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Secondo gli Institutional Investor Indicators di State Street, a novembre la propensione al rischio è scesa in territorio negativo. Ma l’esposizione azionaria da record è calata solo lievemente. Sale l’interesse per Bonos e Btp
Gli investitori istituzionali hanno archiviato un altro mese all’insegna della cautela, spinti dalla scarsa visibilità dovuta allo shutdown del governo statunitense. Tuttavia il sentiment prudente non ha intaccato in modo decisivo la loro allocazione azionaria da record né la predilezione per il tech a stelle e strisce. È quanto emerge dagli Institutional Investor Indicators di State Street relativi a novembre, stando ai quali l’indice di propensione al rischio è sceso ancora, attestandosi a -0,09 rispetto alla lettura neutrale di ottobre e dopo aver toccato a settembre il livello più elevato dell’anno.
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In lieve aumento liquidità e reddito fisso
Gli indicatori mostrano che le allocazioni verso le azioni sono diminuite lievemente di un punto base a novembre, pur rimanendo ampiamente in territorio positivo. Le partecipazioni in liquidità e il reddito fisso hanno invece registrato incrementi marginali, rispettivamente di 0,006 e 0,003. In generale, quindi, gli istituzionali sono rimasti cauti nel riallocare i portafogli nell’attesa di ulteriori dati che fornissero maggiore chiarezza. “A novembre sono emerse alcune tendenze rilevanti nel comportamento degli investitori: in primo luogo, hanno mantenuto prevalentemente posizioni neutrali”, sottolinea Noel Dixon, senior macro strategist di State Street Markets. Per l’esperto, l’incertezza generata dallo shutdown ha portato a un calo della fiducia nei mercati. E di conseguenza, si è preferito aspettare prima di attuare significativi adeguamenti nei portafogli, nell’attesa appunto di dati economici più chiari.
Ancora concentrati sul tech
Nonostante la cautela, fa notare Dixon, gli investitori di lungo periodo hanno comunque mantenuto la sovraponderazione verso le azioni e sono rimasti ancora fortemente concentrati sul settore tecnologico statunitense. “Detto questo, hanno cercato di diversificare i propri portafogli tra Europa e Cina. Tuttavia, l’allocazione verso i mercati emergenti in senso più ampio rimane relativamente contenuta”, precisa. In ogni caso, anche novembre conferma che l’equity “resta l’asset class preferita degli istituzionali, mentre la liquidità si colloca come opzione secondaria”.
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Bonos e Btp nel mirino
Novembre ha poi segnato un aumento dell’interesse per il reddito fisso europeo. Nell’ultimo mese si sono infatti registrati afflussi significativi verso i Bonos spagnoli e i Btp italiani. Discorso diverso per gli Oat francesi che hanno invece continuato a registrare deflussi, mentre i Bund tedeschi sono rimasti relativamente neutri. Al di fuori del Vecchio Continente, anche il Canada ha registrato un miglioramento degli afflussi nel corso del mese. A fronte di questo, gli istituzionali hanno continuato ad evitare di allocare fondi negli asset a reddito fisso. Nonostante l’incertezza sui dati causata dallo shutdown, infine, i Treasury USA non hanno registrato flussi significativi.
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