FocusRisparmio ha incontrato Bernd Schumacher, managing director e co-head Infrastructure di Golding Capital Partners, per un approfondimento su strategie e sviluppo prodotti di uno degli asset manager indipendenti leader in Europa nel ramo degli investimenti alternativi
Bernd Schumacher, managing director e co-head Infrastructure di Golding Capital Partners
Una scelta di allocazione in grado di fornire protezione dall’inflazione e diminuzione dal rischio di downside dei mercati rappresenta il sogno di ogni investitore in un momento in cui Europa e Stati Uniti viaggiano a doppia cifra per quanto riguarda gli aumenti dei prezzi ed i mercati si muovono in modo costante, molto spesso al ribasso. Iniziare con il mettere in target i private markets, per quegli investitori in grado di affrontare i profili di liquidità tipici dell’asset class, è un primo passo per spostare l’orizzonte temporale in modo deciso sul lungo periodo ed iniziare pronunciare con un po’ più di fiato la parola rendimento.
Ma “i mercati privati non sono tutti uguali”, come spiega Bernd Schumacher, managing director e co-head Infrastructure di Golding Capital Partners, uno degli asset manager indipendenti leader in Europa nel ramo degli investimenti alternativi, forte di un team di circa 160 professionisti nelle sedi di Monaco di Baviera, Londra, Lussemburgo, New York, Tokyo e Zurigo.
“Il private equity, fra le asset class dei mercati privati con una tradizione più lunga, ha un tempo di detenzione medio dell’investimento fra 3 e 5 anni. A causa del periodo di detenzione relativamente breve, i gestori di PE investono tipicamente in società con un potenziale di crescita dell’EBITDA rapido e con pochi requisiti CAPEX. Le infrastrutture, invece, hanno un tempo medio di detenzione dell’investimento molto più elevato, tra i 5 e i 7 anni, che consente ai gestori di utilizzare i primi anni di proprietà per investire in modo significativo nella società”.
Diverse sono dunque le esigenze degli investitori a cui rispondono queste differenti tipologie di allocazione. “L’investimento in infrastrutture offre oggi grandi opportunità perché permette di posizionarsi su trend di lungo e lunghissimo periodo, come il riorientamento dell’approvvigionamento energetico o le reti digitali, che garantiscono flussi di cassa stabili perché legati a bisogni basilari e in molti casi con un’indicizzazione all’inflazione”, argomenta Schumacher, che fa notare come questo segmento di mercato sia relativamente giovane, nonostante la notorietà che sta acquisendo in maniera rapida e significativa.
Dalla storia dell’expertise all’accelerazione odierna
“Golding investe in questa classe di attivo fin dagli albori e siamo oggi arrivati alla quarta generazione di fondi di fondi, con il primo lancio che risale al 2011 a cui si sono aggiunti strategie che prevedono co-investimenti nel 2016”, dichiara Schumacher.
L’ultimo nato in casa Golding è il Golding Energy Transition 2022, fondo di fondi infrastrutturale dedicato alla transizione energetica. “Si tratta di una strategia globale da 300 milioni di euro che prevede lo sviluppo di un portafoglio ampiamente diversificato entro la fine del 2024, che avrà come sottostante circa dieci fondi target, con una percentuale di co-investimento fino al 20% e un obiettivo di IRR netto annuo compreso tra il 6 e il 7%”, rivela Schumacher, che ne sottolinea inoltre il profilo prudenziale derivante tanto dalla classe di attivo quanto dall’approccio complessivo dell’asset manager.
“La diversificazione del portafoglio a livello globale è di grande importanza così come quella delle fonti di rendimento, dei manager selezionati e dei cicli di vita degli asset. Puntiamo come casa ad aver un profilo conservativo per i nostri strumenti mixando deal Core e Core Plus con Value-Add in modo molto ponderato”, completa sul punto.
Il punto di partenza per il futuro
Un approccio che ha permesso a Golding Capital Partners di arrivare ad un patrimonio in gestione di circa 12 miliardi di euro, distribuiti su oltre 250 investitori tra enti di previdenza, assicurazioni, fondazioni, family office, enti ecclesiastici, nonché banche, casse di risparmio e banche cooperative. Risultati raggiunto grazie anche al recente closing del fondo di fondi Golding Infrastructure 2020, il più grande nella storia della società e uno dei più grandi fondi di fondi nell’attuale mercato delle infrastrutture con un patrimonio di 943 milioni di euro.
“Tanto i nostri fondi di fondi, quanto le strategie che prevedono co-investimento seguono gli stessi principi di allocazione. A cambiare è la concentrazione, più alta nel caso dei co-investimenti, che comporta una maggiore quota di rischio a cui corrispondo maggiori ritorni attesi”, spiega Schumacher, che relativamente ai comparti dell’asset class infrastrutture non-quotate per il futuro ha le idee molto chiare.
“Strutture come gli aeroporti e i porti container sono di certo interessanti, ma l’ambito della transizione sostenibile è certamente fra i più in crescita e troviamo opportunità nelle reti per veicoli elettrici, nelle infrastrutture per produrre energia dai rifiuti, nelle infrastrutture sociali, tra cui scuole, e nell’eolico”. Su quest’ultimo settore Schumacher fa un esempio che ben rappresenta la profondità dell’approccio di Golding. “Investiamo in questo trend tramite l’esposizione al comparto navale ad alta specializzazione nell’assistenza e manutenzione dei campi eolici offshore. Un settore con altissime barriere all’ingresso e dominato in modo semi-monopolisti, il che garantisce costanti flussi di cassa e potere di determinazione dei prezzi. Il tutto completamente al risparo dalle fluttuazioni del prezzo dell’energia”, conclude Schumacher.
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