Reddito fisso: ecco dove guardano gli analisti nel 2026
Dopo il rimbalzo del reddito fisso, il nuovo anno si apre all’insegna dell’asset class. Strategie flessibili, mercati emergenti e gestione attiva al centro delle scelte dei fund selector
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L’Italia è tornata al centro dei radar degli investitori. Dopo il miglioramento dell’outlook da parte di S&P, la domanda record registrata dal Btp a 15 anni e uno spread ai minimi dal 2008, la conferma del rinnovato appeal tricolore arriva anche dall’ultimo sondaggio di CFA Society Italy, secondo cui il sentiment degli operatori finanziari sull’economia italiana ha raggiunto il top degli ultimi quattro anni. Per capire le ragioni di tanta fiducia, oltre al diffuso convincimento di un contesto politico stabile, è sufficiente rileggere le motivazioni dell’upgrade arrivato venerdì scorso dall’agenzia di rating USA, che ha evidenziato la resilienza dell’attività italiana e il progressivo risanamento dei conti pubblici.
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Un quadro che spiega perché, come certificato dall’indagine condotta in collaborazione con Il Sole 24 Ore Radiocor tra il 19 e il 31 gennaio scorsi, il sentiment degli operatori finanziari continui a migliorare. Per gli addetti ai lavori, infatti, l’attuale contesto macroeconomico resta improntato alla solidità: oltre il 70% giudica stabile la situazione dell’economia italiana, mentre circa il 10% la considera positiva. E una valutazione analoga prevale anche per Europa e Stati Uniti, dove il quadro congiunturale viene letto in prevalenza come equilibrato. Il clima di fiducia sul nostro Paese migliora poi ulteriormente se si guarda ai prossimi sei mesi: il 17,2% degli intervistati prevede infatti un progresso delle condizioni macro (+0,1% rispetto alla rilevazione precedente), il 62,1% si attende uno scenario stabile (+7,8%), mentre scende al 20,7% la quota di chi si aspetta un peggioramento (-7,9%).
Il saldo tra ottimisti e pessimisti, sintetizzato nel CFA Society Italy Radiocor Sentiment Index, a febbraio si colloca dunque a quota -3,4, segnando un aumento di 8 punti rispetto al mese scorso. Pur restando leggermente sotto la parità, si tratta comunque del livello più elevato da marzo 2022 e indica un significativo recupero della fiducia. Migliorano inoltre le aspettative sull’economia europea, mentre per gli States gli operatori si sono fatti più cauti, con il processo di revisione al rialzo delle stime registrato nei mesi scorsi che sembra essersi arrestato. Sul fronte dell’inflazione, per l’Eurozona si prevede una sostanziale stabilità dei prezzi, mentre per gli USA resta elevata l’attenzione sul rischio di un possibile incremento. Quanto alla politica monetaria, dopo le ultime riunioni delle banche centrali, emerge un ampio consenso sul fatto nei prossimi mesi i tassi BCE resteranno invariati. Al di là dell’Atlantico, invece, ci si attende che la Federal Reserve proceda con un taglio, con effetti di riduzione sui rendimenti a breve scadenza.
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Sulle scadenze più lunghe delle curve dei rendimenti, tra gli operatori prevale invece l’ipotesi di stabilità o di un moderato rialzo, confermando la persistente attenzione alla sostenibilità dei debiti pubblici e l’attesa per curve ancora ripide. Per i mercati azionari, dopo mesi di prudenza, risale il sentiment sulle borse europee, per le quali nel complesso si prevede un rialzo, mentre resta più cauto su Wall Street, riflettendo una maggiore propensione alla diversificazione geografica.
Proprio sull’entità del debito italiano puntano l’attenzione gli economisti di Ing, Benjamin Schroeder e Michiel Tukker, dopo il nuovo record di domanda messo a segno martedì dal Btp a 15 anni, che ha fatto segnare ordini per 157 miliardi di euro. “Il sano appetito degli investitori si riflette negli spread a dieci anni con il Bund che si attesta intorno ai 60 punti base, il livello più basso dal 2008”, sottolineano. A loro avviso, il contesto rimane positivo e l’atteggiamento attendista della BCE, con qualcuno che ipotizza persino un nuovo taglio dei tassi, “crea condizioni favorevoli per il carry trade mentre il sentiment di rischio rimane resiliente”.
Ovviamente il calo del differenziale dipende anche dalla Germania, che sta contribuendo alla crescita dei rendimenti sul proprio debito, ma Schroeder e Tukker avvertono che, per quanto la situazione possa migliorare, “a un certo punto l’Italia dovrà venire a patti coi propri limiti, ovvero con il suo cospicuo debito pubblico”. In teoria, chiariscono, il rapporto debito/PIL potrebbe limitare anche la portata di ulteriori promozioni del rating. Tuttavia l’ultimo miglioramento dell’outlook da parte di S&P ha suscitato nuovamente qualche speranza: “Se l’Italia riuscirà a fare meglio della Francia, il sorpasso sarà principalmente dovuto al rischio politico scontato nei titoli transalpini, che è stato sostanzialmente ridotto grazie alla legge di bilancio 2026 ma che potrebbe tornare a crescere con l’avvicinarsi delle presidenziali di inizio 2027”, affermano. Intanto, concludono, “per ora la domanda degli investitori appare sana”.
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