Investimenti, gli italiani preferiscono fondi comuni e prodotti pensionistici agli ETF
Capital.com: il 41% si sente sopraffatto dalle informazioni finanziarie, meno della media Ue. E solo il 9% è “molto fiducioso” nell’investire in azioni
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Più prudenti e attendisti. Di fronte a un contesto altamente incerto, tra tensioni geopolitiche e rivoluzione AI, gli investitori italiani hanno cambiato atteggiamento, preferendo la cautela e riconoscendo ancora di più l’importanza dell’aiuto di un consulente finanziario. È la fotografia che emerge dall’Osservatorio Investitori 2026 di CNP Assicura, secondo cui al momento per oltre sei risparmiatori su dieci sono proprio la sicurezza del capitale e la stabilità dei rendimenti le priorità quando si tratta di scegliere dove allocare i propri soldi.
L’indagine, realizzata con Ipsos Doxa su un campione di 2.420 investitori del nostro Paese, evidenzia un clima di crescente incertezza. Il 27% prevede infatti un peggioramento del proprio tenore di vita nei prossimi due anni, a fronte di appena un 17% che si aspetta un miglioramento. Il giudizio sull’economia italiana è ancora più severo: quasi uno su due (47%) stima un deterioramento. Tra le principali fonti di preoccupazione, spicca l’aumento del costo dell’energia e dei carburanti (il 43% si dichiara molto preoccupato), seguito dalla tenuta del Servizio Sanitario Nazionale (37%), dai cambiamenti climatici (32%) e dall’inflazione (32%). Sale anche l’attenzione verso i rischi legati all’intelligenza artificiale, che uno su quattro considera potenzialmente in grado di influenzare i mercati finanziari. Inoltre, il 57% ritiene che le politiche economiche degli Stati Uniti condizioneranno in misura significativa le proprie scelte di investimento e il 45% pensa lo stesso delle tensioni geopolitiche.
Con un futuro sempre più imprevedibile, il bisogno di un aiuto qualificato sale. Per tre quarti degli intervistati (75%), risulta infatti centrale la necessità di essere accompagnati nelle decisioni finanziarie. Quasi due su tre (62%) ritengono indispensabile affidarsi a un consulente per investire. Parallelamente, si riduce la quota di chi gestisce completamente in autonomia i propri soldi: la maggior parte continua, infatti, a confrontarsi con il proprio advisor prima di effettuare nuove scelte. “Gli investitori cercano professionisti capaci di aiutarli a interpretare il cambiamento e pianificare il futuro, non solo finanziario”, sottolinea Paolo Fumo, direttore commerciale di CNP Assicura.
Nel frattempo si fa strada il digitale, non come alternativa, ma come strumento cui affiancare il rapporto umano con il professionista. Il 65% di chi oggi si affida prevalentemente al consulente ritiene infatti che in futuro gestirà sempre più online i propri investimenti, ma quasi quattro su dieci alternano già oggi l’operatività via internet per le attività più semplici al confronto con l’advisor per quelle più complesse. Inoltre, la metà del campione ammette che aumenterebbe le operazioni online se avesse a disposizione piattaforme più complete e intuitive. Per Sara Galli, senior director – Cex Financial Practice Lead di Ipsos Doxa, i dati mostrano il bisogno crescente di una consulenza finanziaria “rafforzata nel proprio ruolo di presidio di educazione, consapevolezza e responsabilità sociale”: gli investitori, infatti, pur mostrando una crescente propensione al ‘do it yourself’, continuano a riconoscerle il ruolo di guida. “Il suo valore, oggi ancor più che in passato, è aiutare le persone a non interpretare gli investimenti solo come crescita del capitale, ma a considerarli uno strumento per realizzare i propri progetti di vita”, rimarca.
Infine, anche nel 2026 le polizze vita si confermano la tipologia di investimento più conosciuta dagli italiani (84%) e uno degli strumenti più diffusi all’interno dei loro portafogli. Tra chi ne ha sottoscritta una, oltre la metà (51%) indica come principale obiettivo la protezione del capitale, mentre il 36% punta a ottenere un rendimento, mantenendo un livello di rischio contenuto. Solo una quota residuale ricerca principalmente la massimizzazione dei profitti accettando un’esposizione elevata al rischio.
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