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L’associazione prevede utili in aumento del 10% a Wall Street. Ma occhio a big tech e investimenti in AI. L’Area euro dovrebbe attestarsi a +7/10%, ma ha valutazioni più basse
Il 2025 dei mercati chiuderà meglio di quanto previsto solo dodici mesi fa, con performance medie intorno al +15%, grazie agli utili negli Stati Uniti e ai multipli in Europa. E il 2026 si preannuncia ancora all’insegna di Wall Street e della spinta proveniente dal settore tech, con il Vecchio Continente che potrebbe riservare ottime sorprese. È questa la view per il prossimo anno di Assiom Forex, l’associazione degli operatori dei mercati finanziari, secondo cui la crescita degli utili globali dovrebbe attestarsi intorno al 10%, continuando a sostenere l’appetito degli investitori per il rischio.
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Wall Street sempre in testa
Stando all’Outlook 2026, gli Stati Uniti resteranno quindi leader indiscussi sui mercati, anche se all’orizzonte si intravedono “possibili rotazioni settoriali” generate dall’eccesso di concentrazione. Gli utili a stelle e strisce sono attesi crescere di oltre il 10%, con EPS che da circa 262 dollari dovrebbe superare i 300. Le valutazioni resteranno elevate: il P/E dell’S&P 500 è stimato a 24x quest’anno e a 21x il prossimo, mentre le Big Seven passeranno da 33x a 29x. I rischi principali riguardano appunto l’enorme concentrazione delle ‘Magnifiche 7’, che da sole valgono il 35% dell’indice, cui si aggiungono i “finanziamenti AI circolari, il rallentamento di Capex e margini”. A questo si affiancano l’incertezza politica, le tensioni sulla rotta Washington-Pechino e il deficit energetico per data center e chip (circa 44 Gigawatt fino al 2028).
L’Europa può stupire
Al di qua dell’Oceano, invece, la previsione è di “uno scenario complesso ma con tante opportunità”. Nel 2025 si è verificato un importante re-rating, probabilmente anticipando parte della crescita degli EPS del 2026. Tuttavia, il prossimo anno potrebbe segnare una nuova fase di crescita: i driver sono rappresentati da un aumento degli utili (tra +7 e +10%), dall’espansione fiscale tedesca, dal piano ReArm Europe e dagli investimenti per elettrificazione ed energie pulite (circa 2mila miliardi di euro). Il Vecchio Continente ripartirà con valutazioni più basse rispetto agli USA: lo sconto è vicino ai massimi storici. Il posizionamento resta ‘leggero’ e meno dipendente da poche mega-cap, favorendo rotazioni settoriali. E i settori ciclici e le aziende che hanno sottoperformato quest’anno, viste le basse valutazioni, potrebbero offrire buoni rapporti rischio/rendimento. Tra i rischi, emergono invece i ritardi fiscali, lo shock su export e valute e l’instabilità politica in Francia e Regno Unito.
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Cina, valutazioni attraenti
Anche per la Cina la view rimane costruttiva. Vista la valutazione relativamente economica degli indici e la determinazione del partito nel migliorare la competitività delle aziende, secondo gli esperti ci potrà essere un interessante re-rating. Pechino scommette su tecnologie applicate e su costi energetici molto competitivi, fattori che possono sostenere EPS e produttività. I rischi principali restano l’escalation delle tensioni con la Casa Bianca e la fragilità del settore immobiliare.
Euro in moderato apprezzamento, oro a 3.800 dollari
Sul valutario, gli operatori si attendono un moderato apprezzamento dell’euro rispetto al dollaro, fino a 1,19 nel terzo trimestre, seguito da una leggera correzione a 1,14 nel quarto. Tra i principali fattori di spinta per la moneta unica, viene precisato, ci sono stati “l’inflazione stabile e la crescita moderata, con upside limitato da possibili riduzioni dei tassi BCE”. L’oro, principale protagonista del 2025 che lo scorso ottobre ha raggiunto nuovi massimi storici a 4.300 dollari l’oncia, è stato finora sostenuto anche dal crescente ‘momentum trading’. Nei prossimi dodici mesi, lo scenario base prevede un consolidamento intorno a quota 3.800, con ulteriori rialzi negli anni successivi.
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Quadro macro positivo
Quanto al fronte macroeconomico, in attesa di valutare pienamente gli effetti dei dazi e le loro ricadute sui prezzi, il quadro per il 2026 resta nel complesso positivo, seppur in lieve rallentamento. L’economia a stelle e strisce dovrebbe infatti continuare a beneficiare della rivoluzione tecnologica e crescere dell’1,8%, mentre in Europa l’espansione dovrebbe mantenersi più contenuta, all’1%. Opposto il discorso sull’inflazione: nel Vecchio Continente i prezzi sono attesi stabili e prossimi al target BCE (1,8%), mentre negli Stati Uniti dovrebbe confermarsi una discesa più lenta (2,7%). Tuttavia, avvertono da Assiom Forex, l’incertezza per gli investitori resta elevata, dal momento che i fattori di rischio legati ai conflitti geopolitici e alle tensioni commerciali sono ben lontani dall’essere risolti.
Le banche centrali completeranno il lavoro
Il nuovo anno si apre poi con le banche centrali impegnate a completare la normalizzazione monetaria e il quantitative tightening. La Federal Reserve si avvicina al tasso neutrale (circa il 3%) dopo i tagli del 2025, mentre la Banca Centrale Europea ha già raggiunto il 2%, che per gli esperti Assiom Forex è un “livello adeguato alle attuali condizioni economiche e alle recenti dinamiche inflattive”. In Asia, la Bank of Japan resta focalizzata sulla stabilità dello yen, mentre la Banca Popolare Cinese mantiene una politica accomodante per sostenere domanda e credito. Infine, la Bank of England dovrebbe proseguire sul percorso di normalizzazione, pur monitorando da vicino l’inflazione. La sfida del 2026, viene evidenziato nel documento, “sarà bilanciare crescita sostenibile, disinflazione e gestione della liquidità in un contesto di frammentazione economica e geopolitica, con i cambiamenti tecnologici che potrebbero ridefinire il mercato del lavoro”.
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Occhi su Btp e Oat
Infine il debito. Nel 2026 l’offerta netta nell’Area euro resterà su livelli simili a quest’anno, intorno a 500 miliardi di euro. Ma con una banca centrale meno attiva sul lato della domanda, il mercato dovrà fare affidamento sugli investitori privati, incluse banche, assicurazioni e soggetti extra-euro, attratti dal repricing dei rendimenti. In Italia è attesa una domanda domestica stabile, con una possibile pressione sugli spread in occasione della manovra finanziaria 2026 (pre-elezioni politiche 2027). La domanda di Btp quest’anno è rimasta solida, supportata dagli upgrade delle agenzie di rating e dalla buona partecipazione degli investitori esteri e retail. E il report avverte che “mantenere l’attuale livello di spread (prossimo ai 75 punti base) richiederà particolare attenzione”. Anche perché il prossimo anno è atteso un volume significativo di scadenze di bond tricolori (circa 400 miliardi di Btp), con importanti redemption nel primo trimestre (135 miliardi). In Francia la situazione viene definita “ancora complessa”, con gli investitori extra-euro che restano prudenti viste le incertezze politiche. Nel primo trimestre del nuovo anno sono previste “pesanti scadenze”, pari a circa 130 miliardi di euro.
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