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Per Generali Investments, l’offerta netta dovrebbe salire a 502 miliardi di euro. Germania in testa con 140 miliardi, mentre Italia e Spagna dovrebbero rallentare. I titoli green si confermeranno di nicchia
Per l’Eurozona il 2026 potrebbe rivelarsi un anno record sul fronte delle emissioni governative. I prossimi mesi si preannunciano infatti complessi per il mercato dei titoli di Stato dell’Area, tra il Quantitative tightening passivo della Banca centrale europea e l’aumento del deficit di bilancio della Germania, che si avvicinerà al 4% a causa del cosiddetto ‘bazooka fiscale’. Per questo l’offerta netta complessiva dovrebbe arrivare a toccare i 502 miliardi di euro, rispetto ai 487,4 miliardi del 2025, mentre quella lorda potrebbe superare quota 1.400 miliardi. La stima è di Florian Späte, senior bond strategist di Generali Investments, ed è basata sui piani di bilancio dei singoli Paesi. In testa ci sarà appunto Berlino, mentre Italia e Spagna dovrebbero rallentare.
Deficit in aumento e disimpegno della Bce
Secondo la Commissione europea, nel 2026 il deficit di bilancio dell’Area dovrebbe rimanere sopra la soglia del 3% e aumentare leggermente, passando dal 3,2% del Pil del 2025 al 3,4%. “Consideriamo questa previsione realistica, assumendo una crescita dell’1,2% nell’anno, vicina alla nostra stima dell’1,3%”, sottolinea l’esperto. Intanto, la riduzione delle partecipazioni di titoli di Stato da parte della Bce proseguirà. Dalla nascita del Qt nel 2015, Francoforte ha agito costantemente come acquirente nel mercato dei titoli sovrani, comprandone di nuovi o reinvestendo i rimborsi, e il 2025 è stato il primo anno senza tali interventi. Ora, fa notare Späte, “le proiezioni dell’istituto centrale per i non reinvestimenti di titoli di Stato nell’ambito del Pspp e del Pepp ammontano a 20 miliardi di euro, cifra simile a quella dell’anno scorso”.
Emissioni verso il record
Anche alla luce di tale contesto, Generali Investments prevede quindi che le emissioni nette nell’Eurozona rimangano ai livelli elevati registrati negli ultimi anni. Dal momento che anche i rimborsi sono destinati a salire significativamente a oltre 900 miliardi (da circa 830), a causa della pesante offerta durante la pandemia, la stima è quindi che si arrivi a un’offerta lorda per 1.400 miliardi: 100 miliardi in più del 2025, un nuovo record. “Il volume net-net di emissioni (che considera sia quelle nette che i mancati reinvestimenti) sarà vicino a livelli record nel 2026. Ci aspettiamo che la Bce mantenga la riduzione del suo portafoglio, consentendo ai titoli di scadere e riducendo il proprio bilancio”, chiarisce l’esperto. Secondo l’analisi, escludendo le sovranazionali, nel 2025 il volume di riduzioni ha superato i 400 miliardi di euro, limando le partecipazioni di circa il 20% rispetto al picco del 2022. Altri 400 miliardi scadranno entro la fine di quest’anno, lasciando circa il 70% delle partecipazioni di punta e sottolineando l’approccio cauto dell’Eurotower rispetto ad altre banche centrali. “Nonostante i maggiori rimborsi, la riduzione del portafoglio Qt diminuirà leggermente nei prossimi dodici mesi, perché i reinvestimenti del programma Pspp sono stati interrotti a giugno 2023, il che significa che i titoli a breve termine in scadenza nel 2026 non sono inclusi”, precisa Späte.
Germania in testa
Quanto ai Paesi, la Germania diventerà il principale attore nei mercati primari dell’Area euro, con un’offerta netta di oltre 140 miliardi e lorda superiore a 350 miliardi. Anche i Paesi Bassi registreranno un aumento, mentre la Francia, a causa dell’incertezza di bilancio in corso, per il momento vede solo una leggera crescita. “La diminuzione delle emissioni nette di peso rilevante come Italia e Spagna compensa la politica espansiva di Berlino, mantenendo l’incremento complessivo dell’Ue moderato”, rimarca Späte. Anche gli Stati più piccoli e non core, come Irlanda, Grecia e Portogallo, stanno riducendo o mantenendo bassa la loro offerta e questo, secondo l’esperto, dovrebbe sostenere spread governativi ristretti nei Paesi non core in futuro.
I titoli di Stato green restano di nicchia
Passando ai green bond governativi, questi continuano a mostrare una crescita debole. Lo scorso anno il volume lordo di offerta si è attestato appena sopra i 50 miliardi di euro (rispetto ai 59 del 2024). Solo Germania e Italia hanno emesso nuove obbligazioni. Per il resto, sono stati semplicemente riaperti titoli esistenti. “La loro quota nel totale delle emissioni è scesa dal 4,4% nel 2024 al 3,8% nel 2025, indicando come questi titoli sovrani Ue rimangano un prodotto di nicchia”, fa notare Späte. Guardando ai prossimi mesi e considerando l’incremento previsto delle emissioni lorde, Generali Investments stima volumi più elevati anche di obbligazioni verdi. “Come nel 2025, Berlino, Parigi e Roma contribuiranno in modo significativo. Nel complesso, si stima che il volume totale delle emissioni lorde arriverà fino a 60 miliardi”, conclude l’esperto.
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