abbia generato da solo metà della crescita del patrimonio finanziario globale nel 2024 e il 47% negli ultimi dieci anni. Anche l’Asia ha però contribuito in misura significativa, con l’India che consolida la sua traiettoria di lungo periodo e una Cina ancora colonna portante del risparmio globale nonostante il rallentamento in corso: ha infatti inciso per il 20% dal 2015 a oggi. Tra chi continua a mostrare un passo più moderato ci sono invece il Giappone e soprattutto l’Europa: il Vecchio fatica infatti a tenere il ritmo delle altre regioni avanzate, con la crescita della ricchezza delle famiglie che risulta del 4% inferiore alla media globale.
Risparmiatori intelligenti e rigorosi
Ma gli ultimi due anni, si afferma nel report, sono stati gratificanti soprattutto per chi deteneva investimenti. Sia nel 2023 (11,5%) che nel 2024 (12%) i titoli finanziari sono infatti cresciuti quasi del doppio rispetto alle altre due asset class: assicurazioni-pensioni (rispettivamente 6,7% e 6,9%) e depositi bancari (rispettivamente 4,7% e 5,7%). Tuttavia, la misura in cui i risparmiatori hanno beneficiato delle rivalutazioni dei titoli varia notevolmente tra Paesi e regioni a causa delle differenze nelle strutture dei portafogli: sono principalmente i cittadini nordamericani che posseggono titoli a rappresentare il 59% dei portafogli. In Europa occidentale, ad esempio, questa cifra si attesta al 35% mentre l’Italia arriva al 51% grazie alla sua preferenza per i Titoli di Stato. Il confronto più indicativo è però quello che contrappone USA e Germania, con Berlino che ha raggiunto una crescita del patrimonio finanziario di poco inferiore al +6,2% americano ma in modo molto diverso: ogni anno i nuovi capitali sono risultati pari al 3,7% delle masse esistenti, quasi il doppio rispetto al 2,0% registrato oltreoceano, mentre il contributo degli aumenti di valore è stato solo del 32% a fronte del 67% a stelle e strisce: meno della metà di quello degli Stati Uniti (67%).
Lo studio rivela come il patrimonio finanziario netto sia aumentato solo del 5,1% e abbia fatto scivolare la Penisola dal quindicesimo al quattordicesimo posto nella classifica dei 20 Paesi più ricchi del mondo. Un’analisi più approfondita rivela però un quadro più positivo di quanto questo slittamento potrebbe far sembrare. La ricchezza lorda delle famiglie è aumenta del 4,3% nel 2024, cifra in linea con il 4,6% del continente, con i titoli che in particolare sono saliti del 7,1%. Non solo: l’accoppiata assicurazioni-pensioni ha registrato un confortante +4,3% mentre i Btp e affini, pur restando protagonisti, hanno visto il loro peso ridimensionarsi. E se è vero che i nuovi risparmi sono diminuiti del 40% a 43 miliardi di euro, i depositi sono aumentati solo dell’1%. Uno scenario che, nel suo complesso, viene intrepretato dai ricercatori in una direzione chiara: “Gli italiani sono tornati con riluttanza ai conti correnti, hanno ridotto i loro acquisti di Titoli di Stato di due terzi e hanno trasferito fondi dalle azioni verso i fondi comuni di investimento”. Al netto dell’inflazione, la crescita complessiva si è attesta stata al 3,2%: questo significa che il potere d’acquisto del patrimonio finanziario è del 7,9%, quindi più elevato rispetto al livello pre-pandemia quando invece quello dell’Europa occidentale è ancora al di sotto (-2,4%). Favorevole infine anche il dato sulle passività, che si sono allargate di appeno lo 0,7%.
La frattura della disuguaglianza
Il report Allianz sottolinea però come la crescita della ricchezza non vada di pari passo con una sua distribuzione più equa. La quota detenuta dal top 10% della popolazione resta elevata, mentre ampie fasce continuano a vedere progressi modesti o nulli. Una dinamica che alimenta la frattura tra Nord e Sud del mondo: le economie avanzate restano cioè molto più ricche delle emergenti, anche se è vero che queste ultime stanno colmando gradualmente il divario grazie a tassi di crescita superiori.
Guardando al futuro, Allianz prevede che la ricchezza globale continuerà a crescere nei prossimi anni, ma a ritmi meno sostenuti rispetto al passato. Le principali incognite riguardano l’evoluzione delle tensioni geopolitiche, la traiettoria dell’inflazione e delle politiche monetarie, l’impatto dell’innovazione tecnologica sui mercati e sui modelli di business. La sostenibilità rimane un altro driver cruciale: il modo in cui famiglie e risparmiatori orienteranno le propriescelte in chiave ESG determinerà non solo la resilienza patrimoniale, ma anche la qualità dello sviluppo economico. Il messaggio di fondo del Global Wealth Report 2025 è dunque chiaro: il mondo non è mai stato così ricco, ma anche così diseguale. Per gli investitori, privati e istituzionali, la sfida sarà dunque duplice: cogliere le opportunità di un contesto ancora in espansione e proteggersi al contempo dai rischi di instabilità che una distribuzione squilibrata delle risorse inevitabilmente porta con sé.
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